Live Report: Hellfest 2025 – Giorno 2

Castle Rat
I Castle Rat sono la novità dell’anno per me e molti altri: usciti dalle nebbie di un castello medioevale colpiscono subito per la presenza scenica (chi sa, sa) e per lo stile classico heavy anni ’80. La presenza di pubblico è un po’ limitata a causa dell’orario e del sole già cocente, sempre relativamente alle dimensioni del festival. Nonostante il caldo, lo show viene più che apprezzato e riceve una roboante risposta dal pubblico.
Tankard
È arrivato il momento della birra. Molta birra. Sotto il tendone del temple si schiuma dal caldo ma la folla è ben idratata in attesa del thrash alcolico dei tedeschi Tankard, che hanno incentrato tutta la loro carriera all’inneggiare alla dorata bevanda alcolica che accompagna molti di noi nel nostro viaggio verso la musica estrema.
Il ritmo è serrato, la scaletta spumeggiante e il moshpit allegro come ad ogni loro concerto. Sicuramente uno di quei concerti in cui, con una birra in mano, ci si diverte sempre un sacco.
Trollfest
Seguono sull’Altar i finnici Trollfest, famosi per i loro costumi irriverenti e la presenza comica sul palco che si contrappone a puntino con la violenza del loro sound.
Da alcuni anni a questa parte (dalla loro apparizione all’Eurovision) hanno aggiornato il costume da calabrone che usavano sul palco: ora la serata si tinge di rosa fenicottero, con un balletto apposito sul pezzo “Dance like a pink flamingo”.
Nonostante i suoni un po’ ingarbugliati, e il solito rullante graffiante, il concerto è godibilissimo e passa fin troppo in fretta.
The Hu
L’invasione dei Khan dalle steppe dell’Asia soverchia sempre qualsiasi fattore negativo. Il quartetto dalla Mongolia si lancia sul palco con il solito trasporto e viene acclamato con trasporto del mare di persone accorse per lo show.
I punti chiave di questa band (il canto gutturale e i suoni stridenti degli strumenti tradizionali) si esprimono al meglio con l’ottimo impianto del festival (soprattutto perché non hanno un rullante a dare interferenze) e picchiano forte i volti di tutti i presenti.
Purtroppo visto da lontano, nonostante i megaschermi, si perde un po’ la presenza scenica, però è sempre un concerto imperdibile.
Muse
I Muse si danno al metal in questa serata finalmente più fresca della media giornaliera.
La zona palco, gremita per gli headliner di punta del festival, riesce a respirare un po’, nonostante la calca. La tensione palpabile fino al momento dell’inizio dello show però scema in fretta dopo l’inizio: lo spettacolo, nonostante la scaletta di tutto rispetto che prende tutti i pezzi più potenti del gruppo, una coreografia studiata a pennello e un compartimento luci incredibile, manca parecchio dal punto di vista audio. Il volume è decisamente troppo basso, si perdono ad ondate la voce e il basso e in generale il feeling è di stanca tranquillità, più che di potenza ed energia come ci si aspetterebbe da una band che resta un caposaldo del suo genere.