Recensione: MMXXV

Di Ninni Cangiano - 30 Marzo 2026 - 8:01
MMXXV
Band: Blood Sky
Etichetta: Autoproduzione
Genere: Power  Progressive 
Anno: 2025
Nazione:
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68

Blood Sky è un side project di Richard Moseley, chitarrista degli australiani Taliesin, che comprende anche il singer Micheal Mills (Toehider/Ayreon); inizialmente doveva essere limitato ad un solo singolo, “The Blade Of Nicchi”, uscito nel 2024, ma Richard chiese a Micheal se potesse essere interessato a realizzare un intero album ed ecco che a fine ottobre 2025 è stato autoprodotto “MMXXV”. Il full-length, uscito solo in versione digitale (ma non è esclusa una futura versione in cd), è composto da 9 tracce per la durata totale di poco meno di 49 minuti ed ha un artwork piacevole; una pecca da evidenziare è la produzione non perfetta che penalizza soprattutto la batteria (troppo cupa) ed il basso (troppo in sottofondo, tanto che si fatica ad individuarlo). Si inizia con una traccia strumentale intitolata “Born In The Exchange” che non è una vera e propria lunga intro, ma poco ci manca; almeno è piacevole da ascoltare e si può anche evitare di skippare oltre. L’album decolla con la successiva “Code In The Sky”, in cui possiamo ascoltare un buon power-prog, elegante, ben costruito ed anche convincente, con la chitarra quale strumento protagonista. Dopo la particolare “Poisoned Well”, quasi claustrofobica (anche per una registrazione non proprio esaltante) e connotata da un buon lavoro con la doppia-cassa, arriva il momento di “The Blade Of Nicchi”, l’origine di tutto questo progetto, canzone davvero elegante e molto gradevole all’ascolto, con ottime trame chitarristiche e le tastiere in evidenza.

 

L’album prosegue con canzoni più o meno complesse, ma sempre ben costruite, anche quando il minutaggio sale pericolosamente (“Colours Were Lies” obiettivamente con qualche taglio qua e là sarebbe stata più efficace), fino alla conclusiva “Sound The Alarm” che speravo fosse una cover della canzone dei mitici Anacrusis, ma invece è una piacevole canzone originale che suggella l’album con finale a sorpresa negli ultimi secondi. Il cantante non regala una prova ovunque espressiva e convincente: in alcuni pezzi è davvero notevole (come in “Abandon”, dove si dimostra molto versatile), ma in altri brani tende ad esagerare con gli acuti, arrivando a toccare note altissime, ma in maniera leggermente stridula, risultando alla lunga anche fastidioso (come, ad esempio, in “The Collector”). Il songwriting è complesso ed il minutaggio elevato delle canzoni non aiuta (la sola “Relic” scende sotto i 4 minuti, mentre sono in molte sopra i 5 minuti) a rendere particolarmente fruibile e scorrevole il prodotto che necessita di parecchi ascolti per venire assimilato e compreso a dovere. Se quindi cercate un disco easy-listening, non è certo questo “MMXXV” quello adatto a voi; se invece vi piace il power-prog più complesso (quasi più prog che power, per capirci), ecco che il debut album di questi Blood Sky potrà sicuramente fare al caso vostro. Per il futuro, ci auguriamo una produzione migliore, canzoni leggermente più brevi ed una prestazione canora che eviti esagerazioni.

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