Recensione: Look Outside Your Window
L’attesa è finita! Look Outside Your Window è finalmente tra noi dopo anni e anni di continue promesse da parte di diversi componenti degli Slipknot. Ed ecco quindi che per il Record Store Day del 2026 (esattamente il 18 di aprile), il disco vedrà finalmente luce, ma solo in una limitatissima tiratura in vinile ristretta ad appena 2000 copie in tutto il mondo (seguirà a giugno un’uscita anche in cd).
Attenzione però, perché Look Outside Your Window non è un progetto degli Slipknot, ma solo di quattro dei loro membri ufficiali ossia Corey Taylor (voce), Sid Wilson (Turntable/tastiere), Shawn Crahan (percussionista e una delle menti principali dietro la composizione musicale/artistica della band) e Jim Root (uno dei due chitarristi della band dell’Iowa).
Il disco è stato composto e registrato nel 2008 durante le sessioni di registrazione di All Hope Is Gone, dove i quattro musicisti già accennati si misero di parte rispetto ai restanti componenti della band per incidere un disco diverso dal tipico sound Slipknot, completamente sperimentale, privo di qualsiasi regola sonora, per un progetto che è stato alla fine rinominato così, “Look Outside Your Window”, quasi un invito ai fan a guardare aldilà delle della propria camera/sala d’incisione o qualsiasi sia l’habitat comune che crea quel senso di “confort zone” per il fan o l’artista. Perché aldilà di quella finestra c’è l’ignoto, c’è un paesaggio nuovo ed inesplorato, un mondo musicale in cui i quattro potevano essere totalmente liberi artisticamente scuotendosi di dosso, almeno per quelle sessioni di registrazioni, il fardello di un nome così imponente come quello degli Slipknot.
Già perché Look Outside Your Window non è assolutamente un disco metal anzi… di metal al suo interno non c’è assolutamente nulla! I suoni sono molto più intimi e riflessivi, i tempi dilatati e le atmosfere rarefatte, mentre le sonorità viaggiano tra un misto di Radiohead, Pink Floyd e Nine Inch Nails con un tocco di Incubus. Ma il filo conduttore che unisce il suono del disco con quello della band madre è sicuramente la voce iconica di Corey Taylor, immediatamente riconoscibile e quasi sempre in pulito, anche se in alcune rare occasioni i toni della sua voce si accendono, arrivando persino a lidi vicini allo scream.
D’altronde gli Slipknot negli anni, specie con un lavoro come il discusso ultimo platter del 2022 The End, So Far, ci avevano mostrato la loro propensione alla sperimentazione e probabilmente questo Look Outside Your Window potrebbe aver gettato i semi di tutto questo già svariati anni prima, proponendosi come un album che senz’altro potrà essere accolto favorevolmente dai “maggots” che in passato hanno apprezzato composizione come Adderall (il pezzo iniziale dell’ultimo album dei nove), o anche brani atmosferici, acustici e malinconici come le splendide Circle o Vermillion pt.2 (entrambe dal disco del 2004 Vol.3: The Subliminal Verses).
Entrando nel fulcro dell’opera, il disco contiene dieci tracce per quaranta minuti di durata e già dall’opener 11th March ci si accorge quanto la band in questo album punti molto sulle atmosfere minimali, ricreando suoni che ci immergono in un mondo desolato ma insolitamente pacifico. Le parti percussive di Shawn sono semplici e in generale i tecnicismi in questo disco sono praticamente assenti, favorendo delle atmosfere trascinate e malinconiche e poggiandosi sulla voce di Taylor, così dannatamente efficace nel far trapelare tutto il suo malessere e le sue emozioni. Il suono di chitarra di Jim Root è spesso carico di Fuzz e ha spesso un tono piuttosto abrasivo e ingombrante nel mix, per una produzione scarna ma ben curata, minimale ma assolutamente in linea col tono dell’album. Interessanti anche i suoni più elettronici scaturiti dalla mente di Sid Wilson che in particolare in 11th March fanno trapelare una sensazione piuttosto claustrofobica e inquietante. Non siamo lontanissimi qui come atmosfere e realizzazione, da pezzi come Danger-Keep Away dei nove mascherati, o persino Tattered & Torn, perché questo lato più sperimentale e crepuscolare ha spesso fatto parte integrale della musica degli Slipknot in già passato.
Molto più interessante tuttavia la successiva Moth che parte con dei rumori atmosferici prima che la chitarra di Jim Root si apra in un arpeggio davvero delicatissimo su cui Corey Taylor si poggia con un tono malinconico prima che il suono più elettrico e vibrante della chitarra di Root si accenda. Il suono della chitarra è ruvido e sporco, sposandosi bene nei contorni di un disco che ha la sensazione di essere stato creato più di pancia, lasciando da parte quel lato più razionale, perfezionista e cervellotico che contraddistingue la musica dei nove. Interessante anche il finale dove Corey scandisce quel “I’m gonna walk away” in maniera sempre più intensa arrivando ai limiti dello scream verso la fine.
Dirge ha un titolo che si sposa benissimo con l’andamento del brano. Esso parte con un riff dai contorni abbastanza rock e con degli strani “swirl” di tastiera in sottofondo. Una specie di semi-rappato da parte di Taylor prima che il pezzo di apra in una melodia bellissima e delicatissima. Il semi-rappato torna per riproporci delle sensazioni molto più lugubri o opprimenti. L’elemento del contrasto è estremamente ben riuscito in questa traccia, con dei break percussivi e una bella sezione di chitarra abrasiva da parte di Root.
Ma udite udite perché la quarta traccia del disco è un monologo vocale (in italiano!) eseguito niente di meno che dalla nostra Cristina Scabbia (Lacuna Coil), lei stessa che all’epoca era in una relazione con Jim Root e che diventa dunque un ospite inatteso (ma nemmeno troppo), e sicuramente molto apprezzato in quanto arricchisce anche con dei vocalizzi e ulteriori parti in spoken-word anche il successivo pezzo Is Real. Da notare come la traccia contenete il monologo da parte della Scabbia si chiami Christina (con la H), probabilmente per ironizzare sul fatto che il nome della vocalist negli Stati Uniti viene spesso e volentieri storpiato e scritto come “Christina”, appunto.
Is Real in ogni caso è un altro dei pezzi più affascinanti del disco con infusioni rock ma stavolta un sound che potrebbe avvicinarsi all’industrial dei Nine Inch Nails. Corey suona carico in questo episodio e il ruolo di Sid Wilson e di Cristina (quest’ultima con i suoi vocalizzi spettrali, intrecciati con la voce di Taylor), sono due elementi che elevano di molto la qualità del pezzo. Anche le linee di chitarra di Root sono abrasive ma armoniose e melodiche allo stesso tempo. Insomma una via di mezzo tra i Nine Inch Nails e degli Stone Sour a tinte più sperimentali per un pezzo molto riuscito.
Le atmosfere si rilassano e si dilatano con la successiva Away che riporta il disco verso una sede più intima e minimale e che ritrova però un Taylor incredibilmente passionale nella sua delivery vocale. Anche qui bellissima l’apertura melodica dello stesso vocalist che si conferma la ciliegina sulla torta non solo negli Slipknot, ma anche in questo particolare progetto e l’uso della tastiera da parte di Wilson aggiunge un tocco delicato e pregevole al brano.
In Reverse ci riporta quella carica più appartenete al mondo degli Stone Sour, ma il tutto filtrato attraverso la lente di ingrandimento di questo progetto, quindi con un twist più sperimentale e a tratti grezzo ma sempre intrigante. Interessante la sezione di basso di Root che suona pulsante e accesa, prima che quest’ultimo si conceda ad un bell’assolo di chitarra, sporco, grezzo, lontano dalla perfezione stilistica e tecnica di assoli funambolici quali quello di Psychosocial degli Slipknot per esempio, ma sempre e comunque pregno di un grande pathos.
Il cinguettio degli uccelli e dei rumori della natura aprono Toad, accompagnata da un piacevole strumming acustico. Il pezzo è particolare in quanto la voce non sembra affatto quella di Taylor nel primo minuto della canzone. Difficile stabilire se si tratta della sua voce ma filtrata e distorta in studio (pensate che in una di queste tracce, non si sa con precisione in quale, i musicisti hanno voluto registrare la voce dello stesso Corey mentre stava nel fondo di un pozzo, di modo da ottenere un effetto vocale percepito più dalla lontananza), oppure se si tratta della voce del clown degli Slipknot. La voce di Taylor in ogni caso, torna ad essere riconoscibile nel proseguito del brano e la sua trascinante malinconia ancora una volta ci riportano in mente una via di mezzo tra Creep dei Radiohead, i Pink Floyd di Fat Old Sun (da Atom Heart Mother) e qualcosa partorito dagli Slowdive nei primi anni 90. Quel senso di quiete e di infinita malinconia ci accarezza le guance mentre Corey sussurra quel “why do I always follow you down?”.
Juliette con quel suo suadente “hey blue eyes..” ripetuto diverse volte da Corey ci restituisce un sound un pochino più “radiofonico” e “accessibile” (ovviamente tra mille virgolette), perché sì, se avessimo potuto scommettere su un’uscita come potenziale singolo per presentare questo disco, avremmo probabilmente optato per la carta Juliette, non solo per la forza del pezzo, ma anche per la forza e la fruibilità della linea vocale portante.
L’album si chiude in maniera minimale ma non troppo esaltante con U can’t Stop This. Quel “try and stop this if you can” viene ripetuto in maniera compulsiva per un pezzo che vuole riproporre le atmosfere più lugubri e macabre di alcuni brani dei nove, senza però le chitarre metal ma con un andamento musicale ipnotico e ripetuto. Il tutto si chiude bruscamente con degli effetti sonori da parte di Sid Wilson per un finale di album che forse poteva essere migliore.
In conclusione Look Outside Your Window non è di certo un disco per tutti e non ci limitiamo a parlare solamente dei fan degli Slipknot, ma più in generale dei fan del metal. La concezione di questo lavoro ruota attorno alla sperimentazione, alle atmosfere soffuse, ai tempi dilatati, alle aperture melodiche e ad un sound di chitarra grezzo ma minimale che unisce le influenze di band come Radiohead, Pink Floyd e Nine Inch Nails in un disco intimo, atmosferico e contemplativo. Se avete apprezzato la vena più sperimentale dei nove pazzi dell’Iowa in brani come Scissors, Danger-Keep Away o Adderall, ecco che questo album nelle sue contrapposizioni sonore, nelle sue luci e nelle sue ombre, nel suo essere criptico e malsano ma allo stesso tempo sognante, potrebbe fare al caso vostro. Non ci resta che aspettare l’uscita in Cd (e probabilmente anche in streaming) fissata per giugno, nel frattempo, l’invito è quello di aprire quella dannata finestra e farsi trasportare da Corey Taylor e soci in un mondo sonoro che si dipana oltre i propri consueti confini stilistici. Non rimanete ancorati ad una percezione statica della musica. LOOK OUTSIDE YOUR WINDOW.
