Recensione: Immortal Beloved
Gli Stormzone sono una band dell’Irlanda del Nord attiva dall’ormai lontano 2004 con alle spalle in un ventennio ben 8 full-lengths, di cui questo “Immortal Beloved” è l’ultimo, uscito a fine gennaio 2026 per la label inglese Escape Music. Dotato di un artwork non proprio affascinante (opera di tale Rodney Matthews), l’album è composto da 13 tracce per la durata totale di oltre un’ora, con minutaggi che si assestano tutti tra i 4 ed i 5 minuti abbondanti, segno che il songwriting non è particolarmente conciso, ma nemmeno prolisso; è stato stampato su cd ed anche su doppio vinile colorato (uno marmo con mimosa e l’altro oro con teschio), in edizione limitata e numerata a 200 copie. Il leader del gruppo è il cantante John Harv Harbinson, unico tra i membri fondatori ad essere ancora in formazione; di recente si annota l’arrivo di due nuovi membri, il chitarrista Shaun Nelson-Frame ed il bassista Dave McVeigh, mentre sono rientrati nella formazione a distanza di tanti anni l’altro chitarrista David Shields (che era andato via nel 2015, prima delle registrazioni di “Seven Sins”) ed il batterista Glenn Gray (entrato e subito uscito dopo il primo album). Bisogna specificare anche che le informazioni sulla line-up che ha registrato questo disco sono contrastanti, da una parte vi è la bio inviata dalla label che indica rispettivamente Jan Uhrin e Peto Uhrin come bassista e batterista, dall’altra su metal-archives.com (la Bibbia del metal) vengono indicati McVeigh e Gray… di fatto non vi è certezza su quale delle due versioni sia quella giusta, ma ci atteniamo per questa recensione a quella fornita dalla label. Nonostante si stia parlando di una band attiva da oltre 20 anni, bisogna sottolineare come gli Stormzone non siano mai riusciti ad uscire dall’underground del Regno Unito, nonostante abbiano suonato da spalla a big come Saxon, Stryper e Tesla, tra gli altri, oltre ad essersi esibiti in festival importanti come il Wacken o lo Sweden Rock. Appare difficile trovare una spiegazione a tale dato di fatto, ma forse se ancora si naviga nelle sabbie mobili dell’underground a distanza di così tanti anni, è perché i vari membri del gruppo hanno altre priorità nella vita (non hanno né un sito internet e nemmeno una pagina Facebook) e si dedicano alla musica solo per passione e per l’amore verso l’heavy metal old-style. Già, perché il sound degli Stormzone, è un heavy metal molto tradizionale legato alla NWOBHM a doppia mandata, anche se il ritmo è mediamente più frizzante, grazie anche all’abbondante uso della doppia-cassa da parte del batterista. Naturalmente, come tradizione di questo genere impone, lo strumento principale è la chitarra della coppia Nelson-Frame/Shields, autori di numerosi assoli di buon gusto, ben supportati dal basso che comunque avrebbe potuto essere maggiormente protagonista. La musica è di quelle piacevoli da ascoltare, grazie ad una buona attenzione per le melodie e ad una certa energia sempre presente pezzo dopo pezzo. Buona la prestazione canora del leader John Harv Harbinson, espressivo a dovere, anche se obiettivamente in giro ci sono cantanti con cui madre natura è stata più generosa in quanto ad ugola e potenza; di fatto c’è anche molto di peggio e quindi il singer si lascia comunque apprezzare. Ciò che tarpa le ali maggiormente a questo album è la registrazione (opera del chitarrista Shaun Nelson-Frame) che risulta un po’ troppo “sintetica” o “plasticosa”, penalizzando fortemente la batteria, soprattutto la doppia-cassa che ha un suono alquanto fastidioso, e relegando il basso un po’ troppo in sottofondo. Le canzoni si assomigliano un po’ tutte, forse manca quella hit che ti fa saltare dalla sedia e da sola vale l’acquisto del cd, ma comunque l’album nella sua interezza si lascia ascoltare e riascoltare sempre volentieri, il che alla fine dei conti è ciò che richiediamo quando ci mettiamo all’ascolto della nostra amata musica. “Immortal Beloved”, insomma, non è in grado di far uscire gli Stormzone dall’underground in cui si ritrovano, ma è un disco sicuramente con le qualità per strappare senza alcun problema la sufficienza.


