Recensione: Endless Beginnings

Di Andrea Bacigalupo - 16 Maggio 2026 - 17:29
Endless Beginnings
Band: Warsenal
Etichetta: Massacre Records
Genere: Thrash 
Anno: 2026
Nazione:
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78

Gli Warsenal sono un Power Trio canadese nato nel 2012 e con all’attivo gli album ‘Barn Burner’, del 2015, e ‘Feast Your Eyes’, del 2019. Da lì una pausa discografica di quasi sette anni, con il bassista originale Francis Labine fuori dalla band per tutto questo tempo.

A seguito del suo ritorno e con l’ingresso del nuovo batterista Zack Osiris vede la luce il loro terzo album: ‘Endless Beginnings’, disponibile dal 10 aprile 2026 via Massacre Records.

L’album narra la storia di un mondo sovrastato da una città fluttuante, le cui dimensioni gigantesche oscurano perennemente il sole. In questa città, detta “Flying Fortress”, vivono i “Dawn Mower”, la classe dominante che sottomette il resto dell’umanità, i “Dusk Dwellers”, utilizzando la menzogna di una speranza che non esiste.

Un concept che, attraverso una science fiction, neanche troppo originale ma dai contenuti ampiamente metaforici, ci fa porre una riflessione sul buio nel quale sta piombando la nostra società, ormai sempre più manipolata da chi riesce, per i propri scopi, ad imporre stereotipi e cliché che portano ad un consumismo eccessivo ed all’esasperazione.

La colonna sonora di questa storia è uno Speed/Thrash cupo ed opprimente, ma anche urgente e reazionario, che mette assieme gli insegnamenti di Megadeth e Voivod, per la parte tecnica, e di Kreator ed S.D.I. (con la voce di Mathieu Rondeau che si avvicina molto a quella di Reinhard Kruse), per la parte più immediata e viscerale, modernizzandoli per uscire dal semplice ed abusato concetto di Vecchia Scuola.

L’aggressività di questo ‘Endless Beginnings’ è pazzesca, frutto del lavoro di una band matura e consapevole dei propri mezzi, che ha voluto unire la furia cieca, tirata a tutto braccio, con sonorità più complesse e articolate per dare vita a stati continui di mutevole tensione ed oppressione.

Purtroppo non tutto scorre perfettamente, qua e là c’è un po’ di esagerazione tecnica, con strutture che diventano troppo complesse e sovrastanti a discapito del feeling.

Anche la lunghezza è un’arma a doppio taglio: il lavoro nel suo complesso supera i 51 minuti, con un paio di singole canzoni che viaggiano sui 7 minuti; questo porta a momenti dispersivi, dove uno non sa più a che punto sta nella storia.

Nel complesso, comunque, ‘Endless Beginnings’ è più che apprezzabile … in particolar modo si percepisce il grande impegno che c’è stato per rendere reale il loro racconto, per riuscire ad infondere le emozioni di chi vive dentro una sempiterna atmosfera scura, opprimente e malsana e per far capire quanto ciò sia sbagliato.

Montagne di riff abrasivi che s’intrecciano con continui cambi di tempo e di scena, ritmi che si accavallano uno sull’altro, una voce tanto furiosa quanto disperata ed una sezione ritmica pulsante ed incandescente … il mondo di ‘Endless Beginnings’ è oppresso ma vivo, i “Dusk Dwellers” cercano di emergere dall’ombra creata dalla fortezza volante … per quanto le menzogne abbiano il loro effetto, alla fine l’uomo ha bisogno della luce.

Tracce migliori: la spedita ‘Mass Grave Mass’, uno Speed classico e ficcante, la successiva ‘Flying Fortress’, sparata a mille e dall’anima più Rock ‘N’ Roll, ‘Phantom Hope’, con il suo arpeggio acustico meditabondo che si trasforma in cattiveria infernale e ‘Onward to Our Death’, inizialmente pesantissima e poi esplosiva.

Concludendo, ‘Endless Beginnings’ è un lavoro buono, maturo e coinvolgente, pur se con qualche momento ostico causato da una tecnica sovracaricata che porta a dispersione. Particolare menzione per la produzione (curata da Mathieu Rondeau e Ryan Battistuzzi), che ha reso i suoni moderni e potenti, con la giusta pulizia per sentire bene la forza di tutti gli strumenti, senza comunque esagerazioni cristalline o plasticose.

Sono passati 7 anni tra il secondo Full-Length ed il terzo. Speriamo che tra il terzo ed il quarto l’intervallo non sia così lungo.

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