Vario

Recensione libro: Cured, Storia di due Imaginary Boys

Di Stefano Ricetti - 24 Luglio 2019 - 1:00
Recensione libro: Cured, Storia di due Imaginary Boys

Cured

Storia di due Imaginary Boys

di Lol Tolhurst

Gli Uragani 33 – 304 pagine + 8 a colori – 16×23 – ISBN 978-88-94859-25-6

€ 22.00

Tsunami Edizioni

 

Horley e Crawley, due tranquille e noiosissime cittadine poste a una quarantina di chilometri a sud di Londra. Lì prendono vita i sogni di Lol Tolhurst e Robert Smith, nati alla fine degli anni Cinquanta in due famiglie protestanti che, come altri loro coetanei, fanno di tutto per riuscire a slegarsi dalla logica imperante di quel periodo. Nascere, andare a scuola quantomeno un po’, lavorare in una fabbrica della zona, sposarsi e avere dei bambini per poi rifugiarsi il venerdì sera al pub e ubriacarsi sino a svenire. Invecchiare presto, insomma, senza lasciare un segno tangibile nella storia.

Cosa c’entrano i The Cure, notoriamente legati alla corrente new wave del rock, quindi senza dubbio più accostabili a band quali Echo and the Bunnymen, Siouxsie and the Banshees, Joy Division, Gang of Four che non a Saxon, Jaguar o Grim Reaper su queste pagine a sfondo nero cuoio vissuto?

C’entrano semplicemente perché la storia di Lol Tolhurst e Robert Smith, ma anche quella dei loro compagni di ventura, è sovrapponibile all’80% a quella dei vari nostri eroi dell’heavy metal, che proprio nell’Inghilterra degli anni Settanta hanno gettato le basi per l’HM tutto dando vita a quel fenomeno irripetibile che fu denominato New Wave Of British Heavy Metal.

I due, che posero le basi dei The Cure nel 1976, dovettero infatti dotarsi di quintali di anticorpi per poter sopravvivere a quell’ordine precostituito di cui sopra, peraltro alimentato un po’ da tutti, non solo dai benpensanti ma anche dagli ubriaconi con gli occhi ottenebrati che incontravano – e schivavano – nel pub ove andavano a dissetarsi mentre stavano seminando il germe di una delle band più influenti del periodo. L’andazzo era più o meno lo stesso che si registrava qua da noi: fai il musicista? Allora sei uno sfaccendato, uno che non ha voglia di lavorare, che trova tutte le scuse per non piegare la schiena di fronte al “sistema”. Quante altre rockstar in pectore dell’HM hanno subito lo stesso trattamento in quei momenti storici? Tutte, o quasi… Per questo motivo è interessante leggere un libro come Cured, Storia di due Imaginary Boys, traduzione italiana di Daria Usacheva di Cured – The Tale Of Two Imaginary Boys perché, seppur da diversa angolazione, ci si può fare una cultura sulle vicissitudini che anche altri generi “contro” hanno messo in atto per potersi creare il tanto agognato loro posto al sole. E comunque sempre di rock e dintorni si parla, mica di altro, benché le avanguardie new wave e quelle del Metallo ebbero più di uno scontro – anche violento – in quegli anni e non solo in Terra D’Albione. Oggi non ci si stupisce più – anche perché la stragrande maggioranza della gente non ci fa nemmeno caso – se un fan dei Poison piuttosto che dei Muse si presenta a un concerto degli Slayer o degli Exodus con la maglietta della sua band preferita, ma una volta potevano volare anche dei ceffoni, dopo gli insulti di rito.    

L’autore del libro, quello a sinistra in copertina, oltre ad aver dato vita insieme con l’iconico cantante-chitarrista Smith ai The Cure, ha ricoperto il ruolo di batterista, con anche excursus alle tastiere, dalla fondazione sino al 1989, anno nel quale venne estromesso dalla band per gravi problemi di alcolismo anche se c’è chi sostiene che se ne sia andato da solo… Siamo alle solite, insomma.

Cured – Storia di Due Imaginary Boys, incarna una sorta di testamento spirituale da parte Tolhurst che molto probabilmente, mettendo nero su bianco tutto quanto aveva in corpo, è riuscito catarticamente a levarsi un bel po’ di sensi di colpa. Non a caso la figura di Robert Smith svetta, nettamente, rispetto alla sua. Realizzare, seppure anni dopo, quanto si sia nociuto al bene del gruppo non è operazione così banale, basti pensare ai problemi di ego con i quali anche il mondo dell’Acciaio continua a confrontarsi oggidì…  Avere trovato la forza di mettersi a nudo porge senz’altro a favore di Lol, che evidentemente è riuscito a porsi alle spalle buona parte dei sui problemi. Non di sola musica, concerti, feste e vicini che reclamano per il fracasso è pregno Cured: Lol Tolhurst parla di sé e dei demoni che lo hanno accompagnato negli anni più bui della sua vita, quando invece (forse) poteva trastullarsi fra un party e l’altro e fare la vita della rockstar affrancato alla pin up di giornata ma, in quel caso, mai e poi mai avrebbe scritto un libro così, il Ragazzo Immaginario

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti

 

Cured 5cc6db27c77e1