Heavy

Recensione libro: Neal Kay, Recollections of a Rock DJ

Di Stefano Ricetti - 13 Dicembre 2023 - 9:35
Recensione libro: Neal Kay, Recollections of a Rock DJ

Neal Kay

Recollections of a Rock DJ

di Stjepan Juras

Introduzione di Steve Harris

Formato 30 x 21,5 cm

Copertina rigida

Pagine 290  

Maiden Croatia 

 

 

 

Nemo propheta in patria

Fenomenologia molto in voga dalle nostre parti ma che evidentemente non appartiene soltanto agli italiani. A raccogliere le memorie del deejay Neal Kay, universalmente riconosciuto come The Godfather of the Nwobhm, ci è voluto un ragazzo – o ex ragazzo – croato del ’76, Stjepan Juras, presidente dell’Iron Maiden  fan club del proprio Paese,   www.maidencroatia.com   che ha dedicato due anni della propria esistenza – perfettamente in linea con in tempi necessari per confezionare un lavoro degno di nota -, ovviamente non a tempo pieno, affinché vedesse la luce il libro Neal Kay, Recollections of a Rock DJ, nonostante in Gran Bretagna alberghino molte firme eccellenti del milieu HM.

Quello che conta è che però, come già specificato dallo scriba in altra sede letteraria, “Se le storie non vengono raccontate, poi si perdono“. E permettere che molto del vissuto di Neal Kay svanisse nel NULLA, al netto del passaparola o di qualche prezioso scritto disaggregato sul web, anche se su siti specifici, sarebbe equivalso ad autentico sacrilegio.

In realtà, secondo lo stesso DJ, l’uomo giusto per allestire la biografia esisteva, ed era Malcolm Dome, ma la sua prematura scomparsa ha impedito che avvenisse.

È però altrettanto vero che Juras ci ha messo molto del suo per convincere Kay a raccontare la propria storia e le dieci ore di conversazione preventivate per poter allestire il libro sono poi diventate più di duecento, ma anche questo fa parte del gioco, che alla fine ha portato alla creazione di un tomo bello massiccio di quasi trecento pagine, scritte fitte, in lingua inglese.

Neal Kay, sebbene non lo voglia ammettere e lo dichiari a chiare lettere all’interno del libro, si considera e vuole essere considerato una persona normalissima, con un’esistenza altrettanto regolare. Concetto difficile da far digerire alla stragrande maggioranza dei metallari di tutto il globo, in particolare inglesi ed europei, in quanto il DJ è stato motore insostituibile della Nwobhm. Il fatto che uno come Steve Harris, non propriamente un tipo che si concede così spesso, abbia acconsentito di scrivere la prefazione del suo libro, dimostra quanto Neal Kay sia stato cruciale per il successo iniziale degli stessi Iron Maiden e di tutto il movimento in generale.

Tutto prese inizio quando, intorno alla metà degli anni Settanta, all’interno del Bandwagon, un locale la cui sede originaria era posta nel retro del pub londinese Prince of Wales, a Kingsbury, Kay iniziò a trasmettere hard rock e heavy metal a tutto volume. Bandwagon era il nome più diffuso dato ai saloon dai cow boy americani ai tempi del West. In quel luogo, infatti, negli anni ‘50 e ‘60 si suonava unicamente country and western. Kay il Bandwagon se lo trovò già così, con l’insegna risalente ai tardi anni ’50 e, pur di differenziarlo dai vari locali “disco” o dalle discoteche pure, lo ribattezzò The Heavy Metal Soundhouse e da lì divenne più comunemente conosciuto come The Soundhouse, facilmente raggiungibile dalla fermata Kingsbury della metropolitana Jubilee Line. Successivamente, dopo la gestione Kay, il Bandwagon divenne una sala da biliardo. Poi l’edificio venne abbattuto e oggi al suo posto campeggia un piccolo supermercato della Tesco.

Neal, leader di natura anche all’interno del mondo biker, incarnava l’uomo giusto al posto giusto e nel momento giusto. Le avanguardie britanniche dell’heavy metal stavano conquistando spazio giorno dopo giorno e abbisognavano di un condottiero, una persona decisa, appassionata ed onesta. Un po’ capopopolo e un po’ sognatore: per l’appunto Neal Kay. Il suo pub divenne il centro nevralgico di un intero movimento in maniera assolutamente naturale e senza scorciatoie di sorta. Iniziarono a fioccare articoli di giornale e giocoforza Neil divenne un personaggio famoso. Permetteva alle giovani band di esibirsi e nel giro di poco tempo nel locale fecero le loro comparsate anche le rockstar più consumate senza che per questo motivo cambiasse lo spirito che animava le sue azioni. Per amore dell’heavy metal Kay finì in bolletta sparata più di una volta, nella sua esistenza.

Recollections of a Rock DJ non si limita alla vita del protagonista, viene fornito il giusto spazio anche a quella moltitudine di umanità che ha reso il suo operato, per certi versi, leggendario. In cima alla lista l’inventore e il campione dell’air guitar con la chitarra di cartone Robin “Rob Loonhouse” Yeatman, uno che si ricavò ben più del quarto d’ora di celebrità di wharoliana memoria avendo partecipato attivamente sul palco a molti concerti degli Iron Maiden e presenziando ai video di Living After Midnight e Breaking The Law dei Judas Priest. Poi the Vicar, un altro looney sempre agghindato da sacerdote che lungo Come To The Sabbat dei Black Widow, armato di crocifisso, si denudava e correndo all’impazzata lungo il locale benediceva tutti quanti, oppure il Balena, soggetto dalle grandi dimensioni uso dimenarsi come un ossesso da sdraiato in pista per chiudere con quella a ragazza dal seno abnorme che metteva in mostra senza problemi agitandolo a destra e manca a mo’ di headbanging, con il rischio di far stramazzare a terra qualcuno, se colpito. Una fauna che fece ribattezzare l’edificio come Neal Kay Heavy Metal Madhouse.

Molti, negli anni, si sono chiesti che fine abbia fatto Rob Loonhouse, uno dei personaggi simbolo di quel momento storico e in generale della Nwobhm. E il libro di Juras fa luce sul mistero che ha avvolto il suo ritiro dalle scene da decenni. All’epoca apprezzato fotografo di matrimoni e di eventi, oggi Rob fa vita da recluso convivendo purtroppo con dei problemi legati alla sua sanità mentale. Sue sono la stragrande maggioranza delle foto esistenti riguardo il Bandwagon e la sua fauna, nonché quella campeggiante sulla copertina del Soundhouse Tapes degli Iron Maiden.

La vita di Kay non è però stata solo Bandwagon, anche se ovviamente il pub di Kingsbury si ricava lo spazio del quale necessita dentro l’opera confezionata da Juras. Neil ne ha combinate tante e altrettante ne ha passate e, fatto salvo qualche perdonabile vuoto di memoria – e qualche ripetizione di troppo, invero – ha messo tutto quanto nero su bianco, per la prima volta in carriera. Dai sopraccitati Soundhouse Tapes a Metal For Muthas, sino alle sue varie performance all’interno di megafestival, dai divorzi ai trasferimenti in altri Paesi, dalle celebrazioni postume del vecchio Bandwagon ai vari locali  successivi che ne hanno ospitato il suo operato. Ad accompagnarne il cammino un bel po’ di foto d’antan, sia a colori che in bianco e nero – davvero iconica quella degli Iron Maiden epoca Di’Anno fuori dal Bandwagon -, che fanno bella mostra all’interno di un volume dalla copertina importante, con le scritte dorate, a conferire ulteriore peso specifico ad un lavoro di spessore.

Neal Kay, Recollections of a Rock DJ è la testimonianza scritta del vissuto di un puro, un uomo d’altri tempi, tranchant, che non le manda a dire, per alcuni addirittura un eroe, che nel mondo malato e iper-concorrenziale di oggi faticherebbe a ritagliarsi anche un seppur minimo spazio, forse…

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti

 

 

Neal Kay

 

 

 

Rob Loonhouse