Thrash

Recensione libro: Teutonic Thrashing Madness, l’epoca d’oro del Thrash Metal tedesco 1982 – 1992

Di Stefano Ricetti - 26 Marzo 2026 - 8:08
Recensione libro: Teutonic Thrashing Madness, l’epoca d’oro del Thrash Metal tedesco 1982 – 1992

TEUTONIC THRASHING MADNESS

L’epoca d’oro del thrash metal tedesco – 1982-1992

di Riccardo Berti

456 pagine

Formato: 16×23

ISBN: 978-88-94859-99-7

25 Euro

Tsunami Edizioni 

 

Immergersi nella lettura di Teutonic Thrashing Madness, l’epoca d’oro del Thrash Metal tedesco 1982 – 1992, ultimo parto letterario di Tsunami Edizioni, equivale a un bellissimo viaggio a ritroso che passa in rassegna l’Epopea del Metallo, per l’appunto gli anni Ottanta e i successivi Novanta, specificamente nella Germania quando ancora era divisa, ma anche dopo la caduta del muro.

Riccardo Berti, l’autore del tomo, racconta a mo’ di romanzo quei momenti magici, dove la musica deteneva un valore proprio, tangibile e intrinseco. Per poterne fruire la si doveva comprare, spesso intraprendendo dei viaggi nella città più vicina, tanto a Bologna e Bari quanto a Gelsenkirchen e Altenessen. Vinile o musicassetta, con la variante per quest’ultima se originale o registrata, figlia di scambi fra amici o della nobile arte del tape trading, la stessa che ha alimentato fattivamente la diffusione del Thrash in Germania. Altra spinta decisiva è stata quella delle fanzine, basti sapere che alcuni ragazzi, fra i più intraprendenti, dopo aver contattato le band o essere stati contattati, divennero loro manager e organizzatori di concerti, senza un minimo di esperienza o, in alcuni casi, addirittura il tramite fra i gruppi e le case discografiche. Entusiasmo a mille, voglia di suonare, passione a tonnellate che però talvolta porta alla firma di contratti da schiavitù.

Momenti magici, si scriveva sopra, impensabili oggidì, nei quali le etichette si muovevano d’iniziativa propria alla ricerca dei nuovi Sodom, Kreator, Destruction e Tankard. Si era capito che quell’accozzaglia di suoni rumorosissimi, rozzi e dai testi imbarazzanti legati a satanismo dozzinale, guerra e violenza andava incontro alle richieste delle nuove avanguardie del Metallo tedesco. Giovani fan che volevano qualcosa che andasse oltre i Venom in termini di barbarie sonora.

La scena Thrash Metal teutonica è sempre stata, a ragione, ben diversa da quella statunitense così come si è sempre smarcata dai coevi europei di altre nazioni.

I motivi, oltre che musicali – i Sodom sono e rimarranno perennemente e profondamente diversi dagli Exodus – vanno ricercati alle radici, operazione che Berti effettua con perizia ma senza stancare, sviscerando la situazione con la quale i giovani tedeschi dediti a quello che verrà poi definito Thrash Metal si dovevano giocoforza confrontare: un Paese in balia del controllo dei due blocchi – occidentale e sovietico – con lo spettro di una nuova guerra dietro l’angolo. Quindi continue tensioni politiche, mancanza di stabilità, disoccupazione, terrorismo, inquinamento ma soprattutto la paura per un futuro che si prospetta tutt’altro che roseo e un passato che definire ingombrante è poco. In aiuto alle nuove leve, sia a Est che a Ovest, giunge la musica, che allora incarnava un fortissimo strumento di ribellione e protesta, mentre oggi fa da sottofondo nei supermarket: più dura e feroce si dimostrava e meglio era.

Ecco quindi l’humus ideale per la nascita di formazioni tutte borchie, cartucciere, catene e voglia di libertà. Oltre al poker obbligatorio sopraccitato, che fa la parte del leone, l’autore passa in rassegna anche altre, imprescindibili realtà quali i seminali Holy Moses, i marcissimi Poison da Ulm, i bizzarri Torment di Amburgo, poi Assassin, Deathrow, Necronomicon, Exumer, Darkness, Violent Force, Vendetta, Mekong Delta, Living Death, Iron Angel, Angel Dust, Vectom, Minotaur, Despair, Toxic Shock, Outrage, Protector, Paradox, Accuser, S. D. I., Vellocet, Bloofeast A. D., Rumble Militia, Sudden Darkness, Grinder, Risk, Sieges Even ma anche realtà heavy speed come i Warrant. Per ogni band vengono riscoperte le origini, la discografia, i concerti, spesso con preziosi interventi di prima mano da parte dei protagonisti ma senza mai scadere nel didascalico fine a sé stesso. La forza di Teutonic Thrashing Madness risiede infatti nello stile narrativo, capace di trattare realtà vissute come se si trattasse di una storia, di un romanzo, quindi accattivante dalla prima riga all’ultima.

A corollario il giusto carico di aneddotica, costituito da problemi legati a questioni economiche, spaccati di vita on the road, scazzi vari, litigate, tensioni, abbandoni, rientri, boicottaggi, momenti di ego smisurato, sbronze colossali, insomma l’usuale artiglieria a mo’ di addendo a qualsiasi storia riguardante l’heavy metal e le sue derivazioni. Al limite dell’incredibile quanto accaduto a Tom Angelripper dei Sodom in Ungheria nel luglio del 1990. Poi delle foto originali dell’epoca in bianco e nero riguardanti le band schierate in posa o in sede live, i demo su musicassetta e le locandine dei concerti, passi fondamentali ed esperienze che hanno poi reso i vari Tom Angelripper, Schmier, Mille Petrozza e Gerre, solo per citarne quattro di numero a mo’ di esempio, dei personaggi globali e riconosciuti, così come la loro musica Thrash made in Germany.

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti