Bruce Dickinson: ‘I Samson avevano pregi e difetti. Mi chiesero di provare con i Rainbow ma sapevo che il mio posto era negli Iron Maiden”

Durante una recente intervista con Louder Sound, il cantante degli Iron Maiden, Bruce Dickinson ha ricordato i suoi esordi nel mondo della musica a cavallo fra la fine degli anni 70 ed i primi 80. Una chiacchierata in cui Dickinson ha ripercorso i suoi anni che vanno dal periodo con i Samson, fino all’approdo al servizio degli Iron Maiden, raccontando storie, aneddoti, parlando dei suoi improbabili baffi e rivelando di una quasi audizione con i Rainbow di Ritchie Blackmore. Queste le sue parole:
”All’inizio cantavo nelle band universitarie, ero semi-professionista. Abbiamo fatto un concerto al Prince Of Wales a Gravesend, ed i ragazzi dei Samson sono venuti a darmi un’occhiata. Quando mi offrirono il lavoro, intorno al 1979, stavo facendo gli ultimi mesi dell’università. [….]
Ho dei bei ricordi dei primi tempi con i Samson, ricordo che c’erano molte groupie in giro, ma era una scena benevola, tutti si prendevano cura l’uno dell’altro. All’epoca non avevo neanche una casa fissa dove abitare. Ho anche abitato in un buco di Isle of Dogs, a Londra. Fu lì che con i Maiden abbiamo girato il video per ‘2 Minutes To Midnight’. Volevano una location cupa per effettuare le riprese, e io ho detto: ‘Ehi, in un posto così io ci vivevo!’
Se i Samson avrebbero mai potuto sfondare? Beh, la band aveva molti punti di forza, ma anche molte debolezze. Avevamo alcune canzoni interessanti che si posizionavano leggermente fuori dal genere metal. Ma i vari membri della band erano poco costanti. Il batterista Thunderstick era – come dire? – un po’ eccentrico. Paul Samson invece aveva una gestione delle cose assolutamente pessima. A un certo punto il nostro booking agent si è licenziato! Era durante il tour di Survivors nel 1979. Così mi sono dovuto occupare io di programmare un tour di ventidue date, avevo un po’ di esperienza in merito, essendo stato segretario sociale al college […]
Ognuno di noi aveva un modo differente di sballarsi. Paul era un grande fumatore.
Ricordo una che volta a Grimsby è stato beccato mentre si arrotolava una canna! Io ero il bevitore. Il bassista Chris Aylme era appassionato di speed. A Thunderstick piaccevano i calmanti. C’è stato un concerto in cui Thunderstick si è addormentato, si è letteralmente adagiato contro il muro, ma ha continuato a suonare!”
La conversazione ha poi toccato l’argomento dei baffi che Bruce sfoggiava nelle prime foto promozionali con i Samson, oltre a parlare nuovamente del suo celebre e rocambolesco incontro con il cantante dei Deep Purple, Ian Gillan:
“Quello baffi erano un disastro. Un vero disastro. Ci ha messo un sacco di tempo a farmeli crescere ma continuavano ad avere un aspetto piuttosto deprimente. […]”
“Con i Samson registrammo l’album ‘Head On’ nello studio di Ian Gillan, il mio eroe. Eravamo immersi in nuvole di ganja ed avevamo bevuto. Ad un tratto, entra Gillan e dice ‘Siete forti ragazzi, chi è il cantante?’ Ma ero così annebbiato dal fumo e alcol che ho pensato: ‘Sto per vomitare!’ Ho vomitato per almeno quarantacinque minuti prima che Ian sfondasse la porta del bagno e mi mettesse su di un taxi per tornare a casa.”
Dickinson ha continuato ancora raccontando della sua quasi audizione per i Rainbow, di come restò folgorato dagli Iron Maiden la prima volta che li vide dal vivo, realizzando che il suo posto doveva essere con loro:
“Vedere dal vivo gli Iron Maiden era come essere investiti da un treno fuori controllo. Ho capito allora che avrei dovuto cantare per quella band.[…] Il loro album Killers mi ha lasciato senza parole, è uno dei miei album preferiti dei Maiden, nonostante il fatto che non fossi ancora il cantante. Ha un sacco di brani che mi sarebbe piaciuto cantare. Per me, ‘Killers’ era come una versione aggiornata di ‘Deep Purple In Rock’. Quella vibrazione, capisci? ‘Wrathchild’ ha un groove incredibile. E la title track, ‘Killers’, wow! [….]
Poi i Maiden cominciarono a non essere più contenti di Paul DiAnno. Le crepe cominciavano a comparire e la gente iniziava a parlarne. [….]
C’erano anche delle voci che dicevano che avrei fatto un provino con i Rainbow. Ed in parte era vero. Il roadie di Ritchie Blackmore mi aveva chiamato nel cuore della notte, dicendo: ‘Vorresti il posto di cantante?’ Ma non ho più avuto sue notizie.
Infine ho incontrato Rod Smallwood e Steve Harris al Reading Festival, quando erano ancora in tour con Paul Di’Anno. Dopo un po’, Rod disse: ‘Vieni nella mia stanza d’albergo, dobbiamo parlare in privato.’
[….]
Quando siamo arrivati nella stanza d’albergo di Rod, lui ha detto: ‘Stiamo pensando di cambiare cantante. Quindi ti offriamo la possibilità di fare un’audizione.’ Allora ho detto: ‘Prima di cominciare, sai che se faccio l’audizione otterrò il lavoro. Lo voglio. Ed è esattamente ciò di cui la band ha bisogno. Ma attenzione: sarò una pigna in culo. Non sono un clone dell’altro cantante, e avrò idee mie, idee che a Steve potrebbero non piacere.’ E Steve ha sempicemente detto: ‘Va bene!’”