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Intervista Hurricane On Saturn (Maydx)

Di Claudia Gaballo - 24 Dicembre 2020 - 9:00
Intervista Hurricane On Saturn (Maydx)

Gli Hurricane On Saturn sono un gruppo italiano che lo scorso 13 novembre ha pubblicato il suo primo full-lenght “Killing Field”, un’opera che unisce metal, rap ed elettronica in una formula veramente coinvolgente. Scopriamo qualcosa in più su questi ragazzi e le loro idee.

Ciao ragazzi, benvenuti su TrueMetal! Parlateci un po’ di voi: da quanto tempo siete in attività? Da dove nasce l’idea per questo progetto?

Ciao e grazie a voi. Dakm ed io (Maydx) suoniamo insieme praticamente da sempre. Abbiamo fatto un po’ di casino in passato ma questa volta volevamo fare qualcosa di diverso, è venuta come un’esigenza naturale ed è stato più semplice di quanto possa sembrare. Niente di studiato a tavolino o prestabilito; avevamo alcune idee chiare, le abbiamo proposte agli altri ragazzi che subito sono stati entusiasti e le canzoni sono venute fuori da sole. Se vogliamo mettere una data possiamo dire che tutto è iniziato a girare all’incirca tra la metà del 2019 e l’inizio del 2020.

Nei vostri pezzi troviamo un bel mix di metal, rap ed elettronica. Qual è il vostro background musicale e quali sono gli artisti da cui prendete ispirazione?

Grazie. Nella nostra musica puoi trovare tutto quello che ci ha dato qualcosa; inutile farti dei nomi perché la lista sarebbe praticamente infinita e comunque lasceremmo fuori qualcuno; non avrebbe senso. Ognuno di noi oltretutto ha anche un background personale e gusti molto diversi. Dai Beastie Boys ai GBH passando per il metal estremo, rock, EDM o musica classica. Detta in questo modo sembrerebbe un polpettone sconclusionato di un pagliaccio esaltato, me ne rendo conto, ma poi senti che non è così. Qualsiasi cosa capace di fare breccia e lasciare un segno o trasmettere un’emozione alla fine lo facciamo passare dentro di noi, lo rielaboriamo attraverso il filtro dei nostri occhi e i nostri sentimenti e lo ributtiamo fuori… in realtà è una cosa più semplice da fare che da spiegare. Chiudi gli occhi non pensi a nient’altro che tirare fuori la tua anima e tutto esce liscio da solo.

Il singolo “Killing Field” è un pezzo intenso e “arrabbiato”, così come molti altri nell’album. C’è quindi un concept, un’esigenza, alla base della vostra musica?

Si e no. Non è un concept nel senso stretto ossia che è qualcosa di voluto o studiato a tavolino, come ho detto prima. Ogni canzone è nata da sola ha la sua storia ma sicuramente c’è un filo conduttore che unisce tutti i pezzi. Una visione del mondo e della vita che è la nostra e forse anche di tante altre persone.

Il contrasto tra strofa rap e ritornello in cantato pulito è uno dei vostri tratti distintivi, particolarmente evidente in pezzi come “Till We Die” o “Me Versus All”. Da dove nasce questa scelta? Quali sono le sfide del rap in inglese per un cantante italiano? 

Ti rispondo partendo dalla fine. Le sfide ci sono e sono sfide che non puoi vincere se parti cercando di metterti in competizione o ti paragoni ad altre band di ragazzi che parlano la lingua dalla nascita. E’ un po’ come la storia di Icaro se capisci cosa intendo. Ma noi sappiamo di essere una cosa diversa, siamo diversi, pensiamo diverso, parliamo diverso, abbiamo il nostro accento. Se questo ti fa schifo perfetto, va bene così. Ma se invece per caso ti dovesse piacere, ti piace la nostra musica, ti piace quello che diciamo beh allora non troverai nessun altro cazzo di gruppo nel mondo che ci possa assomigliare. Quello che facciamo noi e come lo facciamo noi non puoi sentirlo da nessun’altra parte. Non è presunzione è un dato di fatto, ed il nostro accento è determinante in questo. E’ una caratteristica unica e ne facciamo un punto di forza. Non abbiamo mai neanche preso in considerazione di utilizzare una lingua diversa dall’inglese, il nostro è un messaggio globale. Poi alla fine non esistono solo i paesi di lingua inglese credo che il mondo è grande abbastanza e c’è posto per tutti anche per i tipi più bizzarri. Persino per noi. Per quanto riguarda lo stile o il modo nel quale cantiamo, anche qui non è stata una cosa programmata, non abbiamo deciso a priori la direzione da prendere… tu fai questo… io faccio quello… abbiamo fatto solo quello che ci è venuto meglio, è venuto tutto spontaneamente e ci è piaciuto.

A un primo ascolto potremmo definirvi una band nu metal. Vi ritrovate in questa definizione? Pensate sia una scelta coraggiosa proporre uno stile che in qualche modo ha fatto il suo tempo?

Nessun problema. A dirla tutta noi non ci preoccupiamo minimamente di questo aspetto, ognuno sente nella nostra musica qualcosa di diverso ed il bello è anche questo. Fin da subito non ci siamo preoccupati di definirci e va bene così. Ce ne hanno dette di tutti i tipi nu metal, post-harcore, melodic metalcore.. ma vanno bene tutte. Sono consapevole che è parte della natura umana l’esigenza di dover catalogare e mettere un’etichetta ad ogni cosa nuova che non si conosce, inoltre facilita la vita  a chi deve parlare di te, è naturale. Poi facilita anche tutti quei gruppi che fondamentalmente non hanno niente da dire e che per esistere hanno bisogno di strutturarsi all’interno di una nicchia ben definita, ma non è il nostro caso. Se hai una visione globale della musica la questione è solo una quisquilia.

Nelle vostre foto e video indossate delle maschere: si tratta di una scelta puramente estetica o c’è un’idea ben precisa a monte?

No nessuna scelta estetica anche perché non usiamo costose maschere personalizzate come molte altre band. Quelle che usiamo sono maschere di merda che puoi trovare su amazon a 10 euro. Qualcuno potrebbe dire che è solo per problemi di budget ma alla fine avremmo potuto spendere dei soldi li e toglierli da qualche altra parte. In realtà l’idea che c’è dietro è che non conta chi siamo, come ci chiamiamo, quello che abbiamo fatto o se siamo fighi o mostri ripugnanti – quello che conta è solo ciò che facciamo ed è quello che deve essere messo a fuoco da chi ci ascolta. Non c’è spazio per la vanità individuale, non avremmo ragione di esistere come singoli. Alla fine sono sicuro è la cosa che ti diranno anche tutte le altre centinaia di gruppi che indossano delle maschere ma a ben vedere quando usi una maschera personalizzata da 300-400 dollari secondo me c’è eccome della vanità individuale. Cambia la forma ma non la sostanza.

HURRICANE ON SATURN To Premiere New Official Video “Killing Field” On  November 9th | Metal Shock Finland (World Assault )

Che impatto sta avendo il blocco dei concerti sulla vostra attività di band, soprattutto rispetto alla promozione dell’album?

Grosso, grosso e brutto problema. Sicuramente ti do una risposta che avrai già sentito milioni di volte perché so che è così per tutti; ma per un gruppo già affermato è diverso. Hai già la tua base, devi solo tenere duro finché questa merda passerà. Puoi organizzare stronzate online… ti puoi inventare qualcosa e tiri avanti la baracca. Per un gruppo che non ha niente e che tutto quello di cui ha bisogno è solo farsi conoscere invece nessuna cosa può rimpiazzare i live. Certo è che iniziare nel 2020 è una cosa o da duri o da pazzi. Non sta a me dire quello che siamo, l’idea se la farà chi ci ascolta e chi ci seguirà.

C’è qualcos’altro che vorreste aggiungere?

Grazie ancora del vostro spazio. Sentirete ancora parlare di noi. Il vento si è appena alzato.

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