Avantgarde Black

Intervista Ihsahn

Di Davide Sciaky - 15 Febbraio 2024 - 11:00
Intervista Ihsahn

Intervista a cura di Davide Sciaky 

You can read the interview in English here.

Benvenuto su TrueMetal. 

Grazie!

La mia prima domanda di oggi, ovviamente, riguarda il nuovo album che stai per pubblicare. È il tuo ottavo album solista e si intitola “Ihsahn”. Perché hai scelto questo album come tuo disco eponimo? Voglio dire, a volte è il primo album, a volte è un album molto significativo. Perché questa scelta? E’ un disco particolarmente significativo, per così dire?

Beh, non è stata questa la ragione della mia scelta. È stata, sai, è una tradizione. Come hai detto tu, o è il primo o è uno più avanti. Per me, data la complessità di questo disco, con tutti questi doppi aspetti, le storie parallele e tutto ciò che ne consegue, è stato difficile trovare un titolo che potesse catturare tutto ciò. E, anche se è piuttosto variegato e spalmato su diverse versioni e via dicendo, al centro di tutto ci sono elementi fondamentali che si ritrovano in tutta la mia carriera, se vogliamo dire così. Gli aspetti Black Metal, gli arrangiamenti orchestrali, gli accenni alla mitologia greca, eccetera, e queste cose archetipiche. Quindi, alla base, ci sono ingredienti che sono il fondamento di tutto quello che faccio. E poi ho pensato che in fondo un momento vale l’altro per una scelta del genere [ride]. Ma credo che la gente dell’etichetta discografica abbia dato più importanza al fatto che fosse eponimo di quanto abbia fatto io stesso. Credo che tutti i miei album siano, ovviamente, speciali per me in un qualche modo. Ma se volessimo cercare un disco speciale per essere intitolato così, sono felice che sia questo. È stata una grande impresa per me personalmente, il progetto più grande che abbia mai realizzato. Quindi, da questo punto di vista, è sicuramente adatto.

 

Interessante. Naturalmente, una delle prime cose che si notano di questo album è che ci sono due versioni, una Metal e una orchestrale. Le ho ascoltate un po’ di volte e sono rimasto davvero colpito da come funzionino bene separatamente e indipendentemente. Puoi parlarmi dell’idea di creare queste due versioni dell’album? Prima di tutto, com’è nata? Stavi scrivendo un album e ti siete resi conto che funzionava bene in due versioni diverse? Oppure è stata un’idea che hai avuto in mente fin quando hai iniziato a lavorarci? 

È stata l’idea fin dall’inizio. L’album è incentrato su questa sorta di attrazione/repulsione, di dualità dell’esistenza, se vogliamo andare al nocciolo della questione. E credo che anche per il mio interesse e la mia esperienza, ovviamente, ho fatto molte orchestrazioni per i miei album, e per gli Emperor, e anche per altre band in passato. E, naturalmente, c’è sempre il fatto che alcune sfumature di un arrangiamento orchestrale si perdono nella densità di una produzione Metal. Inoltre, a volte, se si vogliono inserire troppi elementi orchestrali in una produzione Metal già densa, ci si ritrova in una situazione in cui si cerca di comprimere due grandi cose nel piccolo spettro audio di un file stereo. Quindi volevo esplorare gli arrangiamenti in modo tale che, laddove le parti Metal fossero dense e opprimenti, l’orchestra potesse fare un passo indietro e viceversa. E a questo proposito, essenzialmente, entrambi questi tipi di ensemble suonano le stesse cose, ma diventa come un tira e molla tra i due ensemble. In questo modo, ho potuto esplorare un’interpretazione più profonda e diversificata della stessa musica. Ho usato Pilgrimage to Oblivion, il primo singolo, come esempio, perché è innegabilmente il brano più difficile dell’album. Accelerata, scatto e boom, direttamente in blast beat e voce in scream. La controparte, la versione orchestrale, inizia con dei violoncelli in tremolo sussurrati e tranquilli, ma il cuore è lo stesso riff. È persino nella stessa gamma. Quindi è come se fosse la stessa musica, ma mostra emozioni diverse. E, naturalmente, il motivo per cui l’album è stato così difficile da realizzare è stato questo puzzle, sai, fare qualcosa… se avessi scritto l’album prima, e poi avessi fatto le versioni orchestrali dopo, sarebbe stato, non dico facile, ma più facile. Ma cercare di farlo funzionare come supporto per la produzione Metal, ma in modo tale che funzionasse come cosa a sé stante… questo è il motivo per cui ho dovuto scrivere tutto in questo modo fin dall’inizio.

 

E immagino che questo sia anche il motivo per cui ci è voluto così tanto tempo per pubblicarlo, mentre con tutti i tuoi album precedenti l’intervallo tra un disco e l’altro era molto più breve.

Certo, c’è voluto più tempo del solito. Sono passati sei anni dal mio precedente full length.

Ma nel frattempo ho pubblicato tre EP, uno dei quali registrato nel bel mezzo della scrittura e della registrazione di questo album. E durante la pandemia, ovviamente, quando ho iniziato questo lavoro, ho anche prodotto un album per Matt Heafy. Ho curato gli arrangiamenti orchestrali e delle tastiere per uno dei loro dischi dei Trivium e ho realizzato remix per The Halo Effect e Lustmord. Inoltre, quando la pandemia è finita, c’erano molti concerti arretrati da suonare. Quindi non è che sono stato sdraiato sul divano a non far niente se non lavorare a questo album. Ma credo che questo gli abbia dato, di conseguenza, l’obiettività necessaria lungo il percorso. Perché di solito mi piace rimanere concentrato su un progetto alla volta. Ma ovviamente tutte queste circostanze lo hanno reso impossibile. Così ho avuto bisogno di finire la registrazione e l’arrangiamento dell’album, per poi dedicarmi ad altre cose e tornare al progetto. Ma probabilmente è stata una buona idea. Ho consegnato i master il 1° aprile dell’anno scorso, quindi è stata anche la post-produzione, la realizzazione dei video e la pianificazione di tutto ad allungare le tempistiche.

 

So che l’album è un concept. Puoi parlarmene un po’?

Beh, ovviamente gli elementi orchestrali di questo album sono, come sai, enormemente influenzati dall’età dell’oro delle colonne sonore hollywoodiane. E, sai, è qualcosa di cui sono un fan dallo stesso tempo di quando sono un fan del Metal.

Naturalmente, amo anche tutta la musica più moderna, quella ibrida, le cose stile Hans Zimmer.

Ma per questo album in particolare ho voluto approfondire gli arrangiamenti orchestrali classici, come Jerry Goldsmith, John Williams, Bernard Herrmann, insomma, la vecchia scuola.

E facendo un album concettuale, ho avuto l’opportunità di avere dei testi che seguissero una trama, ma anche di avere motivi, sai, motivi ricorrenti che compaiono in diverse canzoni, eccetera. È questo il motivo per cui ho sempre avuto questo tipo di strutture concettuali per i miei album. Ma questa è la prima volta che ho fatto una narrazione cronologica, come se avessi scritto una sinossi per un romanzo, e poi i testi sono come scene di quella trama.

 

Chiaro. Ho avuto sotto mano i testi, cosa che non accade molto spesso con i promo, e ho visto che sono molto descrittivi, leggerli ha evocato immagini molto distinte nella mia mente. Tu sei uno che non ha mai avuto paura di sperimentare con la tua musica, e naturalmente questo album con le sue due versioni non fa eccezione, quindi mi chiedevo se hai mai pensato di creare una sorta di film o un breve adattamento cinematografico di questo album, perché penso che funzionerebbe molto bene. 

Beh, grazie, sono ambizioso ma non così tanto [ride]. Per me è stata una bella base per formare questa sorta di struttura in cui inserire l’album e creare una coerenza e una coesione che, si spera, accenderanno l’immaginazione degli ascoltatori. Naturalmente i tre singoli, i video di accompagnamento dei tre singoli, in un certo senso, in modo piuttosto astratto, accennano alla progressione della trama e al viaggio del protagonista. Me è un’immagine appena accennata. I tre video in successione formano quasi un cortometraggio astratto della narrazione, e i tre singoli orchestrali paralleli illustrano la trama che va a finire nella versione orchestrale, che è una trama parallela, ma totalmente indipendente dalla trama principale, anche se in alcune parti si confondono l’una con l’altra, e Costin Chioreanu ha realizzato delle bellissime animazioni che mostrano quella storia. Quindi, in un certo senso, l’ho fatto, ma non come un vero e proprio “film cinematografico”. Non sono uno scrittore [ride], lo lascio fare ai professionisti [ride].

 

Essendo questo doppio aspetto dell’album così importante, sono rimasto un po’ sorpreso nel vedere che vengono venduti separatamente, anche se forse c’è una versione deluxe con entrambe le versioni. È stata una decisione dell’etichetta o hai partecipato anche tu a questa scelta?

No, credo che sia, visto che sono separati, che sia questo il punto. Ovviamente puoi trovare entrambe le versioni in un unico pacchetto, quello deluxe. E ne sono molto orgoglioso perché, come la musica, anche l’artwork che io e Richie Osarese abbiamo sviluppato per questo disco segue lo stesso concetto. Quindi, letteralmente, c’è il layout orchestrale dell’album, che non ha testi, ovviamente, ma le immagini sono le stesse. E poi la versione Metal, con la copertina con più corna e le immagini all’interno più scure, con parti oscure e tutti quei testi e tutto il resto. Quindi sotto, proprio come nella versione Metal, c’è la versione orchestrale. E la versione deluxe, se tornate a guardarla, ha questo effetto visivo che quando la si inclina si vedono entrambe le copertine. Sai, puoi vedere la copertina di Metal ma anche…Sì, questa è la cosa bella. Ma sì, sono cose separate e, dato che non è un remix [da inserire come contenuto bonus], è pensato per funzionare come cosa a sé stante. E forse anche per le persone che non sono in sintonia con le voci usate nel Black Metal e tutti quegli elementi, il disco orchestrale potrebbe essere apprezzato come una cosa a sé stante. Quindi ho voluto che fossero due uscite. Poi esiste una combinazione speciale, la versione deluxe, in cui si possono avere entrambe le cose.

La tua musica come Ihsahn credo che per molti versi sia la naturale progressione di ciò che hai fatto negli Emperor, ovviamente andando ad esplorare nuovi territori sonori e evolvendoti ulteriormente. Mi chiedevo quindi se pensi che il pubblico che segue i tuoi lavori da solista sia molto diverso da quello dei fan degli Emperor, o se sono più o meno le stesse persone? 

Penso che sia un mix. Penso che la mia musica, come artista solista, sia probabilmente troppo varia e progressive per i fan old school degli Emperor. Ma scommetto che per i fan degli Emperor che si sono avvicinati dall’album Prometheus e agli elementi più progressivi… di fatto ho fatto l’album Prometheus da solo. Ho scritto tutto io. Quindi è segue un po’ la stessa traiettoria, se vogliamo [ride]. Quelle persone potrebbero trovare il mio lavoro da solista più appetibile. Quindi penso che sia un mix. E poi ci sono molte persone che incontro che si sono avvicinate alla mia musica per gli elementi progressive e non sono appassionate agli Emperor perché sono troppo dark o troppo old school per loro. 

 

Parlando di Emperor, da quando avete iniziato con gli Emperor il Black Metal ha visto un arco evolutivo quasi incredibile, passando da una piccolissima scena underground, con giovani musicisti che semplicemente suonavano insieme, al collegamente con i crimini avvenuti in quell’epoca, fino a essere considerato un’importante prodotto culturale norvegese, fino a spuntare in contesti inaspettati, come quando qualche settimana fa Kanye West è stato visto indossare una maglietta di Burzum.

Sì, ma gran parte del divertimento di questa cosa è che siamo noi stessi diventati come una cosa culturale pop. La persona che ha fatto il logo degli Emperor, che ha disegnato il logo degli Emperor, ha finito per essere assunto per fare – a causa della sua associazione con loghi di quel tipo – il logo degli Rihanna. Rihanna faceva spettacoli dal vivo con questo logo in stile Black Metal old school con la scritta “Rihanna”. Quindi sì, ma è così che vanno le cose, no? All’inizio era una cosa underground e la gente la odiava e pensava che fosse terribile. E posso dire che, per quanto mi riguarda, questo sviluppo mi ha dato una prospettiva molto sana su come rapportarmi alla mia musica: la faccio sempre e solo per me stesso e al meglio delle mie capacità. Non prendo mai in considerazione quello che la gente potrebbe pensare o altro, perché è qualcosa su cui non ho assolutamente alcun controllo. E ho vissuto per vederne anche la prova: le prime registrazioni e i primi album degli Emperor erano assolutamente odiati anche dalla comunità Metal, quella più affermata. Eravamo ridicolizzati e disprezzati. E poi, dopo 10, 15, 20 anni, gli stessi media hanno eretto questi dischi a pilastri del genere e bla, bla, bla. E letteralmente, gli album sono sempre gli stessi. È solo che il mercato e i media, quando volevano che fossero brutti, erano brutti. Poi hanno cambiato idea e ora pare che siano belli. Gli album sono quello che sono. Quindi non si sa mai. E penso che sia una buona cosa. Purtroppo, questo rende più difficile per me apprezzare… Le apprezzo, ma a dire il vero non è che mi faccia molto effetto ricevere recensioni entusiastiche. È bello, come un qualsiasi complimento, ma non è qualcosa che prendo a cuore perché ho sempre dovuto trovare dentro di me la soddisfazione per la mia musica. Indipendentemente dal fatto che alla gente piaccia o meno. E credo che questa sia la posizione migliore per fare qualcosa di genuino.

 

Questa sembra essere un’esperienza molto comune. Parlavo con Tom Warrior qualche tempo fa e mi ha raccontato di come, quando ha iniziato con gli Hellhammer, la gente, alcune recensioni dicevano che fosse la cosa peggiore mai accaduta alla musica. E ora suona la stessa identica musica e fa da headliner ai festival. Quindi la gente ha cambiato idea. 

Non si può prestare attenzione, soprattutto se si vuole fare qualcosa di genuino e nuovo e… Voglio dire, quali artisti sono mai stati in sintonia con il loro pubblico? Ogni artista che ha partecipato alla creazione di qualcosa di nuovo è sempre stato malvisto. E la gente vede solo le storie di successo, in un certo senso, perché è quello che c’è in giro. Ho anche parlato con artisti più grandi di me che, nella mia mente, sono stati elogiati fin dall’inizio. E mi hanno detto: “Amico, per 30 anni mi hanno tirato merda addosso”. Sai, è così, è così e basta. E questo è un consiglio che cerco di dare anche ai musicisti più giovani. Non si può prendere in considerazione tutto questo. Sai, lo fai per te stesso in modo da essere super orgoglioso di quello che hai fatto, a prescindere. E se qualcun altro trae piacere da ciò che hai creato e ci si affeziona, tanto meglio. Ma anche se nessuno lo fa, nessuno può toglierti il rapporto con quel pezzo di musica e con il viaggio che hai fatto per realizzarlo. Quindi, deve trattarsi di questo.

 

Giusto. Quindi, per chiudere questa domanda, perché credo che il nostro tempo sia quasi finito, quello che volevo chiederti è, parlando dell’intero arco evolutivo del Black Metal, è guardando indietro a tutto quello che è successo, a tutta questa evoluzione di percezione nei vostro confronti e a tutto il resto, qual è la cosa che ti sembra più incredibile che sia successa? 

Probabilmente il fatto che, facendo la musica più estrema, più odiata e più di rottura che potessimo mai fare, per qualche strana ragione sono qui, sai, quasi 35 anni dopo. Questa è la mia vita, fin da quando avevo 16 anni, avere una vita nella musica ed essere in grado di fare quello che faccio senza compromessi. Non solo negli Emperor, ma anche ora, a quasi 20 anni dall’inizio della mia carriera solista. Questa è la parte più folle. [ride]

 

Sicuramente. Ed è fantastico che tu sia ancora in grado di farlo perché stai pubblicando della musica fantastica. 

Grazie!

Quindi, insomma, sono felice che abbia funzionato. 

Anch’io. Non sono capace di fare nient’altro [ride]. 

Credo che il nostro tempo sia finito. Grazie mille per il tempo che ci hai dedicato. 

Grazie mille per il supporto. 

Ci vedremo con gli Emperor in Italia la prossima estate. 

Non vedo l’ora. Non è passato molto tempo dall’ultima volta che ci siamo stati, ma prima di allora sono passati quasi due decenni, credo. Sì, è stato pazzesco. Ma… sì, amo l’Italia. Amo il cibo italiano. 

Un classico. 

[Ride] Come potrebbe essere diversamente?

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