Hard Rock

Intervista It’sAlie (Giorgia Colleluori)

Di Fabio Vellata - 6 Marzo 2026 - 11:00
Intervista It’sAlie (Giorgia Colleluori)

Con “Wild Games” gli IT’sALIE firmano il loro terzo capitolo, un lavoro che consolida definitivamente l’identità della band e ne esalta l’anima più hard & heavy, tra blues, southern e classic rock ad alto volume. Ne abbiamo parlato con la cantante Giorgia Colleluori, da poco approdata in casa Frontiers insieme al resto della band, per farci raccontare genesi, significato e ambizioni di un disco nato per vivere soprattutto sul palco.

Intervista a cura di Fabio Vellata

Ciao Giorgia, sono Fabio di Truemetal.it, congratulazioni per il vostro approdo in Frontiers e benvenuta sulle nostre pagine.

Ciao Fabio, grazie a te per le belle parole e per avermi voluta con voi!

Innanzitutto, complimenti per “Wild Games”: cosa ti passa per la testa oggi, a poche settimane dall’uscita, quando riascolti il disco dall’inizio alla fine?

Grazie Fabio! Ne siamo molto orgogliosi, ci abbiamo lavorato con grande passione e dedizione, non vedo l’ora che lo possano ascoltare tutti! Quando ascolto l’album dall’inizio alla fine, mi capita di pensare “Ah! Questa è la mia preferita!” ad ogni brano che parte in cuffia… non mi era mai successo con ogni canzone di un mio disco prima d’ora. Non cambierei una virgola di “Wild Games”!

“Wild Games” arriva dopo “Lilith” ed “Emosphere”: in che cosa senti che questo terzo capitolo rappresenti una vera svolta nella vostra identità di band, e in che cosa invece avete voluto restare ostinatamente “gli stessi” di sempre?

In “Wild Games” credo che noi, come IT’sALIE, abbiamo finalmente consolidato tutte le nostre caratteristiche espressive e artistiche. In “Lilith” ed “Emosphere” eravamo ancora alla ricerca del vero cuore della band; in alcuni brani ci stavamo andando molto vicini, quasi a sfiorarlo.
È però con “Wild Games” che, a mio parere, siamo riusciti a trovare la nostra identità al 100%, rafforzandola e amplificandola. L’arrivo di Leonardo ha rappresentato inoltre una svolta importante sia a livello di songwriting, sia di sonorità.
Siamo sempre gli stessi rocker testardi… anzi, forse pure peggio! Ahahahah!

In questo album avete spinto forte sull’anima hard & heavy che parte dal blues e “torna” al blues, con echi di southern, Black Sabbath e classic rock. Come avete lavorato per tenere insieme tutte queste anime senza perdere compattezza e riconoscibilità?

È stato un processo del tutto spontaneo: ciascuno di noi ha messo il proprio bagaglio musicale al servizio della fase di scrittura. L’ingresso di Leonardo alla chitarra ha ulteriormente consolidato le nostre sonorità hard & heavy, con influenze blues e southern, elementi che da sempre fanno parte dell’identità della band.

La tua voce è spesso accostata a nomi importanti come Janis Joplin e Ann Wilson, ma qui sembra ancora più libera e “sfrontata” del solito. C’è un brano di “Wild Games” che consideri il tuo banco di prova definitivo come cantante, e perché?

Ti ringrazio davvero: vedere il mio nome accostato a Janis Joplin e Ann Wilson è per me motivo di grande orgoglio, ma anche di forte responsabilità.
L’intero album presenta diversi passaggi impegnativi dal punto di vista vocale. In passato tendevo a non preoccuparmi troppo delle difficoltà tecniche (anche pensando a un’eventuale resa dal vivo e alla gestione del brano all’interno di un concerto di almeno 45 minuti), ma con il tempo ho imparato a dosarmi e a ragionare sempre in funzione della performance live.
Nonostante ciò, non penso di avere un brano in particolare, credo che questo sia il disco in cui sono riuscita a esprimermi al meglio, sia vocalmente sia nella scrittura di melodie e testi, ti direi che quindi l’intero album è il mio banco di prova!

Nel percorso verso “Wild Games” è entrato in pianta stabile il chitarrista Leonardo Duranti, mentre Mat Sinner è sempre più figura chiave come produttore e bassista. In che modo questa nuova alchimia ha cambiato il modo in cui scrivete, provate e litigate sulle canzoni?

L’arrivo di Leo alla chitarra ha portato un cambiamento enorme, e decisamente in meglio, sotto tanti punti di vista. Ha reso la scrittura dei brani molto più fluida e naturale: ha capito subito di cosa avessi bisogno per costruire linee melodiche davvero efficaci. E poi, oltre a questa sintonia, è anche un chitarrista straordinario. Abbiamo gusti e ascolti molto simili, quindi lavorare insieme è stato semplice e immediato. Mat, invece, è con noi fin dall’inizio: è una presenza fondamentale, un punto di riferimento costante. Averlo avuto anche sul disco come bassista è stato per noi un grande onore e rappresenta sicuramente uno dei motivi di maggiore orgoglio nel percorso di crescita della band.

I vostri inizi con “Lilith” vi avevano presentato come una nuova realtà hard rock italiana pronta a farsi sentire in Europa, poi “Emosphere” ha consolidato la reputazione anche dal vivo. Se riguardi al 2020, che cosa diresti oggi alla “prima versione” degli IT’sALIE che stava per pubblicare il debutto?

Direi che forse non è una grande idea lanciare l’album di debutto nel pieno di una pandemia mondiale ahahahah!
Scherzi a parte, direi di andare avanti esattamente così, credendoci sempre. E anche quando arriveranno momenti di sconforto — perché arrivano sempre — mollare non è mai un’opzione.

Il singolo “Believers Of Leaders” è stato il primo assaggio di “Wild Games” per il pubblico. Perché avete scelto proprio questo brano come biglietto da visita, e che tipo di messaggio – musicale e “politico”, se vogliamo – volevate lanciare con questo titolo così diretto?

In realtà, il primo singolo è stato “Waiting for the Rain”, brano composto insieme a Mat e a Magnus Karlsson, che fin dalla fase di scrittura abbiamo riconosciuto come il candidato naturale a inaugurare il percorso dell’album.
“Believers of Leaders” è invece il secondo singolo, peraltro proposto da Frontiers Records. Si tratta di un brano particolarmente apprezzato sia da noi, sia dall’etichetta e che, come tutti e quattro i singoli, incarna in modo significativo l’essenza di “Wild Games”.
Contrariamente a quanto potrebbe suggerire il titolo, il pezzo non ha alcuna connotazione politica: affronta piuttosto il tema di una guerra interiore e spirituale che ciascuno di noi si trova a fronteggiare quotidianamente. I “Leaders” possono essere interpretati come differenti personalità o entità, mentre il testo riflette sulle illusioni e sulle convinzioni fallaci a cui spesso aderiamo, vere e proprie voci ricorrenti che si insinuano nella nostra sfera mentale e finiscono per orientare le nostre scelte e il nostro modo di percepire la realtà.

A livello di testi, “Wild Games” sembra fotografare relazioni, fragilità e resistenza personale in un mondo piuttosto cinico. C’è una “storia vera” dietro uno dei pezzi del disco che ti va di raccontare, magari qualcosa che il semplice ascolto non lascia intuire?

In realtà, l’intero contenuto dei testi è una storia vera, in quanto non nasce tanto da relazioni o da conflitti personali, quanto da un mio percorso interiore e dalla “guerra” spirituale in cui, consapevolmente o meno, siamo tutti coinvolti (un tema che ho accennato anche nella risposta precedente).
Non credo che il mondo sia cinico; credo piuttosto che stiamo attraversando un passaggio epocale nello sviluppo dell’umanità. È un momento di trasformazione profonda, in cui le scelte individuali assumono un peso collettivo. Il dado è tratto: ora spetta a ciascuno di noi giocare la propria partita, prendere posizione e decidere se schierarsi dalla parte della Luce o dell’Ombra. La scelta, in fondo, è sempre nostra.

In studio inseguite un suono volutamente caldo, ruvido, quasi “analogico”, ma siete anche una band che vive moltissimo sul palco. Quanto avete pensato ai live mentre registravate il disco, e quali pezzi vedi già come futuri momenti “spacca-collo” in setlist?

Come ho già accennato, moltissimo. Noi siamo una live band a tutti gli effetti, non abbiamo sequenze o basi, noi suoniamo e cantiamo tutto dal vivo. È stato naturale per noi pensarci durante la stesura del disco, io personalmente ci sono stata molto attenta in quanto nei dischi precedenti ho spesso fatto “l’errore” di aggiungere molti cori che poi finivano inevitabilmente per diventare caratteristici del brano. In questi giorni stiamo proprio rodando la nuova scaletta e prevedo che ci saranno diversi momenti “spacca-collo” tratti da “Wild Games”, sicuramente i quattro singoli saranno molto divertenti dal vivo.

“Wild Games” esce per Frontiers Music, etichetta che conosce molto bene questo tipo di sonorità. Che tipo di dialogo si è creato con loro: vi hanno spinto a osare, a limare, o vi hanno semplicemente detto “fate casino, che al resto pensiamo noi”?

Il dialogo con Frontiers si è rivelato fin dall’inizio estremamente fluido e costruttivo. C’è stata subito una sintonia naturale: hanno creduto nella band e nel valore dell’album già dal primo ascolto, dimostrando entusiasmo e grande attenzione verso la nostra proposta artistica.
Abbiamo consegnato il disco in una fase praticamente definitiva e la loro reazione è stata molto positiva. I loro suggerimenti (in particolare la scelta di due singoli su quattro) sono arrivati in un clima di piena collaborazione, senza mai snaturare la nostra identità. Sin da subito ci siamo trovati perfettamente allineati anche sulla visione strategica della promozione, condividendo obiettivi, tempistiche e direzione artistica.
Per noi è motivo di grande orgoglio essere approdati in Frontiers: sentiamo di aver trovato un partner che comprende davvero la nostra musica e il percorso che vogliamo costruire.

Fuori dalla sala prove e lontano dal palco, che persone siete davvero? C’è un lato di voi – una paura, un vizio, un’insicurezza – che pensi finisca sempre, consapevolmente o meno, dentro le canzoni degli IT’sALIE?

Siamo persone molto impegnate nel nostro lavoro. Seguiamo un’associazione in cui organizziamo corsi di musica e facciamo suonare insieme persone dai 6 ai 70 anni. È un’esperienza che alimenta la nostra passione e il desiderio di condividere la nostra musica, qualcosa che ci aiuta a superare paura, stanchezza e insicurezze. In fondo, siamo fatti così: tendiamo sempre a gettare il cuore oltre l’ostacolo.

Immaginatevi tra dieci anni, magari dopo altri dischi e tour: qual è l’immagine “privata” che sperate di salvare sul vostro telefono per ricordare l’era di “Wild Games” – uno scatto di studio, una notte sbagliata, un abbraccio dopo un concerto?

L’immagine che desideriamo conservare, nel telefono come nel cuore, è quella di un gruppo di amici sudati e sorridenti dopo un concerto infuocato: stanchi ma felici, con l’adrenalina ancora addosso e la consapevolezza di aver condiviso qualcosa di autentico e potente.

Chiudiamo guardando un po’ oltre il 27 febbraio: qual è il “wild game” che vorreste davvero giocare nel prossimo futuro – un tour dei sogni, una collaborazione improbabile, un palco che non avete ancora calpestato ma che tenete ben fisso in testa?

Per noi il “Wild Game” significa restare saldi e fedeli alla nostra natura e alla nostra musica, senza lasciarci mai spegnere l’entusiasmo che ci ha portati fin qui. È la scelta quotidiana di credere in quello che facciamo, di difendere la nostra identità artistica e di continuare a crescere senza compromessi.
E sì, perché no: il sogno è anche quello di portare i nostri album su palchi sempre più importanti, in Italia e oltre, condividendo la nostra energia con un pubblico sempre più vasto.

Grazie di tutto e in bocca al lupo!

Grazie a te, è stato un piacere. Evviva il lupo!

https://www.facebook.com/itsalieband

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