Progressive

Intervista Oceans Of Slumber (Dobber & Cammie)

Di Andrea Poletti - 4 Novembre 2016 - 7:11
Intervista Oceans Of Slumber (Dobber & Cammie)

Poco prima del concerto al Colony lo scorso 28 ottobre, abbiamo avuto la possibilità di incontrare ed intervistare gli Oceans of Slumber. Ai nostri microfoni si sono presentati qualche minuto dopo il sound check sia il fondatore Dobber (batterista) che la bella Cammie, vero asso nella manica del gruppo. Un’intervista spontanea con molti contenuti e tanto di vita vissuta, un’intervista lunga ma vera. Buona lettura.

Allora ragazzi, raccontateci come sta andando questo tour per iniziare.

Cammie: Abbastanza stancante, siamo sempre in giro ma è una bellissima esperienza conoscere gente nuova e mi sembra tutto ancora inusuale.

Dobber: Benissimo, è bello incontrare nuove persone e scoprire luoghi differenti. Eravamo già stati in Europa i primi mesi di questo anno con i My Dying Bride ma questa è la prima volta in Italia. C’è una sensazione particolare, un mix di generi sul palco insolito ma credo funzioni alla perfezione; abbiamo una ampiezza sonora non indifferente in questo tour e i mix lo sai anche tu, sono la base della musica moderna anche se il metallaro medio è cieco alcune volte, non vede molto lontano. Credo però che la gente che entri a questi spettacoli abbia una apertura mentale maggiore, arriva senza aspettative su di noi essendo anche una band nuova al grande pubblico. Ogni notte ci ritroviamo di fronte persone che non sanno chi siamo e viceversa, questo è entusiasmante perché vediamo molte reazioni contrastanti, non riusciamo ancora a crederci che la gente venga agli spettacoli per noi.

Siete stati in grado di notare qualche differenza di pubblico, di reazione in base ai paesi che avete visitato durante queste tappe?

Dobber: Si certamente, suoniamo anche un genere tendente al progressive che spesso disorienta e non sappiamo nemmeno noi come suoneranno certi pezzi al pubblico quella sera. Molta della musica che suoniamo è alla base delle mie radici, nasce spontanea da dentro me, siamo cresciuti tutti all’interno del gruppo ascoltando i Type 0 Negative, i Sepultura e la scena Doom, musica di alta qualità se comprendi, sino ad arrivare a Morbid Angel e Dead Congregation. Da una base comune che avevamo da ragazzi alla fine ognuno ha tirato fuori tutto quello che erano le sue passioni, credo però che quando i The Gathering pubblicarono “Mandillion” qualcosa accadeè dentro di me, capii cosa volevo veramente suonare ma ancora oggi non riesco comprendere come fecero a tirare fuori certe idee.

Certo lo conosco, è un album magico hai ragione ma se devo proprio essere onesto mi chiedo come mai dal primo album a questo nuovo “Winter” ci sia stato un cambio così radicale. Come avete compreso che era necessario questo spostamento sonoro? Vi conobbi all’epoca con quel disco, mi piace ancora ma sono rimasto alquanto spiazzato, devo essere onesto, pur amandolo. Mi è servito molto tempo per digerirlo ma ad oggi credo siate più onesti.

Dobber: Sin dal primo momento in cui ho creato la band le musiche sono sempre venute prime che i testi. Già all’epoca avevo in testa una cantante femmina per la band per giocare di contrasti, avere la possibilità di ottenere più sfumature melodiche; alcuni ragazzi del gruppo però non la vedevano di buon occhio come scelta ma che ci potevo fare, ho dovuto adattarmi. Quando poi abbiamo iniziato a scrivere la struttura di “Winter” è passato molto tempo prima che Cammie entrasse nel gruppo in via definitiva; voglio essere onesto, questo disco non era stato scritto inizialmente per lei, non potevo immaginare che sarebbe entrata nel gruppo.

Quindi mi stai dicendo che era tutto pronto, poi Cammie sei arrivata tu. Come hai reagito la prima volta che hai ascoltato queste musiche? So che hai un background musicale in completa antitesi rispetto agli OOS.

Cammie: Sono rimasta senza parole, le ho amate sin dal primo ascolto anche se dentro di me avevo un misto tra timidezza, insicurezza ed entusiasmo. Non riuscivo a comprendere come i ragazzi vedessero me all’intero di quelle musiche ma alla fine mi hanno dato la forza necessaria.

Possiamo vedere questa come una nuova avventura, una nuova sfida per la tua carriera personale.

Cammie: Si certamente anche se non so bene a quale carriera ti riferisci… (ride e abbassa la testa timidamente NdR)

Dobber: Pensa che quando l’ho ascoltata la prima volta cantare dentro una band completamente distante da noi rimasi senza parole. Ci ha presentati un amico comune, anche perché prima non avevo nemmeno idea di chi lei fosse, rimanemmo così in contatto ma senza nulla di serio alle spalle, sapevo che voleva fare la cantante nella sua vita ma non sapevo se avrebbe accettato il nostro gruppo. Avevo delle tracce in modalità demo, eravamo ancora i fase pre-produzione e chiamai Cammie chiedendoli “Provi a cantare sopra ‘Turpentine’ per favore?”, finita la prova eravamo tutti senza parole “Fuck…Wow”! Abbiamo così deciso che ogni canzone doveva avere lei come voce principale, la sfortuna arriva e così abbiamo avuto moltissimi problemi personali  con i vecchio cantante; diventa dura ogni volta che devi cacciare una persona dal gruppo ma non potevamo rimanere chiusi in un vortice di droghe e psicosi personali a causa sua. Abbiamo preso la palla al balzo, ma essendo al centro del processo produttivo ho contattato il nostro produttore e l’ho avvisato della decisione della band e tutto ha avuto una pausa forzata. Siamo stati fermi all’incirca un anno o qualcosa di più prima che avessimo la possibilità di completare tutto e faceva male a livello personale. Nell’inverso del 2014 “Winter” era pronto.

Dopo è uscito l’EP “Blue” che ha spezzato un po’ il silenzio.

Dobber: Ciò che accadde fu questo: Chiedemmo gentilmente a Ronnie di farsi da parte, siamo ancora in relazione, ci salutiamo ma non potevamo più andare oltre. Ho mandato un messaggio a Cammie e gli scritto “Ci stai allora?”

Disperta Cammie (ridiamo tutti insieme NdR) hai detto dentro di te… ora sono nella merda, si onesta.

Cammie: Si diciamo che mi guardavo intorno non sapendo bene cosa dovevo fare o dire (ride NdR).

Dobber: Questa è la sintesi della storia e l’inizio della nostra relazione. Nell’ottobre del 2014, gli abbiamo consegnato le canzoni, dicendoli “fai ciò che ti senti…sii libera di esprimerti” perché sapevamo delle sue qualità.

Quindi hai spaziato e intrapreso delle linee vocali tutte tue, qualcosa che sentissi più personale se non comprendo male.

Cammie: Più o meno è andata così, diciamo che ho amplificato e moderato alcune linee in base ai miei standard vocali. Non ho seguito tutto alla lettera perché in alcuni punti non potevo proprio fisiologicamente produrre tali suoni. Credo però di averlo reso mio in qualche modo tutto l’apparato sonoro.

Dobber: Gli abbiamo dato sei settimane di tempo per imparare tutto l’album, quindi abbiamo avuto questo periodo di pausa ulteriore mentre lavoravamo sulle linee vocali in growl. In questo periodo abbiamo quindi deciso di buttare fuori l’EP di cui parlavamo prima, che io considero un vero e proprio album perché non potevamo rimanere in silenzio così a lungo. Decidemmo dunque di coverizzare ‘Solitude’ dei Candlemass, che ascolto da quando ero bambino. Avevo bisogno di dimostrare che gli OOS erano una band che ora poteva guardare oltre, andar lontano… quale canzone migliore di questa potevo scegliere? Volevo contemporaneamente dimostrare ai giovani che ci seguono come i Candlemass sono storicamente fondamentali, perché molti non li conoscono e fa male anche solo pensarlo. Non sono una band che ascolano tutti ovviamente, hanno le loro particolarità e come ben sai negli stati uniti vale molto di più una canzone dei Black Veil Brides rispetto ai Candlemass

 

Non ho alcun problema con gli Stati Uniti, non ho problemi con quelle che sono le vostre radici musicali o altro, ma ho grandi problemi con quelle band come questa che hai citato, che sono più popolari rispetto ai grandi maestri. Molti giovani non sanno quelle che sono le radici della musica che ascoltano.

Dobber: Lo so, hai ragione ma è un problema che a noi non tocca più di tanto perché non possiamo farci molto, non abbiamo una base di fan sedicenni che ascolta quella roba.

E’ oggettivo come, che piacciano o meno, una band come la vostra ha uno spessore musicale notevolmente più complesso e intelligente rispetto a quelle canzoncine di quei gruppi.

Dobber: Ti ringrazio e dentro di me so che è così, pensa che qualche mese fa ero ad un festival mi guardavo in giro e dentro di me pensavo “Abbiamo di bisogno di più metalheads nel metal”. Oggi molti di quelli che ascoltano metal, almeno dove siamo noi, lo fanno come moda, perché seguono una scia e dopo qualche anno si annoiano e non ascoltano nulla.

Mi sembra di capire dunque che non hai una visione idilliaca di ciò che è il popolo metal oggigiorno.

Dobber: Il fatto è che l’audience più giovane… non so come spiegarmi…quello credo sia un problema a volte, noi abbiamo i nostri ascoltatori e non abbiamo bisogno di raggiungere un certo livello demografico per andare a scalare le classifiche, noi in primis non possiamo e vogliamo cambiare noi stessi. Almeno non dovremmo.

Capisco, non ho altro da aggiungere, meglio che ci fermiamo qua. Ora però mi viene da chiederti come riesci a proporzionare gli OOS al Texas e alla tipologia di paese che è in quanto cultura e storia locale.

Dobber: Tu sei Italiano, voi avete come paese lo stesso temperamento a livello nazionale, non siete così distanti; il clima e l’habitat è pressoché lo stesso e lo sentito nell’animo, nel profondo. Noi arriviamo dalla patria del Blues, dal delta del blues dove la gente è abituata a buttare fuori i propri problemi personali sul palco in musica. Che sia jazz, gospel, blues o i Pantera tutti quelli che crescono in quelle aeree hanno molte influenze che possono arrivare fino ai My Dying Bride, si tratta di avere un giusto bilanciamento. Molti ci dicono che suoniamo più Europei; credo che molti non si aspettino che una band Statunitense riesca a suonare questa tipologia di musica. Mi piace il black metal come i Wolves in The Throne Rooms fino a Chelsea Wolfe e via dicendo, credo sia una questione solo di adattamento e sentire ciò che ti ha colpito maggiormente. Ci saranno moltissime band che amerai ma per qualche motivo non riuscirai mai a sentire. Non abbiamo alcun interesse a diventare come gli Avenged Sevenfold o i Five Finger Death Punch che suonano per un pubblico più ampio spingendo solamente suoi suoni senza chiedere nulla a livello intellettivo. Abbiamo bisogno di qualcosa di più.

Pensa che in Italia la stragrande maggioranza dei metallari, veri, non adora affatto queste due band, anzi più gliene parli più gli viene il vomito. Sopratutto gli AX7 sono odiati, pensa che il prossimo anno ci sarà un tour con AX7, In Flames e Disturbed e la prima domanda è stata: “che diavolo ci fanno quelli li headliner?”

Dobber: Penso facciano bene a farsi questa domanda; pensa che negli Stati Uniti abbiamo avuto un tour con gli Slayer e Ax7 e i mostri sacri gli facevano da apertura, è pazzia pura se ci pensi perché tutti andavano giù di testa. Molta gente main stream era li per attende altri nomi mentre ascoltava gli Slayer senza emozioni. Oggi hai dei Business man che ascoltano Slayer, ti rendi conto?

Si è fottutua pazzia, cosa mai posso dirti, il mondo del metalaro medio è cambiato e non è più quello di una volta, su questo non posso che darti atto. Ora ho le ultime due domande e dopo vi lascio andare a cena. Hai detto che l’album era già pronto prima che Cammie entrasse in via ufficiale nel gruppo, Non so quando uscirà fuori ma di sicuro quando ci sarà un nuovo capitolo ci sarà il suo apporto e sarà completamente diverso. State già lavorandoci?

Dobber: Si stiamo già costruendo il nuovo capitolo, sarà diverso e particolare.

Cammie: Ci sto già lavorando anche io sui testi e la trama da seguire perché verrà fuori un concept album che avrà una sua storia e un suo indirizzo tematico. Le mie idee però devo vedere se funzionano con le nuove strumentazioni che stiamo usando e la nuova direzione musicale.

Dobber: Pensa che sta iniziando a suonare la chitarra e il violino, sta diventano molto brava. Non voglia deviare molto dal concetto originale del gruppo, andare troppo in là. Sta scrivendo una sceneggiatura per una sotto specie di film e questo potrebbe complicare il tutto.

Sento che sei molto eccitata ed emozionata mentre ne parli, si vede che ci tieni moltissimo a questo nuovo progetto.

Cammie: Si è vero, mi piace moltissimo scrivere e creare con la scrittura. Esibirsi sul palco è una finestra che apri in quel momento, mentre scrivere e creare è come mettersi a nudo ed esplorare chi sei veramente. La tua vita che si unisce in una sfida eccitante per creare qualcosa dal nulla, vedila così.

Dobber: Così vale anche per me perché le canzoni cambiano ogni sera e lo sento perfettamente. Suonare dal vivo è come portare in vita reale le canzoni che in studio hai creato. Li è tutto facile mentre a volte live non è sempre così tutto fluente e via dicendo. Noi cambiamo ogni giorno e così anche la realizzazione live delle strutture compositive. Se sei agitato, triste, allegro o qualsiasi emozione, tutto questo va a influire sulla finalità del suono. La gente non è stupida, lo nota e si comprende se stai vivendo un momento particolare. Penso che anche per Cammie sia difficile alcune sere cantare quelle parole perché ci sono delle parti di vita vissuta dentro. Per noi scrivere è obbligatorio, per esempio “Winter” è uscito in un momento terribile della nostra vita, magari il prossimo non sappiamo attraverso quale periodo verrà fuori.

Prendetevi il vostro tempo, non abbiate fretta, perché se tutto questo è molto complesso vuol dire che risiedono degli istinti forti alla base, qualcosa di vero. La mia ultima domanda invece riguarda proprio il titolo del disco, come mai avete scelto “Winter”? C’è un gioco di contraddizioni non indifferente tra la sua voce, il titolo, la vostra musica che ancora non sono stato in grado di collegare l’intero puzzle.

Dobber: (Ride e si prende qualche secondo NdR) Sembra ironico per come l’hai messa giù ma credo che tu abbia ragione, viene difficile connettere tutto questo in un solo insieme creativo. Se penso a ciò che mi ha fatto cresce a livello musicale, alla musica estrema per la precisione, penso anche ai musicisti del ‘700 e della musica classica. Vedo il metal estremo di oggi come l’avanzamento contemporaneo degli stessi suoni di 300 anni fa; alla base c’è la volontà di esprimere sentimenti estremi in maniera forte e decisa. Se poi pensi a Vivaldi e alle sue “4 stagioni” tutto si connette. Da piccolo l’estate e la primavera le odiavo perché erano troppo aristocratiche, troppo frivole; come musicista ho sempre sentito l’inverno come più vicino al mio status personale, anche gli autori del nord come Rachmaninov che portava il freddo in platea con l’impero russo e la loro rivoluzione. Non puoi scrivere musica così se non ci sei dentro a livello culturale. I valori musicali a cui ci si aggrappa per creare non possono essere gli stessi se non sei di quei luoghi. Pensa all’Italia del 1700, in inverno, non doveva essere un bel posto dove vivere per nulla, così l’inverno è il periodo più cupo della vita, la stagione più cupa nella vita che chiude la luce al mondo. Se immagini il sentimento più freddo emozionalmente che hai mai sentito, sarà sempre vicino all’inverno che cambia le cose anche se non vuoi, che ti cambia anche se non vuoi; ognuno avrà un inverno lungo la sua vita in un modo o nell’altro. Così ecco il perché della scelta di questo titolo. Se ascolti la canzone ‘This Road’ che parla dell’aiuto che dobbiamo o possiamo dare ad una persona attraverso questo invero personale, capirai molto anche dell’intera base concettuale che sta dietro le musiche.

Grazie, non ho altro da aggiungere e voglio chiuderla così. Non voglio dire nulla che sia fuori contesto. Grazie ragazzi, grazie di cuore.

Dobber: Grazie a te, figurati e se dopo vuoi venire nel backstage a bere qualcosa insieme dimmelo che sei il benvenuto.

Cammie: Grazie e spero che ti diverta con il live.