Folk - Viking

Feffarkhorn Day 1 @ Spresiano – 12 Settembre 2025

Di Elisa Tonini - 19 Settembre 2025 - 8:57
Feffarkhorn Day 1 @ Spresiano – 12 Settembre 2025

Live Report Feffarkhorn : Day 1

Finntroll+ Vallorch + Ilienses @Feffarkhorn, Lago le Bandie Spresiano (TV) – 12/09/2025

Siamo giunti all’ottava edizione del Feffarkhorn, festival di cultura celtica – e non solo – in provincia di Treviso. Noi, come TrueMetal.it, abbiamo partecipato a tutte le tre giornate di questa edizione.

Nel presente articolo racconteremo la giornata del 12 settembre, data in cui sono presenti i finlandesi Finntroll, i veneti Vallorch ed i sardi Ilienses.

Quest’anno l’evento ha cambiato location e, dalle grave del Piave, si è spostato al Lago Le Bandie di Spresiano (TV). Si tratta di un lago artificiale, originato da una attività di estrazione di ghiaia appartenente al Gruppo Mosole, “riconvertito” in parte ( dei macchinari sono tutt’ora funzionanti ed ogni tanto circolano dei camion a portare via ghiaia). Dotato di un’ampia area verde, nel luogo vi è la possibilità di fare lunghe passeggiate e, a volte si tengono gare di canoa o altre attività sportive. Lungo il percorso vi sono altresì un paio di punti di ristorazione. E’ un’area nata dalla volontà di Remo Mosole, che per gentile concessione sua e della sua famiglia, ha messo a disposizione del festival.
Considerando il lago, spesso mi dimentico della parte più a nord di esso, quella verso la barchessa ed alle piscine che, fondamentalmente, è la zona più adatta ad accogliere un festival come questo.
Pensandoci, intorno al 2006 circa ( o comunque nei primi anni anni 2000) nella stessa zona si tenne un concerto con headliner Tolo Marton, ex chitarrista de Le Orme, più altri gruppi, fra cui i trevigiani Radiofiera.

Parlando del meteo, inizialmente vi erano delle nuvole che parevano un po’ sospette, ma alla fine è prevalso il sole ed il bel tempo, con un clima fresco e leggermente ventoso.

La location e la logistica al Feffarkhorn

Arriviamo alle 18 circa ed entriamo dal lato delle piscine per raggiungere il parcheggio sulla sinistra, che, a colpo d’occhio, non pareva così esteso. C’era comunque già abbastanza gente – molti truccati alla maniera dei Finntroll – ma troviamo comunque parcheggio piuttosto facilmente.

Quest’anno è stato introdotto il pagamento di un biglietto di 5 euro a giornata, che noi avevamo acquistato online qualche tempo prima, evitando così di fare coda alle biglietterie vicino all’entrata. Abbiamo dovuto attendere, tuttavia, più di 40 minuti prima di accedervi, poiché dovevano aspettare l’ok della commissione.
Chissà, nella nuova location dovevano tarare tutto ? Nel frattempo cercavamo di individuare l’area dei food-truck, dei bagni chimici – disseminati un po’ ovunque – nonché la disposizione di altri elementi, fra le quali le bancarelle.
Ogni tanto qualcuno si aggirava a bordo di un golf kart oppure ci spostavamo per lasciar passare chi doveva campeggiare.

Alle 18.45 si poteva finalmente accedere all’area, con addosso il braccialetto di carta. Valutiamo quindi i numerosi food-truck ma molti erano ancora chiusi oppure mancava l’elettricità. Dopo aver fatto un giro delle bancarelle ed aver usufruito dei servizi pubblici, avevamo scelto chi si avvicinava maggiormente alle nostre esigenze. Il palco era poco lontano da lì.

I concerti al Feffarkhorn

La formula di tre band è sempre un numero opportuno per la serata, e, essendo headliner, maggior tempo è riservato ai Finntroll . Era la seconda volta che li vedevo, dopo il Fosch Fest del 2015, così come i Vallorch, visti nel 2018 esattamente al Feffarkhorn. I dark folk sardi Ilienses rappresentavano invece un’incognita assoluta, quindi, per contestualizzare ho dovuto confrontare la loro proposta musicale a quella in studio.

Chiaramente, nel caso di Finntroll e Vallorch mi baso su quanto ricordo dei concerti precedenti, nonché del materiale in studio.

Ad ogni location corrisponde un cambio di distribuzione del suono ed io, se possibile, tendevo a cambiare posizione, sia per “sicurezza personale” che per cercare di carpire le tracce con una qualità audio migliore possibile. Nel caso degli Ilienses ero stabilmente nella parte centrale della seconda fila, quindi vicino al palco .

Ilienses

Foto di gruppo dei sardi Ilienses

Alle 20.15 i dark folk sardi Ilienses iniziano la loro esibizione, perlopiù basandosi sull’ultimo album “Jae“. La loro è una proposta affine agli Heilung, tuttavia con una tipicità propria, quella di una Sardegna misteriosa ed arcaica. Il nome Ilienses deriva dalle tribù che vivevano in Barbagia, in epoca nuragica.
Per la sottoscritta, che non li conosceva affatto, era immediato associare il poderoso throath singing maschile all’universo asiatico, tuttavia la loro estetica non si accompagnava affatto a quest’ultimo. Il look di Mauro Medde, soprattutto, pareva emanare a tratti un’aura esotica, in bilico tra l’arabeggiante ed il bizantino, inoltre le percussioni poste in altezza, mi ricordavano a tratti i wadaiko giapponesi.
Gli strumenti musicali degli Ilienses sono creati dai musicisti stessi e, fra questi, colpiscono un curioso strumento ad arco verticale ( tumborro ) ed uno strano “conglomerato di campane”(sonagias) dal suono stridente ed abrasivo .

In una quarantina di minuti circa, i sardi offrono un concerto dall’atmosfera meditativa, colta, ma di grande intensità emotiva ed energia, tra ritualità ancestrali e spirito minaccioso. Tracce che trasudavano amore ed orgoglio per la propria terra, razionalizzato quando veniva spiegato al pubblico il concetto di base dietro ad esse. Quando la talentuosa cantante e polistrumentalista Natascia Talloru saluta dicendo “Ciao Veneto”, mi venne impossibile non pensare a Deddore Meloni – indipendentista sardo –  e, nel momento in cui dice ” è la prima volta che siamo all’estero” è un po’come mi sento io quelle rare volte in cui mi capita di visitare luoghi distanti, diversi da dove vivo. L’Italia è un insieme di numerosi popoli, tutti ugualmente di pari dignità.

Pur diversi dai miei ascolti metallici abituali, gli Ilienses sono un gruppo degno di assoluto rispetto ed ascoltarli è stato assolutamente rinfrescante e liberatorio. Anche il pubblico, seppur non numerosissimo, apprezzava la proposta. Una di quelle band in cui dal vivo risultano valorizzate ulteriormente rispetto alle versione in studio. Da segnalare particolarmente “Eròes”.

Vallorch

Foto di gruppo dei Vallorch

Dopo un po’ di pausa ed aggiustamenti vari, i veneziani Vallorch iniziano sulle 21 e 15 circa il loro concerto. Hanno proposto essenzialmente canzoni dall’ultimo album chiamato “The Circle“, uscito a marzo di quest’anno, opera in linea con il loro mix di folk power/death metal con arrangiamenti sinfonici, voce femminile celestiale e potente growl maschile (più raro il clean). C’è però qualche sorpresa, ma lo dirò poi.
Ero in ultima fila, verso il mixer ed i suoni apparivano da subito ovattati, con poca potenza nelle chitarre, migliorando un po’ successivamente, specie se ci si spostava a circa metà distanza dal palco. A tratti vi era l’impressione che Sara Tacchetto si trovasse un po’ in difficoltà in certi spettri delle tonalità più alte, tuttavia dà prova di una grandissima abilità canora. In generale, il livello tecnico dei Nostri è ottimo nel fondere i multi-sfaccettati strati umorali dei brani.

I Vallorch con la loro simpatia ed energia sanno di certo intrattenere il pubblico, che si lasciava andare a balli, mosh pit e circle pit.
La sorpresa numero uno per me è stato il chitarrista e cantante che, ad un certo punto, si mette a parlare in veneto, cosa assolutamente inaspettata e gradita per la sottoscritta.
Numero due: ciò porta all’introduzione di “Salbanéo” (un folletto) e scritta in veneto,  che per me è valsa la serata intera, se non la giornata stessa. Incoraggio la band a scriverne altre, sia di ironiche come questa, che su tematiche più serie e colte.
D’altro canto “Röte Löon” sorprende per essere cantata in cimbro. Veneto e cimbro, rappresentano la diversità da preservare nel Veneto, ragazzi miei.
Contentissima di aver ascoltato nuovamente la splendida “Fialar” dal vivo, una hit.

I Vallorch tra l’altro festeggiano 15 anni di attività ed avevano informato il pubblico del compleanno del fondatore della band, uno dei due invitati a salire sul palco.
Alle 22 circa si conclude l’esibizione dei veneziani, davvero molto, molto apprezzata, al netto di alcune perplessità espresse.

Vallorch – setlist

To the Silver Summit
Hellpath
Drink Some More!
Sylvan Oath
Antermoia
Fialar
Circle of the Moon
Salbanéo (Live debut)
Voices of North

Finntroll

Foto di gruppo dei Finntroll

Sono oltre le 22 e 30 quando – a caso – il pubblico chiama in coro il nome di “Valerioo” e poi, poco dopo, inizia il concerto dei Finntroll. I suoni impastati rendevano difficoltoso distinguere, purtroppo, la struttura della prima traccia, “Solsagan” tra le migliori di quelle suonate stasera. Anche in questo caso, comunque, il problema si era attenuato poco dopo, risultando adeguatamente potenti e definiti, specie nei pezzi più melodici.

Il pubblico era decisamente più numeroso rispetto ai due gruppi precedenti, tuttavia pressoché “tranquilli” nell’ascoltare la band di Henri Sorvali. Pit, mosh pit erano comunque presenti e si vedeva chi faceva crowd surfing, nonché una bandiera dei Finntroll sventolare. Con “Trollhamren”, il pezzo più vivace e ruffiano della serata, una parte del pubblico era decisamente “impazzita”.
Il mio modo di vivere la musica, anche dal vivo, è certamente diverso da questo concetto così fisico ed estroverso. La musica per me è sacralità, energia e raccoglimento interiore, soprattutto il metal.
Quella dei Finntroll è una musica a tratti allegra a tratti brutale ma, a suo modo, dotata di una certa eleganza. Quest’ultima è una caratteristica che li accomuna ai loro fratelli Moonsorrow.

I finlandesi hanno proposto una scaletta che pesca da album come “Vredesvävd”, “Nifelvind”, “Nattfödd” e “Blodsvept” e da cui emergevano – “Solsagan” a parte – “Slaget vid Blodsälv” e “Skogdotter”, quest’ultima splendida nell’epicità gioviale intrecciata ad un cuore romantico e drammatico di fondo.

Alle 23 e 50 termina il concerto ed è un vero peccato – ancora una volta – di non aver sentito dal vivo “Korpens Saga” che adoro. Non dò tuttavia affatto per scontato che uno dei gruppi storici del folk metal europeo – e non solo – si esibisca qui, un territorio che non è certo il più gettonato milanese.

Finntroll – setlist

Solsagan
Nedgång
Ylaren
Blodsvept
Forsen
Den frusna munnen
Slaget vid blodsälv
Mask
Trollhammaren
Nattfödd
Att Döda Med En Sten
Skogsdotter

Encore:

Under bergets rot
Midvinterdraken
Ormfolk

Conclusione

Nuova area, nuovo modo di configurare le cose e ricalibrare il tutto, ma il Feffarkhorn, al netto di alcune attese di troppo e alcune imperfezioni tecniche, era partito davvero molto bene.

Elisa “SoulMysteries” Tonini

p.s. leggi sotto il report delle altre giornate

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