Recensione: Cult Classic (reissue) e Hard Rock Live Cleveland 2014

Di Francesco Maraglino - 21 Gennaio 2020 - 8:55

I Blue Oyster Cult sono una delle più longeve band dell’heavy rock di tutti i tempi. Hanno alle spalle, difatti, circa cinque decadi di carriera, hanno venduto ventiquattro milioni di dischi nonché influenzato tonnellate di artisti, soprattutto in ambito metal.
Il loro hard rock è peculiare assai: mescola boogie, psichedelia, prog e hard’n’heavy con testi di particolare qualità, carichi di spunti letterari, esoterici e fantascientifici (grazie anche al ruolo del loro manager/poeta Sandy Pearlman; e, da qualche parte del loro repertorio, c’era persino lo zampino di Patti Smith, la quale, per un soffio, non diventò la cantante della band!)
Oggi i mai domi BOC stanno scrivendo nuove canzoni per un intero nuovo album e, intanto, la Frontiers Music li ha messi sotto contratto e si avvia a realizzare un piano di ripresentazione della gloriosa band.
Per dare un sostanzioso assaggio di questo 2020 marchiato (anche) Blue Oyster Cult, la label italiana ha, infatti, dato subito alle stampe due lavori distinti che, da un lato, possono rappresentare un primo passo ottimale per coloro che vogliano avvicinarsi per la prima volta a questa straordinaria band e, dall’altro, un bel regalo ai fans più “completisti” della formazione.

Il primo lavoro è la reissue, su CD e vinile, di “Cult Classic”, un’antologia originariamente uscita nel 1994; un greatest hits, certo, ma un best of  speciale, perché i brani furono risuonati tutti dalla line up dell’epoca. Sono presenti tutte le hit, più o meno, della band e, in particolare, gli  album “Agent of Fortune” (il loro più grande successo mainstream) e “Secret Treaties” (facente parte della sacra ed immensa triade iniziale di album della band) sono stati i più saccheggiati.

Ecco quindi che “Cult Classic” snocciola  Don’t Fear the Reaper, la canzone dei BOC che-tutti-conoscono-anche-chi-non-sa-di-conoscerla, Godzilla e Burning for You, altre hit irresistibili  tra orecchiabilità e chitarroni hard rock, E.T.I. (Extra Terrestrial Intelligence), hard rock spaziale disegnato da intrecci melodici e riff di chitarre.

Ma anche brani più duri e rock’n’roll (tutti dal primo terzetto di LP di cui sopra) sono qui presentati in gran spolvero: ecco, infatti, arrivare  il rotolante boogie di M.E. 262, il trascinante strumentale tutto chitarre  e tastiere Buck’s Boogie, l’hard rock impreziosito da asce e tasti d’avorio  Cities on Flame with Rock ‘n’ Roll, il rock’n’roll di Harvester of Eyes, l’hard rock blues/psichedelico
O.D.’d on Life Itself.

Le atmosfere più pesanti sono stemperate dalla lenta, epica, suggestiva e progressiva  Astronomy     e dal midtempo orecchiabile e teatrale – con pianoforte e chitarre grandi protagonisti – di Flaming Telepaths e dalla catchy This Ain’t the Summer of Love.

I due “TV Mix” di  (Don’t Fear) the Reaper e Godzilla sono, infine,  poco più di due curiosità.

Va detto che, malgrado quest’antologia re-incisa risalga al 1994, non si registra in essa alcuna concessione ai suoni in voga a quei tempi, restando qui i BOC assolutamente coerenti con il loro pur sfaccettato sound.

L’altro album in uscita, è, altresì, una chicca live, che prende il nome di “Hard Rock Live Cleveland 2014”. Il concerto qui registrato è quello tenuto dai Blue Oyster Cult il 17 ottobre 2014 all’ Hard Rock Casino di Northfield (Ohio). In fatto di live album i BOC devono, naturalmente,  fare i conti con il retaggio di uno dei propri doppi album uscito ai tempi in cui un doppio album live era davvero un evento, “ On Your Feet On Your Knees”.

Inutile, però, fare  paragoni con un disco così classico ed amato. Meglio godersi tout court questo CD (doppio) o vinile (triplo) e Blue Ray o DVD, che pesca in un vasto repertorio, riproposto in versioni grintose a dispetto dell’età veneranda dei musicisti.

Anche qui sono  presenti i successi maggior (tra cui citiamo ancora Godzilla, nella cui versione dal vivo è sottolineata la  componente hard, e che include assolo di basso e batteria e giochetti di chitarra che introducono la successiva (Don’t Fear) the Reaper, ma molti sono gli altri brani da citare: le vivaci versioni di  The Red And The Black e  Golden Age Of Leather, la nervosa e decisa  Career Of Evil, le eleganti  e avvolgenti  Shooting Shark (con le quattro corde del basso ben in evidenza)  e The Vigil, entrambe contrassegnate da chitarre divise tra spunti tra prog e fusion,

Sono, altresì, molto affascinanti le versioni dal vivo di Came The Last Days Of May (lenta, solenne e suggestiva, nonché caratterizzata  da una coda tra prog e psichedelia), della ballad  I Love The Night, e dell’hard rock di Hot Rails To Hell e di Black Blade (quest’ultima teatrale e, ancora, ricca di spunti prog/psyco dell’organo e delle tastiere e contrassegnata pure dall’assolo del basso).

L’accoppiata “Cult Classic” e “Hard Rock Live Cleveland 2014” rappresenta certamente un doppio acquisto utile (come si diceva in apertura) per cominciare a conoscere questa band fondamentale (ma che in Italia non ha mai, forse, raccolto il consenso che meritava), in  attesa del nuovo album  e della riscoperta della loro discografia.

Unica pecca: manca qui qualsiasi estratto dal magnifico “Imaginos” del 1988 (a parte Astronomy di “Secret Treaties”, che fu ripresa anche lì).

Francesco Maraglino

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