Recensione: Achlys

«Anasarca: edema massiccio e diffuso nel tessuto sottocutaneo e nelle cavità sierose (pleura, peritoneo, pericardio), causato da un grave accumulo di liquidi»
Gli Anasarca sono una delle realtà storiche del death teutonico essendo nati nel 1995, ovvero durante gli anni della piena esplosione dei generi estremi. “Achlys” è il quinto full-length in carriera e, come gli altri, è caratterizzato dall’essere un concept album. Il tema? Il dolore. Per la morte dei propri cari, per quelli dei compagni di band e, più in generale, per le persone della comunità metal.
Malgrado queste tematiche che riportano a uno stato d’animo misantropico, buio, di sofferenza; la musica non è, come ci si potrebbe aspettare, altrettanto oscura se non addirittura blackened. Il death trattato dal combo tedesco è quello classico, radicato negli stilemi di base anzi di partenza, tuttavia ammodernato per resistere ai marosi del mercato internazionale anno 2026. Della formazione originale è rimasto il solo Michael Dormann, il cantante, che alla nascita suonava anche la chitarra, ora nelle mani di Carsten Geerlings.
Uno stile equilibrato, verrebbe da dire di conseguenza, poiché accanto alle idee di Dormann giacciono quelle dei suoi compagni, di generazione meno attempata. Come più su accennato, detto stile accumuna delle linee vocali incentrate su un growling potente – aggressivo, cattivo, riottoso, con rivoli di sangue che colano dai lati della bocca – , a un riffing estremamente complesso ma aderente al modo di interpretare le partiture della sei corde sia in fase ritmica, sia in quella solista.
Geerlings, difatti, si danna l’anima per davvero, allo scopo di tenere su un’intelaiatura composta da una moltitudine di riff che mutano continuamente, donando al tutto una buona sensazione di agilità e scioltezza, malgrado la pesantezza di un sound monumentale, granitico, compatto come la roccia più dura (“Wish You Were Here“). Il muro di suono, alimentato dalle violentissime bordate al calor bianco innescate dal furibondo blast beat di Alf Kluge, è assolutamente impenetrabile e inamovibile.
La tecnica dei quattro attori è assai elevata, e consente loro di muoversi come meglio credono per dar vita a qualcosa che sia contemporaneamente lambiccato e perfettamente leggibile. In più, a proposito di masticare il disco e poi digerirlo, non manca un pizzico di melodia. Certo, non si è ai livelli del melodic death metal, tuttavia qualche passaggio risulta piacevole all’orecchio, aiutando le mandibole e lo stomaco nell’ingurgitare il fiero pasto (“He Is Dead“). Tant’è che le note biografiche dissertano di un improbabile, perlomeno a parere di chi scrive, melodic-brutal death metal. Perfetto, anche, il riempimento del tutto da parte del basso di Björn Fuhlendorf che, in una compagine a una sola ascia, fornisce a quest’ultima un irrinunciabile aiuto con lo spartito oltreché a tuonare in sottofondo come un enorme temporale in avvicinamento.
Tutto bene? No. E questo perché il timbro sonoro degli Anasarca, seppure elaborato senza alcun errore tecnico/artistico, non è particolarmente originale. Così, benché sia disegnato con precisione e dovizia di particolari, si perde un po’ nella marea di tanti altri che lasciano la loro firma sul foglio del death metal, sezione ortodossia. Anche le canzoni, pur’esse realizzate senza alcun difetto, si mostrano prive del famigerato quid in più che le renda memorabili o almeno apprezzabili a seguito, anche, di reiterati ascolti. Così, dopo un certo periodo, la cui lunghezza è soggettiva, fa capolino il nemico numero uno di un’opera musicale: la noia.
“Achlys” è quindi un LP, peraltro prodotto anche in questo caso senza nei, che può risultare ideale per devastare i timpani dei vicini di casa. La sua manifattura non è da mettere assolutamente in discussione ma il songwriting appare scolastico. Bello, pulito, ordinato, tecnicamente ineccepibile ma, purtroppo per gli Anasarca – la cui bravura a tutto tondo non si può mettere in discussione – , non particolarmente dotato di sentimento, di cuore.
La sufficienza, comunque, c’è.
Daniele “dani66” D’Adamo

