Recensione: Act III

Di Filippo Benedetto - 28 Luglio 2003 - 0:00
Act III
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Anno:1990
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92

I Death Angel sono stati una band prodigio. Scoperti da Kirk Hammett, giovanissimi se ne uscirono con un bell’album d’esordio, intitolato “The Ultra-Violence”. Il loro può essere definito un thrash eclettico, non necessariamente rientrante nei classici stilemi del genere e proprio per questo motivo decisamente piacevole da ascoltare, e molto coinvolgente grazie alla solida e compatta tecnica strumentale di ogni singolo membro della band. Originari di San Francisco, questi thrashers hanno bruciato presto le tappe di una carriera musicale in continua evoluzione, giungendo a comporre un bellissimo disco, ovvero questo “Act III”. Il disco è bello, potente, preciso nei minimi dettagli e, soprattutto, “eclettico” in sede compositiva.
“Act III” si apre con la bellissima “Seemlingly endess time”, introdotta da un quasi crepuscolare rumore d’onde del mare. Il pezzo attacca in modo improvviso, i riffs sono taglienti come rasoi e la batteria è fenomenale. La bella voce di Mark Osegueda si cala perfettamente nelle varie atmosfere presenti nella song, da quella più cupa e violenta al chorus melodico. Il punto forte della track è la varietà di queste atmosfere create dai riffs, che si susseguono uno dietro l’altro togliendo il respiro, per poi allentare la tensione con un ritornello molto accattivante. Il brano seguente, “Stop”, è uno dei più belli del CD e ne racchiude tutta l’essenza. Il riff iniziale è sonoro, cattivo e il lavoro di batteria ne appesantisce di non poco l’impatto. La voce è come al solito ben inserita nel contesto del pezzo e coglie perfettamente l’atmosfera “evil” della track, che si svolge lungo ripetuti cambi di tempo, in un susseguirsi di stop and go davvero fulminanti. “Veil of Deception” è un piacevole passatempo per il combo di San Francisco, che in questo brano dimostra una notevole capacità di uscire dagli schemi della classica canzone semi-acustica, creando riffs molto facili da assimilare e dai tratti melodici accattivanti, senza mai scadere nello scontato. Un brano che scorre velocemente e ti cattura, insomma, in cui non sembra proprio possibile che l’ottimo lavoro alle chitarre acustiche possa essere opera di ragazzi non più che ventenni. La quarta traccia, “The Organization”, riprende sonorità pesanti arricchite da riffs veloci e potenti. Song molto vivace, trascinante, piena di vivacità e soprattutto mai e poi mai basata su di un unico riff portante. I Death Angel sono potenza, aggressività sonora, melodia, ma sono anche una band che sa spiazzare e spaziare negli stereotipi del thrash, e “Discontinued” ne è una tangibile prova, molto coraggiosa da parte del combo di ‘Frisco. Si miscelano infatti Thrash metal e sonorità funk. L’esperimento riesce, e decisamente bene! Un attacco di batteria discontinuo introduce ad un riff cattivo, pesantissimo, che lascia poi spazio ad un giro di basso appunto molto funky. Geniale. Il brano piano piano prende forma, gli strumenti si amalgamano a poco a poco in un’atmosfera cupissima, nonostante rimanga un chè di frizzante all’interno del brano. Le vocals sono grandiose, finchè non irrompe un assolo bellissimo. Tutto il brano è un susseguirsi di fraseggi metallici intervallati da queste incursioni funkeggianti, che nel contesto complessivo della canzone risultano azzaccatissime. Ogni buona band prima o poi sfoggia sempre il suo lato più intimo e malinconico, magari con una ballad, e neanche i Death Angel possono sfuggire a questo destino, sfoggiando la struggente e bellissima “A Room with a View”. Una chitarra acustica, con un giro semplicissimo ma accattivante, ci introduce al motivo principale del pezzo, ed è semplicemente magia. Questa ballad si ascolta tutta d’un fiato, rapisce il cuore con un assolo struggente fino all’irrompere delle chitarre distorte, che non fanno altro che sottolineare, e bene, il sentimento di malinconia trasmesso. L’arrangiamento della track, come tutto il disco del resto, merita la lode e con questa ballad i giovani californiani non fanno altro che ribadire una maturità artistica già pienamente consapevole. “Stagnant” riposiziona l’album sulle coordinate di un thrash tecnico, pulito, ma molto arrabbiato, e i continui stop and go delle chitarre, che costruiscono riffs granitici, non fanno altro che ribadire una volta di più la bravura della band. “Ex-tc” è un brano che irrompe violento nelle orecchie dell’ascoltatore con una voce maligna, che urla in principio, per poi farsi cupa senza mai scadere nel banale. Track che forse si ripete un po’ troppo, ma che in ogni caso non abbassa minimamente l’ottimo livello creativo del album. Il disco sta per volgere alla fine e la penultima canzone, “Disturbing the peace”, è un vero attacco sonoro, che non lascia respiro all’ascoltatore e rimanda all’Ultra-Violenza delle origini della band. Una dolce ninna-nanna, suonata da un carillon, fa partire “Falling Asleep”, e introduce un brano velocissimo e sempre cattivo, in perfetta linea con lo spirito che il combo di San Francisco evidenzia. La tecnica ovviamente è sopraffina anche in questa traccia, ribadendo, se non ce ne fosse stato bisogno, il gran valore di una gruppo da annoverare tra i massimi esponenti del Bay area thrash sound, gruppo del quale questo album è perfetto portavoce.

Filippo “Oldmaidenfan73” Benedetto

Tracklist :
1. Seemlingly Endless Time
2. Stop
3. Veil of Deception
4. The Organization
5. Discontinued
6. A Room With a View
7. Stagnant
8. Ex-Tc
9. Disturbing the Peace
10. Falling Asleep

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