Recensione: Alpha & Omega
Iron Wings: un monicker che richiama gli anni ’80. Lasciando stare i giganti britannici Iron Maiden, così, a memoria, vengono in mente i tedeschi Iron Angel e Iron Saviour o i finlandesi Iron Cross. D’altronde il ferro rientra tra i metalli pesanti e il suo termine inglese ha un impatto forte e immediato, perfetto per marchiare una band Heavy Metal.
Gli Iron Wings non provengono però da quel periodo: si sono formati nel 2015 a Riga, capitale della Lettonia, e non puntano a celebrarlo. Se mai lo rispettano, e il loro sound ne risente senza tuttavia ricalcarlo, preferendo muoversi in un ambiente sonoro più contemporaneo e pure legato al Post-Thrash anni ‘90.
‘Alpha & Omega’ è il loro terzo album in studio, autoprodotto e disponibile dal 24 aprile 2026. Rispetto al precedente ‘Ritual of Rage’ (2022), le differenze concrete si riscontrano nella sostituzione del batterista – con l’entrata in scena di Dainis Paškēvičs al posto di Valdis Emīls Popēns – e, soprattutto, nei testi. La band passa infatti dalle tematiche esoteriche o incentrate sui lati bui della mente umana, ispirate dalla letteratura decadente di fine ‘800 (alla Charles Baudelaire, per intenderci), a temi decisamente più concreti, incentrati sulla contestazione dell’attuale situazione socio-politica e del caos che ne deriva.

“Non possiamo rimanere indifferenti e in silenzio di fronte a ciò che sta accadendo nel mondo”, dichiarano i membri della band. “Furia, energia, la volontà di non avere paura di parlare e di opporci a tutto questo nel modo che, come band, sappiamo fare meglio: creando un messaggio inequivocabile sia musicalmente che tematicamente”.
Musicalmente gli Iron Wings provano a compiere un balzo in avanti senza rinnegare il proprio retaggio, introducendo nel loro Thrash scenari a più movimenti, imprevedibili e mai scontati. Il processo è come il gettare della vernice su una tela plasmando macchie di colore sovrapposte e dalle molteplici sfumature. Per gli Iron Wings questi contrasti vanno dal rosso rovente al nero assoluto, generando un clima scuro e inquietante in cui sono poche le superfici di tela rimaste intonse a rappresentare un’isola di speranza in un mare di guai.
Tra le influenze si possono citare Lamb Of God, Machine Head e Slayer (che, prima o poi, sentiremo anche in qualche album di Cristina D’Avena…), nella loro forma meno esasperata. Difatti ‘Alpha & Omega’ non avanza lancia in resta, ma esprime una ferocia più ragionata, analitica e chirurgica. Gli Iron Wings vogliono insinuarsi nelle pieghe della mente, non colpire violentemente e scappare via.
Le sirene antiaeree poste in apertura introducono la prima traccia (‘Halo From Hell’) e infondono un senso di urgente pericolo. Questa percezione incombe per tutta la durata del disco, amplificata da un uso particolare di riff e melodie che restituiscono la sensazione di stare su una giostra vorticosa da cui si è costantemente sul punto di cadere.
Sia che i brani siano incentrati sulla velocità (‘Alpha & Omega’, ‘Warrior (Si Vis Para Bellum)’, ‘Undertaker (If I Can Hope oh God)’, ‘Cyanide’), sia che si basino sulle pesantezze ritmiche (‘The Game’, ‘Agony of Desire’, ‘Snake Eater’) o che grondino astiosa sofferenza (‘Burning Man’), il paesaggio resta sempre buio e temporalesco. L’atmosfera è carica di un’elettricità statica che improvvisamente scarica a terra la frustrazione e la rabbia, trasformandosi in un invito a schierarsi contro un sistema corrotto e deviato.
La produzione, sofisticata, mette in campo una serie di elementi sonori che mantengono i sensi sempre all’erta: chitarre ritmiche taglienti e corpose (ma non troppo sovrapposte), un basso pulsante che mantiene cupa la notte, una batteria temporalesca che la rende pericolosa e una voce aggressiva e ruvida, ma profonda e cangiante.
In conclusione, ‘Alpha & Omega’ si rivela un ottimo disco. Il principio e la fine, il punto di partenza e lo stadio finale, soprattutto un eccellente capitolo nella storia degli Iron Wings, sicuramente da ascoltare con viva attenzione.
