Recensione: Angelus Apatrida

Di Andrea Bacigalupo - 3 Febbraio 2021 - 8:30
Angelus Apatrida
75

Azz … Gli Angelus Apatrida hanno superato i Beatles! Se si esclude il primissimo periodo storico, quello che va dal 1960 al 1962 e che vedeva nella formazione il batterista Pete Best ed il batterista Stuart Sutcliffe, il quartetto di Liverpool è rimasto sempre lo stesso per tutta la carriera discografica, dal primo album ‘Please Please Me’ fino allo scioglimento avvenuto nel 1970.

Gli Angelus Apatrida sono andati oltre: in vent’anni di carriera nessun cambio di lineup li ha sconvolti, loro erano agli inizi e loro sono rimasti, forti, coesi e con le idee sempre più chiare.

Un fenomeno più unico che raro, una mosca bianca, soprattutto ai giorni nostri, ma che indubbiamente dà i suoi frutti, come dimostra il nuovo album, dal semplice titolo ‘Angelus Apatrida’, disponibile dal 5 febbraio 2021 via Century Media Records.

Angelus Apatrida’ prosegue il lavoro del precedente, ed ottimo, ‘Cabaret de la Guillotine’ del 2018, risultando maggiormente feroce ed incazzato.

Pur se parte del materiale è stato scritto prima, il platter è figlio di questa pandemia, la cui virulenza ha messo in ginocchio il mondo, non solo per i milioni di morti che ha causato (che piangiamo tutti), ma anche per aver instillato in noi un’insana incertezza, non solo su quello che sarà il nostro futuro (quella c’è sempre stata), ma, più che altro, su quello che è il presente.

Cattiva e confusa informazione, scelte dubbie da parte di chi è alla guida, quel chiaro senso che prima viene il denaro e poi le persone … ed alcune persone prima di altre, categorie di lavoratori e famiglie allo sbando e c’è chi sta speculando sulla salute … E’ quanto di più prossimo alla battaglia finale, l’Armageddon protagonista di tanti dischi Metal.

Questa situazione, che va oltre l’aspetto economico (importantissimo, beninteso) non poteva non influire su chi la sta vivendo con particolare intensità, su chi ha bisogno, per esprimere la propria arte, di stare in mezzo al pubblico, ma non lo può fare ed ancora non sa quando potrà.

E per chi ha l’anima del Thrasher questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso portandolo a scavare ancora più in profondità nei propri sentimenti per scagliarsi contro il razzismo, il fascismo, l’omofobia e tutto quello che va a ledere i diritti umani.

In ‘Angelus Apatrida’ la ferocia scorre impetuosa dall’inizio alla fine con le melodie portanti di ‘Cabaret de la Guillotine’ ulteriormente inasprite ed il sound reso più  tagliente ed incisivo, con solo qualche tastiera, utilizzata ogni tanto, non per smorzare ma per dare maggior consistenza al muro sonoro (come nell’opener ‘Indoctrinate’). Non ci sono intro, momenti di pausa, ballad, semi ballad od incursioni in altri generi: tutto scorre veloce e violento trascinando con sé rabbia e rancore.

Con questo, non è che il quartetto spagnolo si sia trasformato nei Possessed di ‘Seven Churches’. L’identità degli Angelus Apatrida è sempre quella, evidenziata dal loro modo di suonare un Thrash nudo e crudo ad alto tasso tecnico, dalla particolare voce di Guillermo Izquierdo e dall’estrema cura nell’esecuzione degli assoli.

L’album si sviluppa lungo dieci pezzi, per una durata complessiva di poco superiore ai tre quarti d’ora, dal songwriting curato e ragionato, sofisticato ma non diretto.

A parte la già citata ‘Indoctrinate’, che apre il platter con violenza entrando subito in circolo, per il resto bisogna avere un minimo di pazienza per coglierne tutti gli aspetti, un po’ come si è fatto con il Thrash dei Megadeth di ‘Peace Sells … But Who’s Buying’ per intenderci: piace, ma ogni volta che lo si ascolta c’è qualcosa di nuovo.

I pezzi sono articolati e densi di cambi di tempo, con inserite tante variabili sottese a colpire e frantumare. Giusto per fare due esempi posti alle estremità: ‘We Stand Alone’ è caratterizzata da una matrice Speed anni ’80 frammentata da un interludio più moderno, mentre la malvagia ‘Through The Glass’ ha una struttura progressiva complessa, che alterna melodia a pestaggio sonoro.

In tutto l’album aleggia il rispetto per l’Old School americana ma anche quella sana voglia di dire la propria, senza troppa innovazione per non uscire dai binari di quello che è il figlio ribelle del Metal per eccellenza. Gli Angelus Apatrida sono una Thrash band genuina e questo ci deve bastare.

Una band che vuole crescere ancora, senza sedersi sui suoi vent’anni di esperienza, scavalcando gli ostacoli che si trova davanti con coesione ed affiatamento, un buon esempio in questo particolare momento.

Angelus Apatrida’ è stato registrato ai Baboon Records di Albacete ed è stato mixato e masterizzato ai Planet-Z di Wilbraham da Zeuss (Rob Zombie, Overkill, Hatebreed, Municipal Waste, Shadows Fall) mentre l’Artwork, che è un sunto di un po’ tutti i mali del mondo, è stato curato da Gyula Havancsák (Annihilator, Destruction, Stratovarius).

Angelus Apatrida’ non apre una nuova era del Thrash; La rabbia genuina che esprime, però, ne riassume bene il concetto. Nell’insicurezza del 2021 gli Angelus Apatrida sono una certezza. Bene così!

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