Recensione: Anthropic Genetic Involution

Di Andrea Bacigalupo - 22 Aprile 2026 - 8:30
Anthropic Genetic Involution
Band: Ural
Etichetta: Xtreem Music
Genere: Thrash 
Anno: 2026
Nazione:
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80

Prosegue la corsa degli Ural, Thrash band torinese con già 16 anni di storia e 4 album sulle spalle, di cui l’ultimo, ‘Anthropic Genetic Involution’, sarà disponibile dal 23 aprile 2026, tramite l’etichetta Xtreem Music.

È un gruppo che TrueMetal.it segue con interesse fin da ‘Just For Fun’, secondo album uscito nel 2019, e che, bisogna dire, da allora non ha deluso le aspettative, dimostrando una buona crescita con il penultimo ‘Psychoverse’ del 2023.

Anche questo nuovo ‘Anthropic Genetic Involution’ non è da meno, posto sulla stessa traiettoria ma con quel quid in più dato dalla somma di esperienza + coesione (con una lineup inalterata da almeno 7 anni, che non è roba da poco).

Il loro è sempre un Thrash abrasivo e sovversivo, derivativo di influenze Vecchia Scuola che vanno dagli Anthrax agli Exodus della prima era “Zetro”, fino ai canadesi Voivod, passando per il Crossover dei Nuclear Assault. Il tutto ben emulsionato in un minipimer, poi compresso dentro un lanciafiamme e sparato ad alzo zero.

L’album è composto da 9 pezzi, ciascuno completo e sostanziale allo stesso tempo, tanto che tutto il lavoro non supera i 35 minuti.

Circa mezz’ora di puro terremoto, però, piena di riff taglienti alternati con cambi di tempo repentini e stravolgimenti di scena incessanti.

Gli elementi basici ed urgenti del Crossover vengono alternati ad articolazioni ritmiche di varia complessità e velocità, con nel mezzo collegamenti dissonanti dalla rarefatta atmosfera psichedelica e con un continuo passaggio da momenti istintivi e bizzarri ad altri tecnici e flessibili.

La voce di Andrea Calviello, ispirata allo stile prepotente e frenetico di John Connelly e a quello strafottente ma pulito di Joey Belladonna, è un urlo accusatorio chiaro e tagliente, corrosivo ed incisivo e fa sì che ‘Anthropic Genetic Involution’ trasmetta rabbia pura da ogni suo solco.

C’è molto affiatamento tra le due asce, con assoli lunghi e ben fatti che accrescono il senso melodico di un album che, per quanto aggressivo, non è solo improntato sulla folle corsa e sul martellamento sonico, avendo contenuti molto articolati ed ispirati.

Il songwriting è corposo, gli Ural si muovono come una macchina ben oliata con tutti gli ingranaggi in ottima sintonia, anzi … più che macchina, il termine giusto è “carro armato”. Questa band sa il fatto suo, macinando note su note e riuscendo a fare proprio un incrocio di stili vecchi come Noè tenuti, però, al passo con i tempi.

Difatti, come per i precedenti lavori, non ci si deve aspettare nulla di nuovo, non è questa la mira del disco, anche se un minimo di spazio lasciato alla sperimentazione c’è.

Passando per una ‘Extreme Paranoia’ dalle andature variabili, al Punk – Thrash ‘N’ Roll di ‘Break The Fall’ con i suoi cori ribelli ed il bridge al limite del Rap Metal, dopo il ritmo a mitraglia e gli sciami di calabroni che escono dalle chitarre di ‘God of Lies’ ed il Crossover sparato di ‘Open Scars’ con le sue decelerazioni inquietanti, giusto per citare qualche traccia, gli Ural azzardano una cover di un pezzo Jazz: ‘Flat Black’ del trombonista J.J. Johnson, musicista innovatore nell’uso del trombone il cui stile serrato e corposo ha più di un punto in comune con l’anima dannata del Thrash Metal.

Non a caso, sulla versione degli Ural, il trombone è suonato da Sergio Chiricosta, di cui Johnson è uno dei suoi principali modelli. Cover strana, forse non per tutti ed un po’ confusionaria, ma l’averla estremizzata senza rinunciare ad un tocco d’improvvisazione la rende affascinante e coinvolgente.

Concludendo, bel passo in avanti questo ‘Anthropic Genetic Involution’, con il quale gli Ural alzano la loro personale asticella. Anche sotto il profilo della produzione, chiara e potente ma non artefatta, mostra una band nel pieno del suo potenziale. Sarà poi il palco a sancirne il posto sul podio.

Anthropic Genetic Involution’ è stato registrato presso gli MK2 Recording Studio di Ivrea, con mix e mastering a cura di Davide “BrutalDave” Billia (Avulsed, Beheaded, Holy Terror ecc.). La copertina, che rappresenta il lupo mascotte della band sempre più cibernetico, con un’arma primordiale in una mano ed una fantascientifica al posto dell’altra, è a cura dall’artista Luca SoloMacello (Elvenking, Pentagram, Wormwood ecc.), che aveva prestato la sua opera anche per il precedente ‘Psychoverse’.

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