Recensione: Anthropomorphy Execution

Di Giovanni Picchi - 31 Marzo 2026 - 11:15
Anthropomorphy Execution
Band: Papa Necrose
Etichetta: Awakening Records
Genere: Death 
Anno: 2026
Nazione:
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75

Il genere old-school death metal sembra aver messo piede un po’ dappertutto, in particolare presso la label cinese Awakening Records, molto attenta nello scovare nuove o vecchie band ancorate alle mai desuete sonorità della vecchia scuola. Le pubblicazioni sono perlopiù in formato compact disc, limitate a 1000 copie, esteticamente molto attraenti e caratterizzate dalla tipica fascia OBI con scritte in lingua cinese e fornite anche di un libretto corposo di 16 pagine, il tutto a prezzi abbordabili e facilmente reperibili dal ben fornito catalogo del loro sito ufficiale. Tra gli altri, all’etichetta non è sfuggito di mettere sotto contratto una band sconosciuta ai più ma che calca i palchi sudamericani da più di 15 anni: questi sono i Papa Necrose, quintetto proveniente da Salvador, città della regione brasiliana di Bahia. Il gruppo si è formato nel 2010 su iniziativa del cantante Alessandro Necrose e dei due chitarristi Danilo Vagner e Carlos Silva. Loro intento era ed è tuttora quello di suonare death metal in linea con lo stile e l’attitudine di fine anni ottanta-inizio anni novanta in maniera seria e impegnativa, come confermato dalla stessa band in un post su facebook:
“PAPA NECROSE non è solo un’altra band Death Metal, è una famiglia. Uniti dalla musica estrema e dal rispetto incondizionato del pubblico, portiamo con orgoglio l’essenza del Metal Underground: sudore, verità e impegno”.
E come dar loro torto! I nove pezzi (più un breve strumentale) che compongono “Anthropomorphy Execution”, successore dei validi “The Souls Collector Vatican” del 2018 e “The Infected Fucking Church” del 2023 (riedizione quest’ultimo dell’EP del 2021 “Open Infected Body” con una nuova cover in pieno stile Autopsy e l’aggiunta di due canzoni in studio in luogo di due dal vivo) rappresentano la quintessenza dell’impegno e dell’abnegazione al genere sia per quanto riguarda i contenuti lirici che per lo stile musicale.
Appunto le liriche: il gruppo brasiliano non si tira indietro quanto ai testi dalle tematiche impegnate e intrise di denuncia verso la corruzione della società e delle istituzioni contemporanee, soprattutto nei riguardi della religione cattolica, rea delle più gravi crisi umanitarie della storia nonché delle guerre mondiali. I Papa Necrose sputano fuori tutto il loro veleno che penetra e va a scuotere le contraddizioni della ragione umana, in bilico tra ipocrisia e guerre insensate e in cui la religione ne è una delle cause poiché sempre collusa con i grandi gruppi di affari e con taluni totalitarismi. Testi al vetriolo resi ancora più efficaci dalla musica della band che, come le precedenti release, è fortemente influenzata dal classico death metal americano ed europeo. Pertanto da una parte troviamo canzoni, come l’accoppiata iniziale “Fall, Die, and Break” e “Disenchant Them” che, con le loro ritmiche quadrate e a tratti quasi groove, passano con scioltezza da parti lente a passaggi veloci rievocando la mai sopita scuola degli Obituary, a cui contribuiscono ancor più le urla abrasive di Alessandro Necrose che si avvicinano molto allo stile di John Tardy. Dall’altra parte abbiamo una manciata di brani come la stessa title track, “Hammered in the Mind” e “Cathedral of Death” in cui possiamo scovare le soluzioni a tratti dissonanti e le intricate ritmiche dei Death e dei Pestilence del periodo “Human”/”Testimony of the Ancients”, scevre però delle parti più tecniche e sperimentali che hanno fatto la storia dei due gruppi e a cui la band è orgogliosa di ispirarsi. Altre composizioni, come “Bleeding Social Membrane” e “Eighteen Years Awake”, sono caratterizzate da riff portanti veloci e ripetuti ma sono sempre impreziosite da cambi di tempo repentini che si fanno anche apprezzare soprattutto per l’ottimo lavoro del bassista Éric Gusmão, sempre sugli scudi e autentico asso che non lesina anche brevi parti soliste elargendo alle stesse canzoni una buona dose di personalità. A questi si aggiunge l’instancabile lavoro delle chitarre, soprattutto in fase solista. Una citazione a parte meritano le conclusive “Silenced by Death”, molto varia e particolarmente accattivante che vede la presenza di un breve passaggio di tastiere evocative che rimandano direttamente alle soluzioni tipiche del capolavoro della band di Patrick Mameli, e “The Thousand Year Gaze” che si segnala per la collaborazione alla chitarra solista dell’ex Death/Obituary/Cancer/Testament James Murphy, autore anche in questa comparsata di una prova esemplare per l’altissimo livello tecnico ed emotivo espressi dalla sua sei corde, che sembra quasi segnare un passaggio di testimone.
In conclusione, questo terzo capitolo dei Papa Necrose è un album da tenere in massima considerazione, soprattutto per quei deathster nostalgici legati alle sonorità e alle trame old-school dei tempi che furono e oltretutto anche enfatizzato da una produzione, mixaggio e masterizzazione di ottimo livello da parte dello stesso batterista Luquian Silva presso gli Evil Live Studios.

 

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