Recensione: Apocalyptic

Di Daniele D'Adamo - 6 Agosto 2011 - 0:00
Apocalyptic
Band: Rising Dark
Etichetta:
Genere:
Anno: 2011
Nazione:
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72

Parafrasando il titolo del leggendario masterpiece degli Exodus “Bonded By Blood” si potrebbe benissimo affermare «bonded by thrash!», riferendosi ai nostri connazionali Rising Dark. Oltre all’evidente ma non deleteria influenza stilistica rimandabile al gruppo di San Francisco, i quattro di Lugo mostrano, anche, una spiccata attitudine nel rispettare in maniera ortodossa gli stilemi-base del thrash metal – non solo, però, come si vedrà oltre.
Tutto ciò si trova in “Apocalyptic”, primo full-length di una carriera iniziata nel 2007 e che, grazie in parte a una cospicua attività live e per il resto a un’innegabile buona capacità tecnico/artistica, ha portato i Rising Dark a firmare il sospirato contratto discografico con l’etichetta tricolore SG Records.  

Assieme al thrash, quindi, si trovano parecchi elementi death, nel disco. Del resto, questi due generi sono andati a braccetto sin dalla nascita, mischiando spesso e volentieri le carte dando così origine a ibridi di difficile catalogazione. Non è il caso dei Rising Dark, questo, tuttavia essi hanno inserito, nel proprio sound, alcuni intagli che rimandano al più violento dei cugini metal: micidiali breakdown dal sapore death/metal-core e, nel caso del vocalist, growling e inhale. Non a grandi dosi sì da far pendere l’ago della bilancia dalla parte del death, però a sufficienza per movimentare i ritmi e le scale musicali tipiche del thrash.
Questo equilibrio non è così facile da mantenere e, infatti, il combo romagnolo mostra ancora qualche difficoltà a mantenere la messa a fuoco sull’obiettivo: il songwriting è un po’ discontinuo, nel senso che le canzoni non sono stilisticamente omogenee come dovrebbero, dando in tal modo l’idea che siano state vergate, per esempio, in tempi sostanzialmente diversi. Si tratta comunque di un difetto rimediabile, poiché la sostanza di cui sono fatti i Nostri appare ben solida. Sia per quanto riguarda la parte tecnica, sia per ciò che concerne la capacità creativa. Pur essendo ‘solo’ sette, le song di “Apocalyptic” sono difatti molto articolate e complesse; ricche d’idee, se non proprio originali, varie e interessanti.  
L’opener, che è anche la title-track, altri non è che il consueto intro strumentale. “Armageddon”, però, spazza via ogni dubbio e indecisione in un baleno con la sua fantastica aggressività, grazie a un’invenzione ritmica davvero trascinante che accompagna il vertiginoso riff portante. Ottimi il semplice quanto indovinato ritornello, che si stampa al volo nella memoria, e i soli di chitarra. Subito dopo, il cadenzato mid-tempo di “This Is War” – ove si fa più incombente l’ombra dei Testament – miete le sue belle vittime, aiutato dai ripetuti e terremotanti stop’n’go dell’insieme chitarra ritmica/basso/batteria. Confermano ancora la propria bravura Michael Crimson e Stanley Bleese, musicisti d’ascia completi ed esperti, in grado di affrontare con disinvoltura sia le ruvide ritmiche, sia le ficcanti sezioni soliste. Due brani tosti e diretti che, dal vivo, non mancheranno di mettere a ferro e fuoco il pit.
Più che con questi, è con la lunga “The Bofoid” che i Rising Dark iniziano a mostrare il loro lato più incline all’elaborazione musicale esplorando in profondità i meandri della psiche umana. Guardati con il filtro del thrash, naturalmente! Se il pezzo rimane per una buona parte sottotono per via di una non eccelsa flessibilità, a rimettere le cose a posto ci pensa “Yog Sothoth”, accidentato delirio visionario che tiene fede al mitico nome. Un sulfureo viaggio immaginario in un Mondo dominato da un cielo cupo, dalle tinte verdastre. “Your Blood Is My Hands” non è certo da meno, in quanto a intensità emotiva, e così la conclusiva “Phoenix”, ballata classica nobilitata da un apprezzabile e melodico lavoro al pianoforte e alle tastiere. Episodio con il quale Crimson mostra d’essere un cantante in grado di interpretare correttamente linee vocali vicine a quelle dei Dream Theater e dei Crimson (non a caso) Glory.

Come Opera Prima, in sintesi, “Apocalyptic” non manca di far vedere le potenzialità, ancora acerbe, dei Rising Dark. Che, per questo, non potranno che migliorare soprattutto sotto il profilo compositivo, se concentreranno maggiormente l’attenzione sulla definizione del loro ‘marchio di fabbrica’.

Daniele “dani66” D’Adamo

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Track-list:
1. Apocalyptic 1:46    
2. Armageddon 5:57         
3. This Is War 5:46         
4. The Bofoid 7:48         
5. Yog Sothoth 6:58         
6. Your Blood Is My Hands 6:36         
7. Phoenix 6:38    

All tracks 41 min.

Line-up:
Michael Crimson – Vocals, guitar
Stanley Bleese – Guitar
Hassan – Bass
Balzael – Drums
 

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