Recensione: Ashes Against The Grain

Di Alberto Fittarelli - 28 Settembre 2006 - 0:00
Ashes Against The Grain
Band: Agalloch
Etichetta:
Genere:
Anno: 2006
Nazione:
Scopri tutti i dettagli dell'album
90

Quando si dice “commovente”. Il nuovo Agalloch è questo e
altro: una piuma pesante come un macigno, che va a toccare le corde emotive più
profonde ed a farle vibrare, a visualizzare scenari persi nell’oblio dei
secoli, o anche semplicemente in quello degli ultimi anni del metal. 

Si rifà infatti direttamente alla scena norvegese anni ’90, come del resto
in passato, ma da essa parte per unire attitudini tra loro opposte, come la
paranoia industriale del Nuovo Continente, il noise, ma soprattutto quel
post-rock che oggi è capace di riprendere le atmosfere care a quegli anni ormai
perduti e farle rivivere in una nuova veste. Tra gli Isis di ‘Oceanic’, gli
Ulver di ‘Bergtatt’ e qualcosa dei Sunn O))), gli Agalloch arrivano in realtà
all’apice di uno stile da loro stessi creato e danno vita alla più bella e
triste epica che gli anni recenti ci abbiano concesso: non solo la trepidante
apertura di Limbs o i brividi di Fire Above, Ice Below, ma anche
la trilogia (in realtà un unico lungo brano) di Our Fortress Is Burning…
e soprattutto il fulcro del disco, quella Not Unlike The Waves che da
sola vale l’acquisto dell’album. 

Le atmosfere si fanno ora grevi ora rarefatte, con un equilibrio tra le parti
decisamente migliore che in passato: le nubi che si addensano sui singoli
passaggi chitarristici sanno lasciare spazio quando serve a una calma apparente,
a una pace piena di tensione che rende il tessuto musicale ancor più denso.
Dischi come The Mantle o Pale Folklore sono lontani
ma allo stesso tempo rivivono in nuova veste, in uno di quei casi in cui la
musica sa ricavare da se stessa gli elementi per la propria evoluzione.

Ashes Against The Grain è un album da assaporare e far
risuonare nei momenti di riflessione, uno di quei dischi che lasciano tracce di
sé anche al di fuori della propria nicchia di mercato: una perla come da
molto, molto tempo certo metal estremo non ci regalava
, e di questo dobbiamo
ringraziare anche l’input creativo derivato dalle moderne commistioni con
stili del tutto alieno al metal tout-court. Ad ognuno darà un’emozione
diversa, ogni volta che lo metterete nel vostro stereo, e non date retta a chi
si è fossilizzato sui vecchi capitoli: oggi si va oltre.

Alberto ‘Hellbound’ Fittarelli

Tracklist:

1. Limbs 09:51 
2. Falling Snow 09:38 
3. This White Mountain on Which You Will Die 01:39 
4. Fire Above, Ice Below 10:29 
5. Not Unlike the Waves 09:16
6. Our Fortress Is Burning… I 05:25 
7. Our Fortress Is Burning… II – Bloodbirds 06:21 
8. Our Fortress Is Burning… III – The Grain 07:10

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