Recensione: Avatar Country

Di Gianluca Fontanesi - 18 Febbraio 2018 - 16:20
Avatar Country
Band: Avatar
Etichetta:
Genere: Death 
Anno: 2018
Nazione:
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65

Se c? una band in costante ascesa e che ha tutte le carte in regola per poter ambire al grande e anche al grandissimo pubblico sono sicuramente gli Avatar. Giunti ormai al settimo album, i nostri hanno dimostrato di essere un act dalle potenzialit immense e dalle molteplici soluzioni artistiche, sempre funzionali e di grande impatto sonoro. Dopo l?acclamato da pubblico e critica Feathers & Flesh e tour sempre pi importanti, gli svedesi tornano in pista con una nuova fatica discografica che suona pi come un battere il ferro fin che caldo rispetto ad un serio ritorno in studio. Perch diciamo questo? Tagliando subito la testa al toro, Avatar Country sembra pi un ep zeppo di riempitivi che un vero e proprio album a se stante: i brani che possiamo ascoltare nei 43 minuti della tracklist alla fine sono solamente 6, pi altri 4 che non si capisce francamente che scopo abbiano. Non basta un simil concept su un paese chiamato Avatar e nemmeno l?inserire la parola King in tutti i titoli e in tutti i testi per fugare lo status di ?poco materiale a disposizione ma dobbiamo farlo uscire lo stesso? che inficia tutto l?ascolto dell?opera.

L?album brucia subito una traccia con un?intro breve ed epica; quando per Legend Of The King esplode dagli altoparlanti, tutta la grandezza degli Avatar si palesa in pompa magna e coi soliti sublimi arrangiamenti. Il brano supera gli otto minuti e conferma ancora una volta Johannes come uno dei migliori cantanti attualmente in circolazione. Tutta la band offre una prestazione epica, variegata e il tutto risulta come sempre fresco e ispirato. Si alternano momenti di brutalit ad un ritornello che entra subito in circolo e il gioco fatto. Il carico da undici viene per calato con la seguente The King Welcomes You To Avatar Country, che una sottospecie di brano hard rock potentissimo in grado di confermare in nostri come maestri nell?ibridare qualsiasi cosa capiti loro a tiro. L?aura da musical qui parecchio presente ed la metamorfosi nella quale gli Avatar sono a livelli di eccellenza assoluta; discorso opposto invece per la seguente King?s Harvest, che nel riffing ricorda parecchio i migliori Sepultura e offre un buon momento di sano groove assieme a una brutalit che non mai gratuita. Il ritornello fumoso e adattissimo alla situazione; gli stacchi e la tensione sono gestiti molto bene e il ponte offre trame chi chitarra ottime anche se brevi. The King Wants You ha uno dei migliori riff composti dalla band e anche qui siamo sul radiofonico andante; il brano ha un ottimo incedere e dal vivo far sfracelli a suon di cori, altra ottima prova che contribuisce a mantenere l?opera su un livello medio alto. Partono ora le bislacche scelte stilistiche di cui parlavamo poco fa, e la seconda parte del disco appare abbastanza insensata. The King Speaks una specie di discorso del re commentato come se fosse trasmesso da un telegiornale ed una traccia che non serve assolutamente a nulla tranne che spezzare il ritmo del disco; le seguenti A Statue Of The King e King After King offrono buoni momenti ma non eccellenti. Molto buona la parte circense della prima e il ritornello della seconda, ma per gli Avatar sono entrambi brani dal songwriting fin troppo normale e scolastico. L?album si chiude con un clamoroso paio di inutilit strumentali, la prima di sola elettronica, e lasciano un po? l?amaro in bocca assieme ad un gigantesco punto di domanda. Non si poteva aspettare di avere una manciata di brani in pi e vendere qualcosa di pi corposo?

Se prendiamo da solo il blocco delle sei canzoni proposte possiamo giudicarlo come pi che discreto, poi purtroppo viene ingiustamente sommerso e in mano ci rimane un brodino. Avatar Country un prodotto ben confezionato e tutto il resto, ma ha difetti praticamente antitetici rispetto al suo illustre predecessore. Feather & Flesh peccava di prolissit, questo invece ha pochi brani; nel prossimo futuro agli svedesi baster solamente trovare una via di mezzo e avremo finalmente in mano il capolavoro che tutti stiamo aspettando. Per adesso ci congediamo in parte delusi.

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