Recensione: Blood Over Intents

Di Monica Atzei - 2 Settembre 2020 - 8:30

La band dei Celtic Hills si è formata nel 2010, è friulana  e questo è il loro decimo anno di attività.

Blood Over Intents” è il loro terzo lavoro e per la prima volta escono per la label Elevate Records; ci troviamo al cospetto di un album in cui speed, power, viking con influenze non nascoste degli epici Manowar e una spruzzata di folk metal si incontrano.  La band è composta da tre elementi e trova la sua dimensione nei live per presenza scenica e coinvolgimento del pubblico.

L’album, uscito il 24 Aprile 2020 consta di sette brani trascinanti e di matrice storica, si inizia con “Forum Julii” che narra di Cividale (Civitaee Juliae) nel 610 D.C. quando gli Avari, popolazione di origine mongola sconfisse i Longobardi e assediarono la città; passando per la potente “Blood Flows Down” in cui la sezione ritmica si fa sentire prepotentemente.

When the Snow Covers the Ground” dal suono particolare e con un intro di tastiere ci fa riflettere sulla Prima Guerra Mondiale: racconta dell’anima di un caduto che pensa al perché nasce una guerra. “Beer for All“, mai titolo fu più azzeccato: “Birra per tutti”, è un “inno” ben costruito con un assolo che si fissa in testa al primo ascolto e che strizza l’occhio al thrash; l’album si chiude con “Avari Horn” inizialmente “ballad” che poi si sporca di thrash e punk.

Album diretto e senza fronzoli, con argomenti portanti e importanti da ascoltare e assimilare.

 

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