Recensione: Bronze

Di Andrea Poletti - 26 Novembre 2016 - 9:09
Bronze
Etichetta:
Genere: Progressive 
Anno: 2016
Nazione:
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63

Il ?famoso? sesto album per un gruppo uguale al quinto e al settimo, sempre se non sei in grado di rinnovarti o progredire con il sound creato in fase di start-up. Justin Greaves per sopperire a questo inconveniente ha deciso, oltre a cimentarsi con molteplici strumenti suonati in maniera discretamente valida, di coadiuvarsi di molti ospiti che intorno lui riescono a creare svariate sfumature sonore spaziando a 360 gradi. I Crippled Black Phoenix sono una creatura atipica, costruiscono ogni loro album contaminando il passato attraverso il presente, rifacendosi al percorso che gloriose entit del passato hanno creato dal nulla, unendo e mescolando il tutto fino a farlo ?loro?. Potremmo quasi dire che la band serve al mastermind Greaves quale veicolo induttivo per andare alla ricerca ed alla sperimentazione delle sue volont sonore e strumentali attraverso l?unione di una ipotetica infanzia che entra prepotentemente nell?adulto odierno. Lui al centro ed una congrega di molteplici musicisti che gli suona attorno alternandosi tra live e studio session per dar forma ad un progetto tanto inusuale quanto unico nel suo genere. Il sound vero e proprio dei Crippled Black Phoenix viene confermato, per l?ennesima volta, attraverso ?Bronze? quale unico e fine a se stesso, nel senso che impossibile da riprodurre e riportare in vita da qualsiasi altra band sul globo. Cosa offre sul piatto della bilancia a conti fatti questo nuovo capitolo della vasta discografia dei nostri? Nulla. Fermi, non corriamo troppo veloci ed addentriamoci leggermente pi in profondit.

Dieci brani, dieci canzoni che portano ad un minutaggio complessivo alquanto grasso e corposo, tanto ciccione che non facile per nulla mantenere l?attenzione al 100% durante tutto il percorso auditivo; senza sbilanciarsi sin da ora potremmo confermare come ?Bronze? sarebbe potuto essere un album dal potenziale infinito con qualche brano in meno, decisamente definibile quale riempitivo. Se l?intro di cinque minuti, tanto minimal quanto inutile, non invoglia ad indurre le migliori speranze, gi con le tracce successive il trip ?post-Pink Floydiano”, “qualcosa” prende forma attraverso influenze che deviano dall?hard rock, allo stoner, passando per il doom psichedelico sino ad addentrarsi dentro l?avanguardia dei synth vera e propria. Brani quali la seconda ?Deviant Burials?, il lentaccio blues-ggiante ?Rotten Memories? e la lunga ?Winning A Losing Battle? diventano la base del CBP di oggi. V? il minimalismo sonoro scoperto e rivisitato attraverso l?adattamento moderno di strutture sonore gi ascoltate e intraviste molteplici volte in passato; schiettamente ed in sintesi: non v? nulla di speciale in tutto ci che ascoltiamo, siamo onesti. ?Champions Of Disturbance (Pt 1 & 2)? ci riporta indietro all’et d?oro del prog settantiano lungo un grande magistrale lavoro di synth, mentre in completa antitesi ?Turn To Stone?, nella sua semplicit, si avvicina prepotentemente a sonorit stoner d?annata. Sono semplici ma basilari giochi di contrasti. A tratti vittoriano quest?album riesce a collegare lo spazio tempo per andare verso il futuro, ma non tutto ?Bronze? ci che luccica e a conti fatti il disco, considerabile quale una grande pentola fatta di ottime idee ma portate spesso e volentieri troppo all?estremo, dilungando il tutto verso l?iperspazio. Brutto ma sincero da affermare quanto come se il tutto avesse avuto almeno quindici minuti in meno tra intro, fading e tira e molla inutili, non se ne sarebbe sentita la mancanza, probabilmente ne avremmo solo giovato. L?altra domanda che sorge proprio mentre vi scrivo data dal ripensare a quell?unica traccia, ?Scared And Alone?, decantata dalla splendida voce di Belinda Kordic con un timbro vocale cos angelico da far venire i brividi lungo la schiena. Perch non gli si voluto offrire pi spazio? Che ha fatto di male questa povera ragazza? Domande a tratti inutili, ma necessarie un volta analizzato l?insieme. Daniel nghede non un cattivo cantante, guai al mondo, ma tende a quell?uniformit troppo poco stratifica che spezza le dinamiche degli strumenti, come dire ad un genitore che il proprio figlio bravo ma non si applica.

Il percorso dei nostri Crippled Black Phoenix continua imperterrito senza strascichi, impossibile definire i loro album quali brutti, ma alla resa dei conti oggigiorno v? qualche dettaglio da limare perch con del progressive hard rock contaminato, non si impressiona pi nessuno. Ottima la produzione profonda, calda ed avvolgente come la scelta di donare pi importanza alla parte prettamente ?orchestrale? rispetto che ai classici stilemi, ma come gi compreso, ogni medaglia ha due lati. ?Bronze? un buon disco, minimalista e a tratti tendente alla paraculaggine, si ascolta con piacere anche se dopo una serie cos prolifica di album in cos poco tempo, probabilmente un periodo in pi di pausa consigliato perch le potenzialit per creare un capolavoro ci sono, ma devono essere sviluppate meglio dal buon Greaves.Non credo che dopo qualche ascolto, magari distratto, a molti venga voglia di rimettere su questo platter andando senza pensieri ad il prossimo titolo in lista. Fenice avvisata, mezza salvata.

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Anno: 2016
63