Recensione: By Thunder and Lightning

Di Andrea Bacigalupo - 11 Marzo 2020 - 1:00
By Thunder and Lightning
Etichetta: Deadlight Records
Genere: Thrash 
Anno: 2020
Nazione:
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65

Terzo album per i Verbal Razors, scatenatissima e spregiudicata band che scorazza per le terre francesi dal 2008.

By Thunder and Lightning’, questo è il titolo, disponibile dal 13 marzo 2020 via Deadlight Records, è semplicemente un’esplosione sonora, con ampia e devastante onda d’urto, causata da quel composto chimico a base di Thrash e Punk messo in giro tanti anni fa da Suicidal Tendencies, D.R.I., Nuclear Assoult e similari, con qualche goccia di Motorhead, che non guasta mai.

Niente di nuovo insomma, ma comunque efficace, aggressivo e sfrenato per essere divertente e piacere.

I brani sono tredici, diretti ed abrasivi, la maggior parte brevi e sintetici (solo ‘Waterdrop’ dura oltre quattro minuti, la media delle restanti dodici è inferiore ai due minuti e mezzo), sparati dritti in faccia senza ritegno e con molta energia, dotati di una carica incalzante quanto folle.

Ritmiche serrate, riff segaossa e linee melodiche tirate accompagnano una voce punk caustica, ribelle e provocatoria che si ferma solo ogni tanto per lasciar spazio a qualche assolo ficcante e grintoso.

La tecnica è discreta, la produzione buona ed il sound dei Verbal Razors dà bene l’idea che birra ed altre bevande alcoliche scorrano a fiumi durante le loro esibizioni.

Quel che manca sono originalità e varietà, come in tante band dedite a questo tipo di Thrash sovversivo che mette più in evidenza le sue affinità con l’Hardcore che non con il Metal.

I brani non si discostano molto uno dall’altro e sono pochi quelli che si mettono in luce, come la Title-Track, ‘By Thunder and Lightning’ dall’attacco duro, potente e coinvolgente, con le sue linee melodiche grintose e tanto marcio Rock ‘N’ Roll dentro o come’Trash’, potente e sprezzante con una batteria che martella la mente, o come la già citata ‘Waterdrop’, il pezzo forte, scura e granitica con il suo incedere furente e ossessivo e ‘The House’, con la sua schizoide ritmica Thrash.

Da evidenziare anche l’elettrizzante cover di ‘Alcohol’ dei Gang Green, che abbiamo sentito un po’ in tutte le salse, a partire dalla versione dei Tankard, ma che sempre si ascolta volentieri.

Per il resto tanta velocità sparata a raffica unita a qualche bell’inserto, che piace, come sopra detto diverte e, per una mezzoretta, allontana dalla testa i problemi quotidiani senza annoiare.

Va bene per quest’album, il cui giudizio è positivo, ma, per il prossimo, ci si può aspettare qualcosa di più.

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