Recensione: Casting the Die

Di Marco Catarzi - 3 Giugno 2021 - 7:02
Casting the Die
Band: Solstice
Genere: Thrash 
Anno: 2021
Nazione:
Scopri tutti i dettagli dell'album
70

La scena thrash-death statunitense ha vissuto il suo periodo d’oro tra la seconda metà degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, quando Possessed, Sadus, Demolition Hammer e Morbid Saint (invertendo l’ordine dei fattori, possiamo includere anche il death-thrash dei Malevolent Creation) iniziarono a imporre la loro visione sonora figlia della “nobile” ascendenza Slayer. Un genere che tendenzialmente non ha avuto la pretesa di eccessive evoluzioni, ma ha fatto della solidità e dell’aggressività i suoi marchi di fabbrica.

Tra i nomi di culto del movimento, i floridiani Solstice annoverano tutt’oggi tra le proprie fila due pezzi da novanta, il leader Dennis Munoz alla chitarra e quella macchina da guerra che risponde al nome di Alex Marquez alla batteria (con un passato proprio tra le fila di Malevolent Creation e Demolition Hammer). Se poi andiamo indietro nel tempo, per il loro full-length omonimo d’esordio (datato 1992) gli archivi ci segnalano la presenza in formazione di un certo Rob Barrett (vedi alla voce Cannibal Corpse) nell’inedita veste di cantante/chitarrista.

Oltre a possedere un suono serrato e violento, il primo album del gruppo di Miami si presentava come uno dei migliori lavori del periodo e portava in dote l’impronta di un’epoca forse irripetibile: artwork di Ed Repka e incisione presso i Morrisound Studios con Scott Burns dietro la consolle (per non parlare di James Murphy come guest in alcuni pezzi).

Il successivo Pray del 1995 faceva segnare qualche avvicendamento nella line-up, assestandosi sulle stesse coordinate sonore, per un risultato altrettanto eccellente. Da lì un silenzio di quasi un quindicennio, interrotto solo nel 2009 con l’uscita di To Dust, in cui il sound si presentava ancor più indurito, merito di una produzione moderna e oscura.

Negli anni successivi pareva nuovamente incerto il destino dei Solstice, ma dopo aver ripreso con maggiore continuità l’attività live, tornano finalmente sul mercato con Casting the Die per Emanzipation Productions. Accanto alla coppia Munoz-Marquez oggi incontriamo Ryan Taylor come cantante/chitarrista (recentemente entrato a far parte, ça va sans dire, anche dei Malevolent Creation) e Marcel Salas al basso. Ci troviamo di fronte a una release che riprende il percorso avviato dalla band a inizio carriera, abbandonando però in larga parte la componente death per innestare un impulso hardcore sulla base thrash (non troppo distante dalle giovani leve Power Trip, Municipal Waste, Enforced), scelta che si riflette nell’impostazione vocale di Taylor, che predilige l’aggressività senza sfociare nel growl.

Pezzi come The Altruist e Transparent mostrano un approccio in-your-face, attraverso un thrash quadrato e veloce, dotato di stacchi fulminei e di particolare sensibilità negli assoli, oltre che di linee di basso mai scontate, caratteristiche presenti nell’intero platter.

Who Bleeds Whom è incline alla melodia, quasi un unicum nel repertorio della band, con ritmi meno concitati in cui viene dato grande spazio agli intermezzi strumentali e a scelte di songwriting ragionate.

I ritmi si fanno nuovamente pesanti nei brani successivi, all’insegna di un thrash compatto che alterna velocità e momenti groove, perfetti per scatenare l’headbanging in sede live. Emerge qualche influenza Slayer nei riff più affilati, con un’attenzione rimarchevole di Munoz per le parti soliste. I fraseggi a tratti scelgono strade prevedibili, facendo perdere dinamismo alla seconda parte dell’album, dove si sente un po’ di mestiere nella costruzione delle canzoni. Se guardiamo al passato su Casting the Die manca la foga dei primi due dischi e la pesantezza del terzo, a vantaggio di scelte compositive maggiormente consapevoli.

Per gli amanti delle sonorità elaborate e tecniche in ambito thrash la nuova prova dei Solstice raggiungerebbe appena la sufficienza, ma per i fans dell’old school costituisce un ascolto quasi obbligato. Al netto delle varie considerazioni, ben venga un album così solido, sperando sia il punto di ripartenza di una carriera che può dare ancora discrete soddisfazioni.

Ultimi album di Solstice

Band: Solstice
Genere: Thrash 
Anno: 2021
70