Recensione: Crash Of Life

Di Francesco Maraglino - 18 Giugno 2023 - 8:00
Crash Of Life
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Joel Hoekstra è uno dei chitarristi più prolifici ed impegnati, in questi tempi, in ambito hard rock. Non solo sul fronte dei suoi impegni “stabili” con Whitesnake (nei quali è transitato dai Night Ranger nel 2014) e Trans-Siberian Orchestra, ma pure come aderente a svariati progetti, naturalmente marchiati Frontiers. A tal proposito, è proprio degli ultimi mesi l’unione con i Revolution Saints di Deen Castronovo, ma il musicista ha al suo attivo anche l’apporto agli eccellenti  Iconic di Michael Sweet e Nathan James.

In mezzo a tutta questa produttività, Joel è riuscito anche a realizzare tre ben accolti dischi da solista, attribuiti al monicker Joel Hoekstra’s 13. E proprio in questi giorni ecco arrivare il terzo lavoro di tale solo-project, dal titolo “Crash Of Life”.
Quasi invariata (con un’importante eccezione), la line-up, la quale vede dare il proprio apporto musicisti di primissimo piano come Derek Sherinian (Sons Of Apollo, Black Country Communion) alle tastiere, Tony Franklin (Blue Murder, The Firm) al basso, Vinny Appice (Last In Line, Dio, Black Sabbath).

Dietro al microfono, invece, questa volta, al posto che fu di Russell Allen e Jeff Scott Soto, troviamo la stella nascente Girish Pradhan (Girish And The Chronicles, The End Machine), sebbene l’ottimo Jeff  Scott Soto gli faccia compagnia ai cori.

Il risultato di tale unione di sforzi e di talenti è una raccolta di brani di hard rock che si succedono quasi senza tirare il fiato, certamente destinato a chi ama i suoni “ottantiani”, ma non primo di spunti di attualità stilistica.

Rispetto ai lavori precedenti compare, stavolta, anche qualche brano più “piacione”, sulla scia di certi Whitesnake. Si fanno notare, tra questi, proprio la title-track, l’hard rock melodico denominato Crash Of Life , il veloce ed appassionante  brano class rock I Would Cry For Love ,in in cui cantante omaggia palesemente il Coverdale del…1987 o giù di lì, il  midtempo pop-rock vagamente bluesy, accattivante, gradevole ed orecchiabile  You’re Right For Me .

Tiro ed aggressività rappresentano, però, il paradigma principale del platter, come dimostrano inequivocabilmente  Everybody Knows Everything (con riff ed assoli dalla smisurata grinta hard & heavy,  e con la voce che disegna atmosfere oscure; da citare pure il lavoro dei tasti d’avorio  nel finale),  Far Too Deep (graffiante heavy rock dai riff della sei-corde e dal canto  scorticanti ma dal ritornello più catchy),  Damaged Goods (un trascinante  hard rock con qualche spunto Whitesnake e Rainbow ma in salsa da heavy moderno e corrosivo).

Piacciono, in ogni caso, anche le canzoni “slow” (peraltro mai zuccherose) di “Crash Of Life” .

A partire da Torn Into Lies , una power-ballad  molto classica ma ben costruita e carica di feeling sia per interpretazione vocale che per i giochi di chitarra e tastiere, a Over You , altro  lento molto evocativo grazie al canto intenso e agli incantevoli arpeggi elettrici.

“Crash Of Life” è, per concludere, un lavoro di grande qualità esecutiva ed espressiva, votato all’heavy rock degli anni ottanta del secolo scorso ma – comunque – con uno sguardo rivolto anche ad un sound più contemporaneo, e trasuda classe ed energia emanate dalla chitarra del protagonista, da tutti gli altri strumenti e da un vocalist da tenere assolutamente d’occhio.

 

Francesco Maraglino

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