Recensione: Affliction Vortex

Di Massimo Giangregorio - 6 Febbraio 2026 - 18:18
Affliction Vortex
Etichetta: Noble Demon
Genere: Doom  Gothic 
Anno: 2025
Nazione:
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60

Che le lande scandinave non fossero abitate da gente particolarmente allegra, era cosa risaputa. Non a caso, è il territorio con il più alto indice di suicidi del vecchio continente. Il che stride fortemente con l’alto indice di qualità della vita che, anche questo dato è ben noto, lo contraddistingue.
I Dawn Of Solace sono un duo finlandese, in cui Tuomas è il polistrumentista e cantante growl e Mikko è il singer dedito al cantato “pulito”.
Hanno esordito ben un ventennio fa (2005) prendendo le mosse da Lahti, Päijät-Häme; infatti, nel 2006 pubblicano “The Darkness”, full-lenght di debutto con un titolo che è tutto un programma.
Infatti, il duo finnico è particolarmente votato ad un sound melodico ma alquanto depressivo, in cui la malinconia e la tristezza si possono letteralmente tagliare con il coltello. Registro che è rimasto immutato nel corso di questo ventennio: “Waves” nel 2020 e “Flames Of Perdition” nel 2022 non hanno spostato di una virgola il songwriting della coppia la quale – ad onor del vero – sfoggia una vena compositiva piuttosto ricca ed ispirata. Anche a livello di look, i due allegrotti (diventati trio con l’aggiunta dell’ospite, il tastierista Saku Moilanen) si discostano notevolmente dai canoni dark, apparendo in giacca d’ordinanza, sia pure rigorosamente in bianco e nero.
Venendo a questo loro ultimo lavoro, dopo la immancabile intro (“Inception”) che un po’ mi ha riportato alla mente il fantastico film con Leonardo Di Caprio (fantastico almeno per chi – come me – è appassionato di psicologia) ci si immerge in una atmosfera al limite del cupo, pregna di malinconia, velata di una certa tristezza, sorretta da una costante presenza di un pianoforte sempre in efficacissima evidenza.
Tutti brani che potrebbero tranquillamente essere suonati e cantati di fianco alla lapide o alla cappella di una persona amata, un po’ alla “November Rain” dei mitici Guns ‘n’ Roses. “Murder” è davvero struggentissima, mentre “Fortress” devia verso la vera e propria litanìa funebre pur senza mai sfociare apertamente nel doom. Stesse considerazioni per la seguente “Into the Light” e, comunque, in generale, per tutte le restanti tracce, fino a culminare nella conclusiva “Mother Earth” (il pezzo più lungo rispetto ai circa 4 minuti di tutti gli altri) che, a mio avviso, rappresenta un vero e proprio requiem per la nostra tanto violentata Madre Terra, ormai ad un soffio dal punto di non ritorno.
La peculiarità di questo disco è costituita dal fatto che, pur seguendo un solco omogeneo, non risulta mai stucchevole e (come si suol dire) “si lascia ascoltare” senza mai stancare, nonostante non si possa certo definire un disco “leggero”; ciò, ritengo che sia dovuto proprio alla notevole vena compositiva del nostro duetto finlandese.
Se è vero, com’è vero, che ad ogni stato d’animo corrisponde un genere da ascoltare, certamente molti sapranno trovare la giusta collocazione per l’ascolto di questo “Affliction Vortex”.

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Genere:
Anno: 2007
62