Recensione: Death Squad

Di Luca Recordati - 26 Giugno 2020 - 12:46
Death Squad
Band: Darkness
Etichetta:
Genere: Thrash 
Anno:1987
Nazione:
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74

Il 1987 è un anno chiave per il Thrash Metal, con l’uscita di album storici come “Among the Living” degli Anthrax, “Pleasures of the Flesh” degli Exodus, “Taking Over” degli Overkill, “Terrible Certainty” dei Kreator e “Release from Agony” dei Destruction. Come potrete capire, questo non è un anno facile per una band esordiente come quella dei Darkness (da non confondersi con i The Darkness), nata nel 1984 e che pubblica il primo album “Death Squad” soltanto nel’87; scelta che si rivelò sbagliata, perché relegò il combo tedesco a diventare una delle tante band che non riuscirono ad emergere, nonostante le qualità messe in mostra con quest’album.

A non giovare, oltre che per quanto detto sopra, è anche il fatto di suonare tremendamente “Kreator” e di rivoler creare quel sound che la band di Mille Petrozza (cantante dei Kreator, per chi non lo sapesse) aveva trovato con “Pleasure to Kill”. Come se non bastasse, la produzione non è delle migliori; capirete come questa miscela si rivelò perdente, nonostante il buon songwriting e il buon cantato.

Oliver Fernikel, in arte Olli, ha una timbrica e più in generale una voce che ricorda Mille Petrozza; lo avrebbe potuto sostituire nella più famosa band, qualora Mille se ne fosse voluto andare. Capirete quindi che tutto girò attorno alla voce di Olli, andando a ricreare quel tipico ‘Kreator sound’: brani tiratissimi, che lasciano ben poco spazio ad assoli melodici e che sono le perfette song per un pogo violento sotto il palco. A non giovare, oltre a quanto già accennato, è la produzione, sopratutto della batteria, che rimane impastata, rovinando quanto di buono è stato scritto.

La copertina, biglietto da visita in epoca di vinile, è accattivante, andando a mescolarsi perfettamente con il mood dell’album e ricordando l’era di Paul Di’Anno degli Iron Maiden. L’intro “Invasion Sector” coi suoni di bombe e di aerei, ci prepara ad un assalto brutale, dato dalle due songs più riuscite, “Critical Treshold” e “Burial at Sea”, che aggiunte riff melodici per spezzare la ferocia dell’album e che ha una durata e una struttura superiore alla media. La prima song si segnala per la sua aggressività, per una batteria al fulmicotone e dei riff spezzacollo, oltre che per un testo da cantare a squarciagola, mentre si poga. “Death Squad”, che dà il titolo all’album, continua sulla falsariga e aumenta, seppure di poco, l’aggressività di fondo; altra song perfetta in sede live. “Tarsmann of Chor” aggiunge un riff alla “Ausgebombt”, ricordando quasi il finale della song dei Sodom, che inserisce l’inno Russo; il resto della traccia non perde in ferocità ed è l’unica song strumentale di tutto l’album. “Tra Faded Pictures” e “Iron Force” non vi è differenza, l’una sembra la prosecuzione dell’altra. “Phantasmagoria” è la degna prosecuzione di “Burial at Sea”. Quello che emerge comunque, è la netta distinzione tra le prime/ultime songs e quelle centrali (dalla 5 alla 7), che risultano più monotone, quasi senza ispirazione, perché l’unico intento era di spingere sull’acceleratore e sulla brutalità.

Questo pertanto è un buon album, che ha di sicuro delle valide qualità, ma che purtroppo è figlio di quei gruppi che ci hanno creduto, ma che non ce l’hanno fatta. Non lo consiglio ai thrasher alle prime armi, ma a tutti i fans dei Kreator, del teutonic thrash e ai collezionisti, che sono alla ricerca di vecchi album per ingigantire la propria collezione e che qui troveranno pane per i loro denti.

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