Recensione: Duets

Di Stefano Ricetti - 20 Maggio 2020 - 0:10
Duets
Etichetta:Autoprodotto
Genere: Hard Rock 
Anno:2019
Nazione:
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70

La storia dei Feline Melinda affonda negli anni Ottanta, quelli nei quali, indipendentemente da derive nostalgiche, le band italiane possedevano una propria peculiarità e, quindi, erano riconoscibili. Oggi, nel 99% dei casi, ascoltare un album di debutto non porta automaticamente il cervello ad associare la zona geografica dalla quale proviene la band che lo ha concepito. Nell’era della globalizzazione più bieca e cieca che il gruppo sia di Essen, Imola o Salt Lake City, lo si scopre solamente dopo aver letto l’ultima pagina del booklet. L’esempio si regge su di un ascolto consapevole, benché per molti demodé: quello su cd!

Dai tempi di The Felines Await You di acqua nel vicino Adige ne è passata parecchia, altre sei uscite ufficiali di purissimo hard rock melodico hanno segnato la carriera dei südtiroler, inappuntabile dal punto di vista della professionalità ma deficitaria in termini di apparizioni live sul suolo nazionale inteso nella sua interezza. Moltissime, viceversa, le date all’estero e quelle in ambito regionale.

Il crepuscolo dell’anno passato ha dato vita all’ottavo vagito da parte dei Felini: Duets, oggetto della recensione. Trattasi di un Ep digipak autoprodotto di cinque pezzi, nato successivamente alla collaborazione della band con Doris Albenberger, una cantante attiva in vari gruppi musicali della loro zona, che in due occasioni si era unita ai ‘Melinda condividendone il palco, fra gli Osanna del pubblico e il risalto successivo ottenuto sulla cronaca locale.

Da cosa nasce cosa, si sa, e ai vari Chris, Rob, Gschnell e HeadMatt sorge l’urgenza di mettere “a terra” i cavalli sprigionati alive insieme con Doris. Duets ingloba tre dei brani simbolo dei Feline Melinda (“Forever”, “Skydiver” e “Dangerzone”) con Rob Irbiz e la Albenberger ad alternarsi dietro al microfono, seguiti da “Skydiver” in versione totalmente al femminile e, per chiudere, un’impeccabile esecuzione dal vivo di “Phantom Of The Opera”, tratta dall’omonimo musical di Sir Andrew Lloyd Webber e già edita su “Three  Decades – Live At The Kultursaal Theatre”, recensito qui su Truemetal a suo tempo.

E’ fuori discussione che grazie all’apporto di Doris Albenberger il poker di canzoni calato dai Feline Melinda acquista quel quid in più che non può non far piacere a tutti gli amanti dell’hard rock accompagnato da voci femminili. Chi viceversa preferisce la band nella sua accezione più classica, semplicemente, farà riferimento alla versioni primigenie dei tre (più uno) brani.

Certo è che la prestazione di Doris non è mai invadente, vedasi alla traccia numero 4, nonostante la caratura del personaggio se lo potrebbe concedere, permettendo così ai pezzi della formazione altoatesina di mantenersi molto vicini alle metriche che diedero loro la vita, a suo tempo.

A livello personale il “tiro” melodico di “Dangerzone” in questa nuova versione trionfa sul resto del lotto conducendo la mente agli anni Ottanta della West Coast, quando le Vixen spopolavano e si potevano permettere di far da spalla a Bon Jovi, Scorpions e Kiss lungo i loro tour mondiali.

Cala il sipario, come anticipato sopra, sulle note di “Phantom Of The Opera”, con Robbie Weger special guest alle tastiere, molto ben interpretata dai Feline Melinda, una band con i controcolleoni che dal 1988 non molla di un centimetro, restando legata a quel filone melodico che ne ha fatto un’istituzione, e non solo nel nord est italiano. La fine di quest’anno dovrebbe portare all’approdo di un nuovo full length, da parte loro. Stay tuned!

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti

 

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