Recensione: Dying To Live

Di Paolo Redaelli - 28 Ottobre 2015 - 0:34
Dying To Live
Etichetta:
Genere: Hard Rock 
Anno: 2015
Nazione:
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82

Sono sempre stato titubante nell’acquistare album o lp di artisti che nella propria carriera hanno avuto la fortuna e l’onore di far parte di band affermate e dalle carriere consolidate da anni di successi e tour mondiali.
Ogni volta che mi sono approcciato ad un disco di questo tipo sono sempre partito con il pregiudizio che molti di questi musicisti puntassero soprattutto sull’associazione del proprio nome ai grandi, sfornando prodotti di dubbio valore artistico. Spesso i timori hanno avuto fondamento, invece altre volte sono capitate piacevoli sorprese, come nel caso dell’album che oggetto di recensione: “Dying To Live”, quarto lavoro in studio di Joel Hoekstra.

Il suo nome ai più non dirà nulla, ma Joel Hoekstra, chitarrista statunitense, non è sicuramente l’ultimo arrivato. Dopo aver fatto parte di band del calibro di Foreigner e Night Ranger, partecipato al Musical Rock Of Ages (Spettacolo teatrale divenuto famoso negli ultimi anni anche grazie ad una rivisitazione cinematografica) è di recente tornato a far parlare di sé per esser stato scelto come sostituto di Doug Aldrich nel ruolo di ascia dei Whitesnake.

Dying to Live” trasuda hard rock da ogni solco: da un disco targato Frontiers Records, del resto, non potevamo aspettarci altro.
Nonostante sia fortemente ispirato all’hard anni ’80, il sound di “Dying To Live” non pecca di banalità; spesso, quando ci si approccia ad un’uscita di questo genere, c’è sempre il rischio di ascoltare qualcosa che puzza di “già sentito”. In questo caso Joel ha però saputo dare quel pizzico di freschezza alle canzoni tale da renderle godibili e degne di più ascolti. Ovviamente non bisogna aspettarsi nulla di innovativo, ma nemmeno un semplice e sterile insieme di riff ben riusciti.

Il cd è composto da 11 brani che spaziano dalle ballad ai giri più energici e aggressivi. Joel è accompagnato da numerosi ospiti (tra i quali Jeff Scott Soto alla voce e Vinnie Appice alla batteria), illustri colleghi che offrono un valore aggiunto ad ogni composizione. Il contributo dato dalle diverse esperienze passate e presenti del Nostro artista è innegabile; basti pensare a brani come “Changes” o “What You Believe”, ballate che non stonerebbero in un ipotetico album dei Whitesnake.

Alla voce si alternano due singer d’eccezione: Jeff Scott Soto e Russell Allen (frontman, lo ricordiamo, dei Symphony X). Ballate come le già citate “Changes” e “What You Believe“, insieme alla meravigliosa “Start Again” sono molto convincenti, ma i due cantanti danno il meglio di loro stessi nei momenti più hard rock: basti pensare a “Scream”, pezzo che merita il premio per “canzone da ascoltare in loop per i prossimi mesi”.

Siamo di parte, ammettiamolo, ma Jeff Scott Soto dimostra ancora una volta di possedere una delle ugole più belle dell’Heavy Metal, sebbene pure Russell Allen non sfiguri di certo al fianco dell’immenso (in tutti sensi!) Jeff: basti citare il primo brano “Say Goodbye To The Sun” o la title track “Dying to live” per finire con la preferita, “Never Say Never”.

Chi ama l’hard rock e le sonorità ottantiane, non dovrebbe assolutamente perdersi questo cd. E’ uno dei casi in cui un’artista, navigando da anni in acque ormai conosciute, riesce a muoversi con sicurezza anche senza avere come riferimento “porti sicuri” quali Whitesnake e Night Ranger. Addizionate la partecipazione di musicisti d’eccezione e non dovreste aver più scuse per non aggiungere questo “Dying To Live” alla vostra collezione.

Non un semplice album per nostalgici, ma un ottimo ascolto da intervallare ai grandi classici o semplicemente un’ottima occasione per conoscere Joel Hoekstra fuori dai progetti che lo hanno reso famoso.

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