Recensione: Edge of the Blade

Di Fabio Vellata - 29 Dicembre 2019 - 0:18
Edge of the Blade
Etichetta:
Genere: AOR 
Anno:2019
Nazione:
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77

Una buona intuizione per finire l’anno in scioltezza quella di Art of Melody, label in costante crescita che scova e mette sotto contratto i promettenti Blade Cisco, band formatasi a metà strada tra Reggio Emilia e Mantova la quale, dopo le consuete ed immancabili vicissitudini, riesce finalmente a raggiungere il traguardo dell’esordio discografico con “Edge of the Blade“.

Il quintetto tricolore, da sempre infatuato dalle melodie ariose ed immediate tipiche di Def Leppard, Bon Jovi, FM e Night Ranger, poteva del resto mostrare credenziali rispettabili e qualificanti non solo per il genere d’affiliazione – territorio prediletto dall’etichetta nostrana – ma, parimenti, anche per aver avuto tra i principali sponsor un elemento di elevato profilo qualitativo come Michele Luppi, eminente musicista nostrano di assoluto prestigio (Secret Sphere, Killing Touch, Vision Divine e soprattutto Whitesnake gli highlight di una carriera di massimo rilievo), che ha condiviso con i Blade Cisco un triennio in veste di bassista ed è, attualmente, il responsabile di missaggio e produzione proprio di questo debut album.

Interessante sin dalle prime battute, “Edge of the Blade” amplia ulteriormente la platea di buone band attive sul territorio nazionale in ambiti AOR, in virtù di una serie di brani in cui la miscela di atmosfere ottantiane, cori accattivanti e soluzioni orecchiabili si susseguono, dando origine ad un credibile e piacevole esempio di melodic rock vecchio stile.
È forse proprio lo stile volutamente “vintage” il limite primario di un disco che mette comunque sul piatto almeno quattro / cinque pezzi effettivamente sopra la media. Forse non ancora abbastanza per rientrare in un novero di effettiva elite del settore, ma più che sufficiente nel definire quanto è nelle possibilità dei cinque rockers, laddove ispirazione, songwriting e doti artistiche riescano a viaggiare all’unisono alla ricerca dell’armonia vincente.
Ecco quindi che una persuasiva parte centrale costituita da una serie di pezzi di buonissima fattura come “Rain Over Me” (top track del cd), “Life is a Lottery“, “Edge of the Blade“, “Hungry for Love” e “Grey”, dichiara quanto, senza rischio di smentite, ai Blade Cisco non manchi affatto il talento utile nell’elaborare hookline estremamente piacevoli, ricche di suggestioni americaneggianti, soprattutto evocative di uno scenario un pizzico nostalgico quanto affascinantissimo.
Echi di Richard Marx, Journey, Heartland ed FM si susseguono, rincorrendo soluzioni che avremmo visto perfettamente a corollario di una qualche pellicola del 1986: un effetto quasi sognante che proietta fuori dal tempo e trae linfa in particolar modo dal contributo fondamentale del tastierista / cantante Andrea Zanini, molto sicuro al microfono quanto indispensabile con le keys. È proprio il tappeto tastieristico, infatti – insieme all’ottimo seppur mai invadente lavoro delle chitarre di Valerio Franchi e Daniele Carra – a conferire quell’alone “tipico” che più di tutto rimembra e si connette con i migliori prodotti dell’airplay anni ottanta, ancorandosi in modo indissolubile, addirittura “romantico”, ad un’epoca che per il genere rimarrà per sempre un Eldorado ed il punto massimo di riferimento stilistico.

Come riportato, il taglio volutamente retrò potrà costituire un effettivo deterrente per una certa fascia di fruitori, ma rappresenta, senza dubbio, l’elemento caratterizzante che più convince di questo primo capitolo dell’avventura dei Blade Cisco.
Musica che accarezza amichevolmente le orecchie, non sconvolge classifiche o dati di vendita, ma può rappresentare, per quei sette / otto appassionati di materiale “eighties style” rimasti come il sottoscritto, un rilassante, garbato e valido approdo musicale in questa parte finale di 2019.

Applausi meritati.

 

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