Recensione: Finally

Di Fabio Vellata - 17 Maggio 2020 - 0:01
Finally
Etichetta:AOR Heaven
Genere: AOR 
Anno:2020
Nazione:
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60

Terzo album per i poco conosciuti Stoneflower, una band che potremmo velocemente descrivere come una delle tantissime realtà devote al rock melodico che affollano l’underground nordeuropeo.
Una storia con già qualche anno alle spalle, un buon numero di cambi di formazione e due punti fermi: il chitarrista Tom Sennerud – fondatore – ed il bassista Svenn Huneide, in organico sin dagli esordi.
A far corso dal 2003, il combo norvegese non si è tuttavia messo in mostra per una particolare prolificità. Un debutto edito per una minuscola label locale ed un secondo cd – “Destination Anywhere“, dalla pubblicazione del quale sono già trascorsi sei anni.
Insomma, non proprio una nome storico o determinante per lo sorti dello scandi rock.

L’idea di scovare l’ennesimo piccolo gioiello del sottobosco melodico proveniente dal freddo nord, ha tuttavia stimolato parecchio la nostra curiosità. Complice la biografia che, oltre a magnificare le doti del quartetto, ha furbescamente posto in evidenza l’acquisizione di un nuovo e talentuoso singer pescato dallo show Norwegian Idol.
Ed ovviamente, altrettanto corresponsabile anche la nostra personale predilezione per l’AOR westcoastiano suonato con classe e, soprattutto, cantato con personalità.

L’approfondimento del disco non ha tuttavia soddisfatto più di tanto le aspettative, offrendo piuttosto che l’ennesimo brillante esempio di scandi rock suonato con competenza e passione, una copia un po’ insipida dei tanti stereotipi e cliché che imperversano per il settore.
Disco senza infamia e senza lode, “Finally” è, infatti, quello che può considerarsi un mero riempitivo tra un ascolto di qualità e un altro. Un passaggio disimpegnato che non giustifica disappunti, ma pure non offre motivi di entusiasmo e non si lancia più in là di una equilibrata alchimia melodica capace di mettere in musica qualche brano radio-friendly ed un paio di momenti piacevolmente rilassati.
Nulla di speciale in buona sostanza: i musicisti sanno quel che fanno ed il nuovo frontman, John Masaki, ha buona espressività, timbro ed estensione. Le canzoni però sono spesso “deboli” ed anonime, oltretutto poco aiutate da una qualità dei suoni mortificante, tra le più scadenti ascoltate in tempi recenti.

C’è qualche sprazzo dotato di un barlume d’interesse: il brio di “Gonna let you Go”, le reminescenze dei Toto rilevabili con “Believing” e le atmosfere notturne di “Kaylee” non sono certo da buttare. Ma non è nulla che non sia già stato pensato, elaborato e inciso in un qualsiasi album degli AOR di Frédéric Slama, più e più volte.
Probabilmente pure con esiti migliori.

Insomma, spiace, ma “Finally” (“finalmente“), non è affatto un titolo azzeccato per questo nuovo album dei norvegesi. Certo si tratta di un ritorno in scena a distanza di sei anni. Ma dopo una militanza distribuita su più di tre lustri di carriera, ci si sarebbe forse atteso finalmente (esatto!) il salto di qualità.
Non è stato così e tocca esser sinceri. Purtroppo per gli Stoneflower lo scollinamento verso palcoscenici più estesi è decisamente rimandato: la limitata dimensione underground riservata a pochi eletti e “completisti” del genere è, ad oggi, ancora quella di legittima appartenenza. Di certo, la più adatta a descriverne potenzialità e caratteristiche salienti.
In futuro, chissà…

 

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