Recensione: Forfader

Di Manuele Marconi - 16 Aprile 2022 - 0:47
Forfader
Band: Glemsel
Etichetta: Vendetta Records
Genere: Black 
Anno: 2022
Nazione:
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65

La terra danese a volte si ricorda più per le sue succose carni o per famose serie tv, ma dimentichiamo che nel novero dello Scandinavian Black Metal rientri anche questa piccola penisola del Mar Baltico. Da essa, in particolare da Copenaghen, vengono i Glemsel, che dopo un EP del 2020 esordiscono con il loro primo full lenght, “Forfader”, sotto l’etichetta Vendetta Records. Il disco si presenta con una durata intorno ai 45 minuti, suddivisi in tracce con una durata media molto alta. Dopo una piccola intro, “Mod Afgrund” apre i giochi: classicamente black metal con un ottimo il riff portante, malinconico e cupo al punto giusto ed un’ottima dinamica. Dopo un terzo circa il brano si fa più tagliente per poi donare un suono più ricco e avvolgente, con un ottimo lavoro alla batteria. Il disco prosegue con “Savn”, che inizia con un insolito (quanto gradito) basso che introduce verso un pezzo che segue il leitmotiv di quello precedente, ma con una melodia di fondo più ondeggiante ed un basso in generale più evidenziato proprio dalle tonalità un po’ più variegate. Anche qui dinamica molto curata e ascolto molto piacevole. Fin qui il disco risulta davvero gradevole, ed è sorprendente il calo qualitativo che invece si ravvisa nella seconda parte del lavoro. Se con “Møntens Prædikant” si scende leggermente rispetto ai livelli precedenti, rimanendo comunque nell’ambito del comprensibile (non si possono fare album composti solo da hit), gli ultimi due brani rappresentano un suicidio compositivo non da poco, con la loro lunghezza rispettivamente di 10 e 11 minuti. Precisiamo, non è la lunghezza dei brani in sé il problema, quanto piuttosto se essa sia giustificata. Tolto “Det Gamle Må Vige” che sembra decisamente un pezzo fuori fuoco, la traccia conclusiva “Ansigterne” propone comunque ottimi spunti, che però sono eccessivamente diluiti in un contesto che avrebbe trovato la sua corretta dimensione intorno ai 5-7 minuti.

Da qualche parte bisogna pur cominciare, e non ci si può e deve aspettare un capolavoro all’esordio di un gruppo. “Forfader” sicuramente rappresenta un buon principio: le idee ci sono, testimoniate da una prima metà del disco ottima, ma vanno sviluppate in maniera forse più efficace, altrimenti si rischia di svilirle. Una buona produzione ed una generale buona qualità degli interpreti non possono compensare determinate mancanze.

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