Recensione: Galgenfrist

Di Alberto Fittarelli - 21 Marzo 2008 - 0:00
Galgenfrist
Band: Nortt
Etichetta:
Genere:
Anno: 2008
Nazione:
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70

La caratteristica fondamentale della musica è, per definizione, la sua
capacità di evocare scenari. Scenari di tutti tipi, si intende: anche quelli
che meno definireste con quel termine, anche e solo piccole scene di ribellione;
ma la grande musica, è un dato di fatto, mira a orizzonti più ampi. Nortt,
progetto danese su cui aleggia da sempre la giusta coltre di mistero, tenta,
spesso con successo, esattamente questo: dipingere uno dei grandi interrogativi
dell’uomo, la morte. Galgenfrist è di nuovo una sinfonia di
quello che davvero si può chiamare funeral doom, sfiancante all’eccesso,
risuonante di parti ambient fondamentali, con la loro lievità, per riempire un
suono statico, catacombale e profondamente maligno. 

Aggettivi che non butto certo lì a caso per fare effetto, ma che sembrano
essere stati sagomati per descrivere quello che è forse l’album più funereo da
Symphony III – Monolith
degli Until Death Overtakes Me di Van Cauter. Galgenfrist
è infatti un rintocco di campane a morto basato su una chitarra sempre in
arpeggio distorto, o comunque estremamente dilatata; su tastiere ambient che
fanno in realtà la maggior parte del lavoro, tessendo atmosfere oggi sempre
più rare da ascoltare; e su un rantolo di morte che appare solo sporadicamente,
per sottolineare quelli che sono i passaggi ideologicamente più vicini al black
metal estremo, quello le cui radici nordiche non sono mai marcite.

Diciamolo subito però: forse anche più di Van Cauter e della sua anima
nera, Galgenfrist è un ascolto estremamente difficile. A partire
dalla gelida Af Døde, che addirittura sembra fermarsi a metà per
ricominciare in modo diverso, al vento che introduce la più melodica, e prego
di prendere questa parola con le dovute proporzioni, Over Mit Lig, un
soffio di spiriti tra gli alberi spogli, fino all’emergere della voce di Nortt,
vero e proprio strumento aggiunto. 

Proprio perché difficilissimo, Galgenfrist è un disco che
trova in un minimalismo esasperato e in un ermetismo eccessivo i suoi limiti: in
pieno stile Avantgarde Music, anzi, forse oggi ancora di più che in passato,
questa release è fieramente elitaria, volta a un pubblico che non sarebbe
nemmeno giusto definire tale; “circolo” è il suo nome migliore, per
quanto in italiano suoni male: un gruppo ristretto i cui adepti non vedano in Galgenfrist
solo due riff lenti all’inverosimile e accompagnati da un rantolo, ma colgano a
pieno le immagini che evocano. 

Non sono sicuro, nemmeno dopo diversi e indisturbati ascolti, che quest’album
sappia sempre creare tanto, ma so per certo che la sfida che pone è quasi
eroica, in un pubblico metal – parola quasi fuori luogo per Galgenfrist,
per quanto l’estremismo metal ne sia il nucleo – che ha troppa fretta, oggi, per
soffermarsi a dovere su di un disco simile.

Alberto “Hellbound” Fittarelli

Tracklist:

1. Galgenfrist 03:41 
2. Til Gravens Vi 08:19 
3. Af Døde 07:11 
4. Kaldet 01:49 
5. Over Mit Lig 10:22 
6. Havet Hinsides Havet 10:53 
7. Hjemsøgt 04:56

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