Recensione: Gold Hunters

Di Andrea Bacigalupo - 27 Luglio 2019 - 15:05
Gold Hunters
Band: Lost in Pain
Etichetta:
Genere: Thrash 
Anno: 2019
Nazione:
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68

I lussemburghesi Lost in Pain proseguono la loro carriera, iniziata nel 2008, sfornando ?Gold Hunters?, terzo album disponibile dal 7 aprile 2018 ed autoprodotto.

Un lavoro pi che discreto, devo dire: un buon Heavy Metal moderno, con vampate Thrash anni ?90 non troppo feroci ma comunque aggressive, incentrato sul passaggio da ritmiche serrate ad altre pi aperte e melodiche e su una voce espressiva e chiara.

Si percepisce una tristezza ed una rassegnazione di fondo, data dalle tonalit grevi usate, ma anche la voglia di uscire dall?oscurit, con lampi di luce che squarciano il nero. E? anche evidente, senza per essere opprimente, una certa influenza verso il lavoro fatto dai Metallica post ?? And Justice For All?.

Fin qui niente di nuovo, i Lost In Pain non brillano per originalit ma neanche sono dei cloni. La loro personalit non scaturisce in pieno ma il tentativo di emergere palese, con un songwriting variabile che spazia un po? per tutto l?arco che questo genere ibrido riesce ad offrire.

Come si detto sopra, il punto cardine della band l?uso della ritmica, con l?irrefrenabile Luca Daresta che, pari ad un guerriero in battaglia, percuote la sua batteria sino allo sfinimento, dando ai pezzi la giusta dinamica. Gli strumenti a corda di Nathalie Haas e delle due asce Dario Raguso e Hugo Nogueira Centeno lo seguono senza timore, creando muri sonori di forte impatto per poi demolirli, dando cos spazio a sezioni melodiche avvincenti, evitando di cadere nella ridondanza del riff ripetuto all?infinito.

Lost In Pain 2018   450

Lo stesso Hugo Nogueira Centeno si occupa del cantato, con una voce pi che discreta, molto adatta al genere e di scuola James Hetfield, riesce a coinvolgere e a creare elementi di spicco senza strafare.

La parte solista valida e presente, anche se, tendenzialmente, viene messa un po? in secondo piano. Crea, comunque, la sua giusta parte di emozioni e non solo un riempitivo od una necessit per creare un momento di pausa.

Si spazia, dunque, da brani come l?iniziale ?Gold Hunters?, dall?attacco buio che anticipa un riff potente e cadenzato al quale seguono strofe angoscianti, trasformate in determinazione e carica positiva nel refrain, ad altre, come la seguente ?Mining for Salvation?, pi aperta ed orecchiabile, senza perdere di durezza.

?Revolt? esprime rabbia per mezzo di un tempo medio marziale e senza sosta, interrotto a met da una breve linea di arpeggi dal tenore rassegnato.

Passando per la potente ?Rebellious Protesters?, pestatissima, tagliente, a tratti veloce, a tratti cupa e pesante, si arriva a ?Burnout?, traccia complicata ricca di sfumature, troppe direi ? alla fine un vortice in cui ci si perde. Si pone comunque evidenza sull?assolo, dai toni quasi psichedelici, altro elemento indicatore della voglia di distinguersi del combo.

?A Word? un altro brano potente, che punta sull?orecchiabilit e sull?immediatezza, che porta ai due ultimi brani dell?album, vicini in scaletta ma musicalmente uno l?opposto dell?altro. ?God of Destruction? una semiballad, melodica ma dura e pesante nei toni (qui di nuovo l?insegnamento dei Metallica sull?effetto che hanno brani del genere sul pubblico viene fuori), mentre la conclusiva ?The Great Illusion? un bel Thrash veloce e potente che mette la parola fine nel modo giusto.

?Gold Hunters? non sar il disco dell?anno e non briller per originalit, ma non detto che una band, per essere ascoltata, debba sempre differenziarsi dalle altre con qualcosa di nuovo, soprattutto in un periodo storico dove stato gi detto praticamente tutto ed emergere non semplice. I Lost in Pain lanciano poi sul tavolo una carta rischiosa da giocare: quella di allacciare il proprio sound ad un tipo di Thrash, quello degli anni ?90, che per molti, all?epoca, non si dimostrata proprio una mossa vincente. Devo dire per che loro riescono a rendere il tutto interessante, ad eccezione di qualche sbavatura o qualche eccesso, che per ci sta. Diamo loro fiducia ed attendiamo cosa ci riserveranno per il futuro. Per ora il giudizio pi che positivo.

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