Recensione: Heaven Forbid / 40Th Anniversary – Agents Of Fortune – Live 2016

Di Francesco Maraglino - 15 Marzo 2020 - 0:01

La Frontiers Music continua nella sua campagna di riproposizione dei Blue Oyster Cult e dei loro album, in attesa del nuovo full-length di inediti della band.
Anche questa volta ecco arrivare, dunque, una doppia uscita, costituita da altri due interessanti tasselli di questo percorso di riscoperta.

Il primo è una particolare versione delle canzoni di “Agents Of Fortune”, il lavoro del 1976 che fece esplodere i BOC anche come fenomeno commerciale, grazie ad un singolo che tutti conoscono, (Don’t Fear) The Reaper, e ad un suono più pop dei precedenti.
Attenzione, però: non si tratta di una reissue, ma della testimonianza di un concerto live del 2016, che festeggiava proprio il quarantennale del famoso LP.
“40Th Anniversary – Agents Of Fortune – Live 2016” offre dunque, su CD, Vinile e DVD/Blue Ray, uno spettacolo  tenutosi il 18 Aprile di quell’anno  al  Red Studios in Hollywood, davanti ad una selezionata e fortunata platea di invitati.
La band ripropone in questa occasione “Agents of Fortune” da cima a fondo, sciorinando con la maestria e la classe di cui sono capaci Donald “Buck Dharma” Roeser, Eric Bloom ed i loro accoliti di questa occasione (ospite in parecchie tracce anche il membro fondatore Albert Bouchard), canzoni divenute veri e propri classici intramontabile del rock degli anni Settanta del secolo scorso.
Oltre all’iconica (Don’t Fear) The Reaper, citiamo in particolare la frizzante ed orecchiabile True Confessions, l’altrettanto accattivante This Ain’t The Summer Of Love, lo spaziale ed evocativo hard rock di The Revenge Of Vera Gemini e il dinamico hard rock/pomp di E.T.I. (Extra Terrestrial Intelligence).

Delle due uscite del mese, suscita forse però più curiosità ed interesse la seconda, rappresentata dalla reissue, rimasterizzata dal sempre benemerito Alessandro Del Vecchio, di “Heaven Forbid”.
Stiamo parlando, infatti, del tredicesimo album in studio dei BOC, uscito ben dieci anni dopo l’eccellente “Imaginos” e, pertanto, non tra o dischi più conosciuti e celebrati in assoluto della band.
E invece, lo riscopriamo oggi come un eccellente LP di hard rock ad un tempo classico ma non privo di una sua modernità (per l’epoca di uscita), capace di passare con scioltezza  dal potente rifferama metal di See You In Black al negroide, funky e trascinante sound di Damaged, dal gradevole,  chitarroso  pop di  Live For Me alla catchy e fantascientifica X-Ray Eyes, dall‘hard rock di Still Burnin’ agli arpeggi elettrici ed agli impeti e alle fughe epici e quasi prog/fusion di Harvest Moon.

“Heaven Forbid” si rivela, insomma, oltre vent’anni dopo la sua uscita, come un gran bel disco, che vede a tratti gli immarcescibili due boss sopracititati della band affiancati in qualche brano da gente come Chuck Bürgi (Rainbow, Brand X) dietro i tamburi e, in un brano, da Bobby Rondinelli (sempre Rainbow) ancora alla batteria.

Mentre ci godiamo questi due gustosi lavori, aspettiamo con curiosità le prossime mosse della Frontiers in questa meritoria opera di divulgazione della carriera di una band grandissima come i Blue Oyster Cult.

Francesco Maraglino

 

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