Recensione: Holodox

Di Andrea Bacigalupo - 2 Aprile 2020 - 0:01
Holodox
Band: Comaniac
Etichetta: metalworld
Genere: Thrash 
Anno: 2020
Nazione:
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80

I Comaniac, nome che deriva dall’unione delle parole company (compagnia) e maniacs (maniaci), sono nati in Svizzera nel 2010 da un’idea del drummer Cédric Isel e del chitarrista – cantante Jonas Schmid, appassionati del Thrash Metal di Overkill, Sepultura e dei conterranei Coroner.

La prima demo, dal titolo ‘Cowshed Demo’ (la ‘demo della stalla’, nome dello studio dov’è stata registrata) viene distribuita nell’aprile del 2012 ed ottiene, come risultato, l’attenzione del bassista Raymond Weibel e del chitarrista Dominic Blum.

La prima formazione dei Comaniac è, così, pronta ad assaltare i palchi europei e nell’estate del 2013 comincia a distribuire la seconda demo, ‘Tumor Troop’, che ottiene buoni consensi.

Intanto che l’esperienza live cresce, grazie al supporting-act di band di grosso calibro come i Coroner ed i Toxic, maturano anche le idee per dare forma al primo album.

Return To The Wasteland’ vede la luce all’inizio del 2015, promosso con concerti in parecchi paesi europei.

Nel 2016 Cèdric Iseò e Dominic Bloom dovono lasciare la band, presto sostituiti rispettivamente da Stefan Hàberli e Valentin Mòssinger.

Con tale nuova formazione i Comaniac si fanno prepotentemente notare all’edizione 2016 del MetalDays Sloveno (primo giorno, sul secondo stage) per poi entrare in studio di registrazione, pochi mesi dopo, per incidere il secondo Full-Length, ‘Instruction For Destruction’, pubblicato ad aprile del 2017.

Sudore, impegno e fatica vengono premiati: l’album viene giudicato più originale e maturo del debutto; in poche parole piace parecchio.

Nuovo album, nuovi concerti europei sia di supporto a nomi come Metal Church, Overkill e Death Angel, tra i molti, ma anche, finalmente, come Headliner per poi approdare, nell’estate del 2018 nel Paese del Sol Levante.

A questo punto il terzo album ci vuole: all’inizio del 2019 i Comaniac entrano nei New Sound Studio in Svizzera di Tommy Vetterli (Coroner).

Durante le registrazioni, però, Raymond Weibel si congeda  dalla band, sostituito da Joeh Strahler

Ed è con tale formazione che viene pubblicato ‘Holodox’, il terzo album distribuito via Metalworld dal 3 aprile 2017.

Holodox’, nome che, derivando dal prefisso greco ‘holos’ (intero) e dal suffisso ‘dox’ (opinione), indica la fissazione di chi crede di poter avere una risposta a tutte le domande, è un album dai toni forti e decisi usati dai  Comaniac per parlare di argomenti come la paura, l’angoscia della perdita o la ricerca utopica della perfezione.

Temi scuri e profondi urlati dritti in faccia per mezzo di sonorità Thrash robuste ed aggressive, intrecciate armoniosamente con linee melodiche di ampio respiro grazie ad una tecnica e ad una coesione artistica di alto lignaggio.

La collera esplode attraverso la voce caustica di Jonas Schmid, in più di un episodio accentuata da un inflessione Hardcore proprio per ribattere sull’importanza dei concetti espressi.

Il lavoro delle chitarre è estremamente articolato: lo stesso Jonas Schmid e Valentin Moessinger riescono ad amalgamare le crude ritmiche serrate e le cavalcate ‘lancia in resta’, che da quasi quarant’anni dettano le linee principali del genere, con passaggi melodici fuori dai binari ordinari ma sempre incisivi e sostenuti.

L’album è pieno di assoli pregevoli e ficcanti, di Twin Guitar che corrono agili, di bridge potenti e fraseggi assassini, elementi che evidenziano la dedizione della band nel volersi distinguere.

Elementi che si trovano anche nell’appassionato impegno svolto dal batterista Stefan Haeberli e dal bassista Joel Strahler: una sezione ritmica martellante, robusta ed in prima linea.

L’album parte schietto con la title track ‘Holodox’, veloce ed irosa, ulteriormente accelerata nel refrain e con un potente scontro tra basso e chitarre nell’interludio. E’ un avvertimento: i Comaniac non fanno prigionieri.

The New Face of Hell’ coinvolge con la sua ritmica bellicosa, il mutamento di tempo che passa dal veloce al medio con una doppia cassa che uccide e la sezione musicale rabbiosa e dura.

Art is Dead’ è una cavalcata nella notte, cadenzata, con strofe arroganti e determinate.

Passando per ‘Head of the Snake’, con un’andatura ritmica fuori misura, si arriva a ‘Narcotic Clan’, dal tiro sostenuto e a ‘Legend Heaven’, che parte nostalgica per irrobustirsi e trasformarsi in una brano pestato con un refrain allucinogeno ed isterico.

La furia disperata anima ‘Love and Pride’, dove le chitarre viaggiano lontano; E’ molto prezioso l’assolo finale. Ed ancora ‘Under the Gun’, nella quale il basso esce con prepotenza. E’ un ottima cavalcata con un pezzo narrato carico d’enfasi ed una chitarra che è una sega elettrica.

Chiude alla grande ‘Bittersweet’, che alterna momenti melodici tristi e scuri ad altri duri come la pietra dai toni accusatori. Una grande ritmica sostiene un assolo fuori misura, mentre il finale è affidato ai soli strumenti che, malinconicamente, accompagnano l’ascoltatore fino alla fine del disco.

Infine, la versione su CD contiene la Bonus Track ‘Alma Martyr’.

Holodox’ è un album maturo, personale ed assolutamente privo di banalità. I Comaniac dimostrano, con esso, di aver raggiunto alti livelli. Speriamo di vederli presto sui palchi, appena questo tornerà ad essere possibile visto il particolare e tremendo momento storico che stiamo vivendo. Per ora accontentiamoci di ascoltarli da casa, sul nostro stereo.

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