Recensione: How to Shroud Yourself with Night

Di Daniele D'Adamo - 26 Agosto 2022 - 0:00
How to Shroud Yourself with Night
Etichetta: SPV/ Steamhammer
Genere: Gothic 
Anno: 2022
Nazione:
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80

Sempre coadiuvato dal fratello paroliere Christopher, Oliver Nikolas Schmid, unico membro fondatore rimasto, prosegue il suo leggendario viaggio verso gli anfratti più nascosti dell’anima con i suoi Lacrimas Profundere.

Un viaggio che presenta sin da subito la difficoltà di dover ripetere il successo ottenuto con “Bleeding the Stars” (2019). A detta dello stesso Oliver, difficoltà superata non avendo forzato il songwriting ma, semplicemente, di avergli lasciato libertà di azione. E così, ecco “How to Shroud Yourself with Night”, tredicesimo album di una carriera che fonda le proprie radici nel 1993, anno in cui s’incomincia a intravedere l’ascesa irresistibile del gothic metal.

Gothic metal che, con il passare degli anni, ha subito una parabola discendente sino quasi a scomparire. Quasi. Poiché, negli ultimi tempi pare essere rinato grazie a band come gli svedesi Mister Misery, per esempio. Ma, anche e soprattutto ai Nostri, che dopo aver sperimentato approcci più soft, con il nuovo disco mostrano un’incrollabile volontà di rientrare, di vivere nei ranghi del metal.

Un metal piuttosto caleidoscopico poiché in esso, oltre al gothic, si possono udire echi di dark metal, melodic hardcore e post-rock. Il tutto, tenuto assieme da un’indubbia classe compositiva in grado di mutare i colori a seconda delle emozioni, colori pennellati da un’unica tavolozza, metafora del marchio della formazione teutonica. Unico e costantemente riconoscibile sia a livello di singoli brani, sia lungo la serie di full-length che, via via, si sono succeduti nei lustri.

Occorre anche osservare che tutto quanto sopra è frutto, anche, del lavoro di Julian Larre, scatenato vocalist delle due ultime opere, capace di interpretare le linee di competenza con varietà, freschezza e modernità. Un cantante, cioè, che si amalgama perfettamente alla musica, seguendone i sentimenti. Eh sì, poiché la presenza di inserti atmosferici, sommati al resto, donano all’LP quell’unica, irripetibile, ineguagliabile tendenza romantica retaggio del notissimo movimento artistico del XVIII secolo germanico.

Nascono così canzoni anzitutto come da definizione. Il che, a volte, come in questo caso, è cosa buona e giusta: il quartetto bavarese, pur sfiorando talune volte anche il doom, riesce a dare il meglio di sé nella classica forma-canzone del rock. Lineare, pulita, scoppiettante, dalla lunghezza attorno ai canonici quattro minuti. Il che non deve essere percepito come una carenza compositiva. Anzi, ciascun episodio vive di vita propria, avendo una sua identità precisa, risultando così sempre interessante poiché nettamente diverso da qualsiasi altro.

Ciò che rende il platter davvero intrigante, tuttavia, è la potenza emotiva del suo mood. Potenza che si sviluppa attraverso singulti melanconici (‘The Curtain of White Silence’), scatti di clamorosa melodiosità (‘Nebula’), ariosa ritmicità (‘In a Lengthening Shadow’), letale aggressività (‘Unseen’). In parole povere, ben lungi dal mortifero depressume che ha funestato la vita di formazioni passate. Quel che colpisce particolarmente, oltre al tutto, è la minuziosità con la quale sono stati elaborati i brani. Ascolto dopo ascolto, difatti, emergono particolari nascosti che, così, salgono a galla piano piano, aumentando, e non di poco, la longevità del CD.

“How to Shroud Yourself with Night” non cambierà la Storia del metal, presumibilmente. Però, si dimostra realizzato in maniera irreprensibile, senza pecche, senza nei, senza difetti. In primis grazie alla diversa orecchiabilità delle singole creazioni. Orecchiabilità che non scivola mai nello stucchevole o nel catchy da classifica.

Insomma, passano gli anni ma i Lacrimas Profundere mantengono sempre uno stato di forma invidiabile. Del resto, la classe non è acqua. E loro, di classe, ne abbondano.

Daniele “dani66” D’Adamo

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