Recensione: Icons of Evil

Di Stefano Risso - 25 Aprile 2007 - 0:00
Icons of Evil
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Genere:
Anno: 2007
Nazione:
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90

Era da aspettarselo. Dopo anni passati nelle retrovie del death metal, dopo
dischi di qualità che avrebbero meritato ben altra considerazione tra il grande
pubblico (Dawn
of the Apocalypse
su tutti), dopo l’exploit avuto con

Dechristianize
, i Vital Remains erano chiamati a porre il sigillo
di una carriera in continua crescita, a dare alla luce un disco in grado di
annientare la concorrenza, facendo avanzare i confini della violenza fatta in
musica. Icons of Evil è tutto questo, il coronamento di diciotto
anni passione e dedizione alla causa.

Le aspettative per un disco bomba c’erano tutte: la volontà della band di
superare gli ottimi risultati di Dechristianize, la produzione affidata
alle mani di Erik Rutan, il ritorno di Glen Benton dietro al
microfono, e le dichiarazioni altisonanti di Tony Lazaro durante le fasi
di lavorazione dell’album (“questo disco sarà il nostro Reign In Blood”).
Tutti elementi che avevano acceso negli appassionati un’attesa smodata e che
avrebbero potuto torcersi contro la formazione di Rhode Island, con il rischio
di caricare troppo i fan deludendoli con un’uscita sottotono. Ma Icons of
Evil
non delude, anzi esalta, fa urlare di gioia, fa sanguinare le
orecchie con un sound che si fa ancor più corposo e brutale rispetto al passato.
Tutto è espresso alla massima potenza e velocità… Dave Suzuki sempre
più distruttivo alla batteria, con una prova da applausi, chitarre
affilatissime, che sprigionano cattiveria in ogni singola nota, con un Tony
Lazaro
, mastermind della band, più ispirato che mai in fase di composizione.
Non ce n’è, mantenere alta la tensione in brani dalla lunghezza ben oltre la
media del genere, con la violenza inaudita espressa a più riprese dal combo
americano, riuscendo a
inserire ad arte i consueti break epici/melodici, è un qualcosa che riesce solo
ai grandi. E grandi i Vital Remains, per il sottoscritto, lo erano anche
prima di Icons of Evil, un lavoro che dovrebbe finalmente portare tutti gli
onori che meritano questi musicisti.

I Carmina Burana che aprivano Dechristianize hanno lasciato spazio a
un estratto del film “La Passione di Cristo” di Mel Gibson, come a
voler ribadire la dimensione ancor più dissacrante e brutale di questo disco.
Aspettiamo l’inizio del massacro fin quando Benton ci urla “Where is
your God now?”
, e a questo punto capiamo che il grande momento è arrivato…
Icons of Evil è un fiume in piena che assale subito l’ascoltatore con la
violenza e la classe propria dei Vital Remains, in cui alternano a
meraviglia frangenti schiacciasassi e passaggi evocativi che rappresentano
quanto di meglio i nostri riescano ad esprimere (al pari con Dechristianize,
il brano). Assoli, ripartenze al fulmicotone, vocals a dir poco poderose -meglio
inserite rispetto al passato nel cotesto dei brani e meno “filtrate”-, si
protraggono per tutta la corposa durata del platter, con Scorned e
Born to Rape the World
, semplicemente splendida (provate a trovare al giorno
d’oggi una canzone più intensa di questa). Ispirazione e cattiveria che piovono
dal cielo con Reborn…The Upheaval of Nihility, in cui si fanno strada
anche alcune parentesi acustiche che da un lato danno maggior respiro al brano,
dall’altro enfatizzano ulteriormente la brutalità che fa da contorno. La cosa
più sorprendente è che non si ha un solo secondo fuori luogo, un breve passaggio
a vuoto, un leggero calo di attenzione, interamente rapiti dalla ferocia di
pezzi come Hammer Down the Nails, Shrapnel Embedded Flesh, o In
Infamy
, meno costruiti e complessi ma altrettanto devastanti, con i nove
minuti abbondanti di ‘Till Death a portare anche nella fase finale
dell’album un po’ della maestosità della prima parte, con aperture melodiche
pregevolissime, stupendo nuovamente in chiusura con una bella cover di
Malmsteen
, Disciples of Hell.

A suggellare un disco strepitoso dal punto di vista musicale, va aggiunto un
artwork da urlo (curato da Kris Verwimp), a cui oggettivamente si può
obiettare solo la scelta del soggetto, e una produzione praticamente perfetta da
parte di Erik Rutan e dei suoi Mana Studios, sempre più a suo agio
dietro alla consolle e punto di riferimento per il brutal death ormai. Arrivati
al sesto album è giunto il momento per il duo Suzuki/Lazaro di
raccogliere i frutti di un lungo lavoro e con Icons of Evil
possono dire di aver composto un album che entrerà di diritto nella storia
futura del genere.

Stefano Risso

Tracklist:

  1. Where Is Your God Now
  2. Icons of Evil
  3. Scorned
  4. Born to Rape the World
  5. Reborn…The Upheaval of Nihility
  6. Hammer Down the Nails (mp3)
  7. Shrapnel Embedded Flesh
  8. ‘Till Death
  9. In Infamy
  10. Disciples of Hell

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