Recensione: Kaleidocity

Di Giorgio Giusti - 18 Novembre 2020 - 10:31
Kaleidocity [EP]
Band: Carlo Peluso
Etichetta: Autoprodotto
Genere: Progressive 
Anno: 2020
Nazione:
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80

Usiamo la solita auto per il viaggio quotidiano, la mattina poi non sempre hai voglia di aprire bocca, allora osservi in silenzio i soliti paesaggi, le solite persone e il solito traffico che scorre. Mentre tutto è nel silenzio più tranquillo, proprio ieri mattina qualcuno di noi ha aperto bocca: «Però che bello questo pezzo, che roba è? Chi sono, dove l’hai trovato?»

Due giorni prima della domanda ricevo una segnalazione a riguardo di una nuova uscita: Kaleidocity di Carlo Peluso. Si tratta di un musicista e compositore italiano e una nota segnala che il suo è un progressive rock strumentale. Kaleidocity è un EP con tre pezzi di media/lunga durata, ricchi di influenze illustri, che vanno da Pink Floyd, Yes, King Crimson, Camel e Genesis.

Dopo pochi minuti di ascolto mi incuriosisce, sento il bisogno di approfondirne il contenuto e penso che condividere questo con più persone sia il modo migliore per avere una visione più ampia e forse più obbiettiva di quello che i brani, uno dopo l’altro, cominciano a sverlare. Oggi per me guidare non sarà minimamente un peso. Diamo avvio all’EP…

Taxus Garden”  è il primo pezzo e si inizia alla grande, con tecnicismi, sperimentazioni, ci sono più influenze e in alcuni frangenti anche una controllata “cacofonia” che, così inserita, esalta il brano stesso rendendolo anche crudo e distorto. “Headquarter” è il picco dell’album, una lunga meravigliosa eclettica suite piena di fusion, jazz e mille altre sfaccettature: ascoltandola si ha l’impressione di essere all’interno del brano stesso tant’è la bellezza di questo pezzo trascinante e poliedrico. “Tianguis” chiude il lavoro ed è l’unico con parti vocali, i suoni sono ricchi, c’è feeling, la voce femminile è in sintonia con le melodie del brano con ancora cesellati virtuosismi nell’evoluzione del pezzo stesso.

Carlo Peluso realizza un EP con i controfiocchi, Kaleidocity è una suite di rock neo-progressive originale e articolata. Il nostro poliedrico autore è affiancato in formazione da Giovanni Peluso e Marco Fabricci, compone e suona davvero bene, merita la giusta considerazione e un grande riconoscimento.

Il mio viaggio è stato davvero gratificante, great job!

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