Recensione: Killer

Di Lazlow - 13 Luglio 2006 - 0:00
Killer
Band: Alice Cooper
Etichetta:
Genere:
Anno: 1972
Nazione:
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90

“I’m a gambler and I’m a runner
But you knew that when you lay down
I’m a picture of ugly stories
I’m a killer and I’m a clown”
“Desperado”

Premetto subito che quello che mi accingo a recensire è sicuramente uno album fondamentale per l’hard rock, nonché il capolavoro della decade settantiana di Alice Cooper.

Il padre del cosiddetto “shock-rock”, genere che univa atmosfere oscure e perverse (ma non prive di una certa ironia) alla carica tipica dell’ hard, dopo essere stato alla corte di Frank Zappa ( sotto la sua casa discografica escono i primi due album, “Pretties For You” e “Easy Action” ) ed aver successivamente sbancato le classifiche con “Love it to Death” ed il super singolo “I’m Eighteen”, continua la sua opera di ricerca del lato oscuro della vita con “Killer”, album simbolo del movimento shock e, per chi scrive, forse il punto più alto della carriera dello “Zio”.

Una batteria terremotante introduce la prima canzone ed è già storia:”Under my Wheels” è uno di quei pezzi che dal vivo non può mancare; la carica esplosiva del riff ,i testi irriverenti, l’accurato utilizzo dei fiati e la superba interpretazione vocale di Alice ne hanno fatto una vera hit che anche i profani di certe sonorità conoscono.

I tipici cliché rock’n’roll dominano la traccia numero due,”Be my Lover”.Il pezzo appare decisamente orecchiabile, e questo è forse il suo più grande pregio;a nche questa è tra le canzoni più celebri di Alice che spesso la ripropone dal vivo.

L’aspetto più complesso e geniale del gruppo emerge prepotentemente in “Halo of Flies”. Qui le atmosfere leggere lasciano il passo a soluzioni estremamente variegate,aggressive ed insieme psichedeliche. Su tutta la canzone aleggia l’ influenza di Zappa, la cui lezione è stata digerita dalla band che dà sfoggio di tutta la propria abilità; peccato che la track in questione non venga praticamente mai riproposta dal vivo proprio per queste sue caratteristiche.

La traccia più oscura e teatrale,nonché una delle migliori,dell’album è “Desperado”,canzone che parla di un killer e della sua vita. Inutile cercare di spiegare in parole quello che solo l’ascolto può dare: una chitarra acustica e una superba prova vocale di Alice,intensa e carica di pathos come non mai.

“You drive me nervous” e “Yeah Yeah Yeah” sono due gradevolissime canzoni hard rock, semplici e cazzone al punto giusto, ma che prese nel contesto di un album finora composto di soli capolavori perdono gran parte della loro bellezza.

Con “Dead Babies” si ritorna alle atmosfere oscure e malate in cui Alice è maestro: arpeggi malati,arie di morte,un giro di basso di grande effetto e pianti infantili costituiscono gli ingredienti dell’ennesimo capolavoro del platter in questione.

Il disco si chiude con la titletrack,una canzone che riprende le tinte progressive di “Halo of Flies”,ma che si dimostra ancora più oscura,sviluppandosi lungo 7 minuti di pura follia sonora
fatta di chitarre aggressive,una batteria ossessiva,rumori elettronici,organi da chiesa e litanie in latino.Non c’era modo migliore i chiudere questo vero e proprio manifesto dello shock-rock.

I pezzi di questo disco sono opera di un po’ tutta la band,che all’epoca si faceva aiutare anche da Bob Ezrin (uno dei produttori di maggior successo),anche se ho sempre ritenuto che le due anime del gruppo fossero Alice e Michael Bruce, chitarrista enormemente sottovalutato. Sicuramente Alice Cooper ha aperto la strada a moltissimi altri gruppi e la sua influenza si fa sentire ancora oggi su tantissimi musicisti.

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