Recensione: Legend of East Dan II

Di Elisa Tonini - 5 Maggio 2020 - 6:00
Legend of East Dan II
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Nel metal cinese l’incontro tra folk tradizionale e suggestioni futuriste si materializza negli Ego Fall, nei The Samans e nei presenti Frozen Moon. Nata a Jinzhou nel 2001 -e poi rinata nel 2018 – la band pubblica quest’anno il nuovo EP “Legend of East Dan II”.

Il lato oscuro dell’EP “Legend of East Dan”(2018) lascia perlopiù spazio ad un’orgogliosa regalità dorata, che riveste una sorta di mistura tra Nokturnal Mortum – per istinto melodico e complessità- e Sigh – per i curiosi spunti teatrali ed avanguardistici-. L’antica storia locale pare quindi filtrata e destrutturata dal caleidoscopio della modernità. In questo senso “Fond Dream” e “The Signs” sono probabilmente i brani più pazzi dell’opera, pervasi sia da un sapore quasi tecnologico che di una certa tensione spirituale. Il secondo brano ha, inizialmente, un non so che di videoludico, rammentando la tetra colonna sonora del Tempio dell’Ombra in The Legend Of Zelda Ocarina of Time.
Altra chiave di “Legend of East Dan II” è l’integrazione più consistente di un corposo e scoppiettante istinto heavy metal.
“Heyday of East Dan” definisce subito questo intento, anche grazie all’acuto e vibrante clean di Fan Bo (dei Vengeful Spectre), perlopiù autore di un variegato uso di scream e growl. La canzone colpisce, inoltre, per i virtuosismi delle chitarre e per la progressione robotica dall’aria doom -a tratti vicina ai Black Sabbath – incorniciati da una base luccicante ma misteriosa, sinuosa ma abrasiva.

 

In quanto a spirito minaccioso e cruento nell’opera risaltano “Collapse”- e specie – “Bloody Brotherhood”, pur mantenendo certamente uno spiccato ed elegante quid melodico. In particolare di “Collapse” affascina il breve ma autoritario coro dall’aura militare, incastonato in atmosfere robuste, eppure ruvide che sfumano nell’heavy e nel folk vorticosi. “Bloody Brotherhood” d’altro canto ha nel suo arco una speciale virata epica e maestosa.
“The Ode to the Fallen”, specie di outro strumentale che riprende la title-track del primo “capitolo”, si dispingue per il nitido uso degli strumenti tradizionali, senza dimenticare comunque un mistico battito cibernetico. Affascinante vena nostalgica che chiude degnamente l’opera.

Con “Legend of East Dan II” i Frozen Moon propongono un lavoro fuori dagli schemi ma contemporaneamente dotato di una certa coerenza e di una base tradizionale. La produzione sa conferire quando necessario una grande compattezza oppure la sensazione di una carezza sferzante. Un’EP di qualità molto buona, adatta per chi apprezza non solo il lato folk del metal ma anche quello dal sapore avanguardistico, senza sfondare nel nonsense.

Elisa “SoulMysteries” Tonini

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