Recensione: Lex Legion

Di Mickey E.vil - 12 Giugno 2026 - 8:00
Lex Legion
Band: Lex Legion
Etichetta: MNRK Heavy
Genere: Heavy 
Anno: 2026
Nazione:
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85

Qualche tempo fa sui canali social di Andy LaRocque e Pete Blakk continuavano a comparire foto in studio dei due chitarristi, talvolta insieme al batterista Mikkey Dee e al bassista Hal Patino. Con messaggi criptici del tipo: «Qualcosa sta succedendo». Naturalmente un invasato di King Diamond come il qui presente già faceva voli pindarici circa un ritorno della line-up che ha dato vita ai capolavori Them e Conspiracy! E invece…? Potrà sembrare assurdo ma potremmo esclamare: «Meglio ancora!».

Questo perchè, detto in tutta onestà, ogni singolo brano presente sull’album di debutto dei neonati Lex Legion (intervista qui) è un’incredibile gemma di hard’n’heavy melodico, tecnico e potente – a mio avviso qualcosa di meglio confezionato rispetto alle anticipazioni che abbiamo potuto sentire di The Institute di King Diamond. Qui c’è freschezza, una seconda giovinezza di musicisti che hanno donato instancabilmente la loro arte a nomi eccellenti come appunto il Re ma anche Scorpions e Motörhead – nel caso di Mikkey Dee. C’è la voglia di dimostrare che anche al di fuori delle corti dei giganti è possibile – a oltre sessant’anni – lasciare un nuovo entusiasmante segno nella scena metal odierna, non sempre all’altezza di quanto accadeva decenni fa.

Ma quanto è “presente” King Diamond, data la storia di questa formazione, in questo disco? Direi che lo è ma in maniera discreta, elegante, sottile. Possiamo percepire il suo fantasma negli assoli armonizzati di Pete Blakk e Andy LaRocque su ‘Sleep Eternally’, oppure nei vocalizzi fonetici (non quando c’è un testo da cantare), quegli «Ohhhh-oh-oh-oh» presenti su ‘Saviours’ che riportano alla luce le atmosfere di The Eye (il brano conclusivo, ‘Far Away’ pare essere un ideale seguito di ‘Insanity’).

Per il resto il coraggioso Nils K. Rue dei Pagan’s Mind si destreggia abilmente tra vocalizzi che non sfigurerebbero in un disco power metal o hard rock in stile Uriah Heep. La produzione del disco, firmata ovviamente da LaRocque ai suoi Sonic Train Studios, è potente, “rotonda” e cristallina allo stesso tempo e restituisce all’ascolto quel sound figlio degli anni Ottanta – facendogli però indossare un abito sonoro contemporaneo perfettamente in linea con i giorni che stiamo vivendo.

Tirando le somme, siamo di fronte ad un’ “operazione nostalgia”? Sì, naturalmente. Però condita da una passione pura, incontaminata ed onesta che sono sicuro trasparirà una volta che i cinque dimostreranno le loro doti su un palcoscenico. Spero tanto di essere sotto quel palco…

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