Recensione: Limbo

Di Alessandro Marrone - 27 Ottobre 2020 - 6:00
Limbo
Band: Gaerea
Etichetta: Season Of Mist
Genere: Black 
Anno: 2020
Nazione:
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85

Questo è un ottimo periodo per ascoltare black metal. Lo sostengo perché abbiamo la fortuna di aver vissuto la nascita della cosiddetta second wave, quella che sostanzialmente ha definito il ramo più violento e oltranzista del genere, ma anche perché stiamo navigando negli sconfinati mari dell’evoluzione, sorretti da una costante connessione con l’etere che ci sommerge di nuove uscite, parecchie delle quali meritano la nostra attenzione. E se il freddo sguardo del metal diabolico continua a proliferare nelle lande scandinave, abbiamo imparato che anche in paesi meno “scontati” c’è una vera e propria cultura che non attende altro che lasciare che la fiamma si scateni e illumini la notte. Grecia, Polonia, Francia e le più prevedibili Inghilterra e Stati Uniti, tanto per citare alcuni paesi che da tempo affollano il nostro catalogo black metal, con nomi che vengono ormai considerati veterani, senza però dimenticarsi di quelle terre selvagge che incarnano al meglio un lato atmosferico che trasuda una realtà difficile come quella Ucraina. Impossibile non lasciarsi trascinare dal doloroso lamento di gruppi a ridosso delle infinite e desolate terre dell’est Europa. Ma i nostri beniamini vengono dal Portogallo, si chiamano Gaerea e sono un quintetto senza nomi e senza volti, che appena due anni fa hanno dato vita ad un debutto a dir poco straordinario e intitolato Unsettling Whispers.

Passati ora al roster della Season of Mist, sono tornati con il tanto attesto seguito, un disco che ha l’enorme fardello di un predecessore praticamente perfetto e che si articolava tra brani che sembravano unire Mgla e Behemoth, offrendo un’esperienza però originale, atmosferica eppure mai ridondante. Insomma, Unsettling Whispers è stato uno dei capolavori del 2018, uno dei motivi per cui ascoltare black metal oggi sia dannatamente bello. Si intitola Limbo e dando una rapida occhiata alla track-list, composta da sole 6 tracce, comincia a definirsi di fronte a noi quanto i Gaerea abbiamo intenzione di mantenere alta l’asticella qualitativa della propria discografia. Un prodotto ragionato, maturo e che nonostante mantenga un cordone ombelicale con il debutto che ha permesso loro di essere consacrati sull’altare luciferino, differisce per un’atmosfera se possibile ancora più cupa, resa tale da come il quintetto non abbia fretta di inanellare strofe che portano ad aperture più melodiche e quindi a digressioni atmosferiche prima e veloci ripartenze l’attimo dopo, come se ci trovassimo nel malaugurato ventre di un oceano in tempesta e con nemmeno una stella ad osservarci dal nero di una notte senza luna.

Gli undici minuti di To Ain sono quelli che immediatamente ci afferrano, accentuando un ulteriore balzo in avanti in quanto a produzione, con una batteria che scandisce i numerosi cambi di tempo e le chitarre che disegnano quella malinconia che riesce a permeare i momenti più concitati e ammutolire la furia cieca quando i bpm diminuiscono e lasciano spazio al buio che fa correre l’immaginazione verso la successiva e violenta Null. Con altrettanta rapidità, Glare si insinua nei nostri timpani, mostrando come i Gaerea non intendano ammorbidire il proprio sound, anzi accelerano il passo e sembrano tributare il proprio omaggio ad una colonna portante del black metal della vecchia Europa, i Deathspell Omega. Il fatto di aver a che fare con brani dal minutaggio piuttosto lungo porta con sé numerosi vantaggi, soprattutto se non siete arrivati fin qui senza mai aver sentito parlare del combo portoghese. C’è infatti tutto il tempo per una costruzione che permette di giocare sul contrasto di arpeggi distorti e ritmiche velocissime, una straziante voce che detta le ordinate fila di un’orda nera che avanza e assale ogni tuo più intimo desiderio, non lasciando dietro di sé una distruzione fine a se stessa, ma gli inesorabili resti di qualcosa che è destinato a mutare, quasi trascinando al proprio seguito ciò su cui è passata sopra poc’anzi.

Si potrebbero usare le più disparate metafore per descrivere Limbo, in particolar modo la conclusiva ed epica Mare, ma preferisco sottolineare quanto quello che in fin dei conti è un disco musicale, riesca ad accendere e far sfogare un’innumerevole quantità di emozioni all’interno del nostro petto. A noi non resta altro da fare che lasciarci andare, farci afferrare e portare in quel limbo in cui nessuna immagine è definita, dove sviluppiamo una percezione diversa dei suoni e delle grida dei Gaerea, dove siamo toccati nel profondo e constatiamo ancora una volta come il black metal non sia qualcosa con cui trascorrere tre quarti d’ora o poco più, ma un vero e proprio viaggio psicofisico nel più profondo subconscio del nostro essere. Dischi come questo arrivano di rado, anche se per il gruppo portoghese si tratta di un bis a dir poco perfetto e che nei confronti del più diretto album precedente affronta il medesimo argomento da un’angolazione differente e per questo li rende complementari. Già, in attesa del terzo sigillo per una band che per me è già parte della storia.

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