Recensione: Lock, Stock & Barrel
La Storia dell’heavy metal e dell’hard rock, e ancor prima del semplice rock, ha usato e abusato della definizione di super gruppo, piuttosto che all star band.
Nomi altisonanti dal passato ingombrante che si mettono insieme, allestiscono una formazione, incidono dischi e qualche caso suonano dal vivo con continuità.
Talvolta con buoni risultati, ma molto più spesso no. Delusioni cocenti hanno accompagnato per anni acquisti – quando ancora la musica la si doveva comprare sul serio, per poterne usufruire – effettuati per il solo motivo che dentro quel gruppo vi era anche uno o più dei nostri idoli musicali.
Completamente diverso il discorso riguardo grandi personalità che formano una band con l’intento di dar vita a una gang vera e propria, come se iniziassero da zero. Ma si tratta di casi rari, la realtà ci ha proposto miriadi di progetti – nomignolo sì più nobile ma solamente sulla carta – ove prevale l’ego dei singoli, va a farsi benedire il concetto di canzone e ognuno dà spazio al proprio estro e alla supercazzola musicale dimenticando l’immediatezza e il fatto che il disco deve arrivare, in qualche modo, all’ascoltatore, per il tramite di composizioni degne di tale nome.
Nel 2004 tre London leatherboyz, gente con milioni di dischi venduti e che ha accarezzato le posizioni di rilievo delle classifiche quali Phil Collen dei Def Leppard (chitarra solista e voce), Simon Laffy (basso), già compagno di Collen nei Girl ai tempi della Nwobhm e nientepopodimeno che Paul Cook dei Sex Pistols alla batteria danno vita ai Manraze.
Lock, Stock & Barrel, questo il titolo del box set oggetto della recensione, racchiude tutto quanto pubblicato dal gruppo a eccezione dell’Ep Skin Crawl del 2005. Il prodotto esce per la Hear No Evil Recordings Ltd, una sussidiaria della Cherry Red Records e si accompagna a un libretto di 24 pagine con varie foto, il manifesto del loro UK tour del 2009 e la storia della band in lingua inglese narrata da Jerry Ewing di Classic Rock e Prog, allestita dopo recenti interviste con i tre protagonisti.
Nonostante i Manraze abbiano pubblicato soli due album all’interno della loro traiettoria artistica, il cofanetto si compone di 5 Cd. Il loro esordio, Surreal del 2008, vide la luce per VH1 Classic Records raccogliendo Osanna sia negli Stati Uniti che nel Regno Unito, ove vennero accostati a giganti quali Police, Foo Fighters e The Clash. Nel 2011 è la volta di Punkfunkrootsrock, titolo mutuato da una dichiarazione di Cook riguardo il tipo di musica composto dalla band.
Gli altri tre Cd racchiudono operazioni per completisti impenitenti (Instrumetals, Cd 3 e Unreleased & Unleashed, Cd 5) e una chicca come Live & Unplugged (Cd 4), lavoro all’interno del quale sono racchiusi brani tratti da tre diversi concerti con l’aggiunta di sei pezzi acustici nel finale.
Difficile definire la proposta musicale dei Manraze, se non salomonicamente rock eclettico. Dentro Surreal e Punkfunkrootsrock convivono moltitudini di anime diverse, figlie delle varie influenze dei tre componenti che massimizzando il concetto sfociano dentro un coacervo di classe costituito da rock, punk, hard rock, rock’n’roll e reggae. Da sottolineare la presenza della cover di “Fire” di Jimi Hendrix.
Proprio in virtù di tale eterogeneità Lock, Stock & Barrel può costituire una modalità diversa di fruizione, una volta tanto lontana da urla disumane, chitarre distorte e sezioni ritmiche a carrarmato. Che poi i Manraze si possano definire un super gruppo a tutti gli effetti sta a chi si pone all’ascolto e riesce ad apprezzare quanto da loro realizzato, decidere…
Stefano “Steven Rich” Ricetti
