Recensione: Macro

Di Tiziano Marasco - 30 Dicembre 2019 - 10:40
Macro
Band: Jinjer
Etichetta:
Genere: Metalcore 
Anno: 2019
Nazione:
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70

Milioni di visualizzazioni su Youtube. Centinaia di migliaia di follower su Instagram (per la singer). Una attività live senza requie e con prestazioni di ottimo livello che fanno parlare di sé in lungo e in largo. La stella degli ucraini Jinjer si è accesa all’improvviso e la loro fama è in costante, rapidissima crescita. I motivi che stanno dietro a questa fama, raggiunta in appena tre dischi e un Ep è in buona parte meritata e molti dei motivi li abbiamo già elencati.

Ora con “Macro”, quarto full length che ci troviamo a recensire per vari motivi con un certo ritardo, per il gruppo di Donetsk sembra essere giunto il momento della definitiva consacrazione.

Bisogna dire che questo album costituisce un discreto passo avanti rispetto al predecessore “King of Everything”. Questo in particolare per quanto riguarda la solidità compositiva. Il gruppo da ordine alle varie influenze che animano la proposta sonora e presenta nove tracce molto compatte, brevi ed omogenee dove l’anima feroce e quella melodico-ricercata convivono con buona naturalezza.

C’è da dire che i Jinjer migliora soprattutto per quanto riguarda la seconda di queste anime, mettendo in mostra linee di buon livello. Si segnalano quelle vagamente reggaeggianti di “Judgment (& punishment)”, si notano subito quelle di “Retrospection”, soprattutto perché sono in russo (è russo, non ucraino, almeno su questo siamo tranquilli). Sono poi molto buone le atmosfere prog-jazz di “Home back”, sicuramente tra i migliori episodi del disco. Venendo poi alle parti violente, si nota senza dubbio un maggiore equilibrio rispetto a “King of everything”. In “Macro” la voglia di strafare del disco precedente, che naturalmente scaturisce se si dispone di un talento tecnico dirompente come nel caso dei Jinjer, è tenuta sotto controllo. Non ci sono cambi di velocità forzati, né si susseguono a velocità sostenuta come spesso accade nel prog e nei suoi numerosi derivati.

Fatto sta comunque che l’anima aggressiva dei Jinjer più di tanto continua a non graffiare. Tutto è al posto giusto, un po’ troppo al posto giusto. E in secondo luogo, sa parecchio di già sentito. Di fatto per il successo degli ucraini vale una legge che sta divenendo sempre più imperante nel mondo di oggi – non solo nella musica – ovvero la regola che “il marketing conta parecchio”. Se ne potrebbe scrivere a lungo, ma forse è meglio farlo in separata sede e in maniera più ampia (non sarebbe la prima volta che lo faccio).

Sta il fatto che gli ucraini non portano molto di innovativo nel panorama del djent-gothenburg-metalcore, se non alcune clean vocals femminili originali e una frontwoman davvero carismatica e in grado di catalizzare l’attenzione. Sono poi molto bravi a mettere tutto al posto giusto, esattamente dove il pubblico se lo aspetta. Che il marketing aiuti, i Jinjer lo han capito (tanto nei live quanto su Instagram). Probabilmente anche meglio di loro lo ha capito la Napalm, che aggiunge al suo rooster una band che piace a moltissimi e prosegue il suo spedito cammino verso il divenire una major del mondo metal. Detto questo, rimane il fatto che “Macro” è un disco solido che mette in mostra un’accresciuta maturità degli ucraini, sia per quanto riguarda il livello compositivo che per la raffinatezza delle melodie. Le basi presenti sono dunque già buone e le speranze di ulteriori miglioramenti futuri più che concrete.

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