Recensione: Merciless Strike

Di Nicola Furlan - 2 Agosto 2020 - 8:30
Merciless Strike
72

Gli Amorphia arrivano dall’India, dalla regione del Kerala se vogliamo essere precisi. E lo vogliamo volutamente in quanto suonare metal in India non è proprio una passeggiata data la povertà e le relative priorità a cui la gente deve fare fronte giornalmente. Penso che pure trovare una sala prove sia una impresa titanica. Certo, il Kerala è la regione più ricca, per cui qualche opportunità il nostro terzetto la ha avuta… e la ha saputa sfruttare al massimo. Il nostri suonano un thrash metal old-school. Tornano alla mente Kreator e i Sodom del primo periodo ovvero brani con un riff ben identificato su cui ruota tutta la personalità del brano. Moltiplicate questo riff per otto e avrete un album di otto brani di personalità, ben suonati, ben prodotti e ben impreziositi da sezioni soliste di discreta fattura. Judgement Day in particolare potrebbe riassumere la filosofia della band per cui, se volte darci una ascolto questo è probabilmente il pezzo meglio riuscito, mentre se volete farvi investire da un massacro di ferocia puntate alla title-trask ‘Merciless Strike‘. Diciamo che a livello compositivo ci siamo se consideriamo che qui non ci sta nulla di nuovo, ma viene ben omaggiata la memoria del passato. La produzione è buona considerato il mood da garage che deve far emergere. A questo punto l’unica cosa che spero per gli Amorphia è che siano dei figli di papà (e in India chi è figlio di papà fa la bella viota!) con la possibilità quindi di imbarcarsi in tour per far sapere al mondo che il thrash è davvero senza confini.

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